Le tante madri di Farzana Shoaib.

Tutto é iniziato per caso. Anni fa una sua vicina di casa in età avanzata si trovò abbandonata ed isolata, lei si prese cura di lei offrendole assistenza e compagnia. Poco per volta la voce si é diffusa e sempre più donne si sono rivolte a lei in cerca di aiuto. Così dal nulla con i pochi suoi risparmi a Karachi, in Pakistan, ha creato una casa di accoglienza per donne anziane sole ed abbandonate. Ma le difficoltà materiali incombono e serve aiuto.

traduzione di  Patrizia Cordone, maggio 2018.

Circa diciotto anni fa Farzana Shoaib si é trasferita a Karachi per aiutare sua figlia a prendersi cura dei suoi bambini piccoli. Ma con il passare del tempo la situazione si é complicata a causa delle modeste condizioni economiche con il rischio di perdere la sua casa assieme al bisogno di sentirsi più utile. Quando un giorno accadde qualcosa. Fatima, un’anziana signora sola e sua vicina di casa, cadde e rimase ferita senza soccorso, né cibo per quattro giorni. Fu aiutata proprio da Farzana Shoaib, che l’ha portata in casa sua assistendola fino alla sua scomparsa per tre anni e mezzo. Poi arrivarono altre due donne alla ricerca di aiuto e di un tetto, allora lei ha compreso la necessità comune ad altre e la gravità della situazione. Ha attinto dai suoi risparmi per fondare la “Bint-e-Fatima Old Home Trust“, una casa di accoglienza inizialmente per cinque-sette donne. Oggi sono quarantacinque le donne ospiti, a cui provvede con dei servizi di base di alloggio, di cibo e di cure mediche. Ma l’aspetto più importante riguarda il senso di appartenenza e di comunità, che si é sviluppato tra loro, tra queste donne anziane, le quali altrimenti avrebbero vissuto senza casa oppure trascurate, da sole, senza cure, malate e povere. Tutto ciò é svolto da Farzana Shoaib con grande generosità, anche se non mancano alcune difficoltà materiali per le spese vive di gas, acqua, affitto e tasse soltanto per nominarne alcune: “non facciamo affidamento sulle donazioni, ma siamo molto fortunate a sopravvivere su ciò che otteniamo dalle famiglie di alcune nostre ospiti-residenti, ma non tutte“. Infatti per alcuni familiari si è trattata di una soluzione-delega, anche per loro parenti certo in età avanzata, ma ancora capaci di prendersi cura di sé autonomamente ed ancora peggio disinteressandosi poi ad andare da loro in visita, men che mai a contribuire economicamente. Tuttavia da donna religiosa lei si consola convinta di adempiere al suo dovere di aiuto. Desidera soltanto, che le donne anziane dappertutto siano curate meglio e spesso fornisce qualche consulenza alle famiglie con la speranza, che rimangano insieme, se possono aiutarle. In caso contrario è sempre disposta a fornire loro una casa: “sono contenta, che le persone imparino a conoscere Bint-e-Fatima,  fornirò sempre le migliori cure possibili per queste donne, perché ora sono come mie figlie”. Tuttavia Farzana Shoaib – che i residenti e lo staff chiamano “Ammi” – esorta coloro che possono fare qualcosa al riguardo, per non trascurare i loro doveri, così come non trascura quello che ora considera suo. Mentre sempre più persone sono informate dell’attività di B.F.O.H.T., lei spera che questa consapevolezza non vada sprecata: “tutte-i devono fare la loro parte di giustizia“. Lei spera, che i giovani possano alzare la voce e prendere l’iniziativa. Lei dà l’esempio dell’esercito di Robin Hood, un servizio che lei trova lodevole per la distribuzione di cibo in eccesso dai ristoranti alle persone meno fortunate. Crede, che il primo passo per realizzare qualsiasi tipo di cambiamento sia vedere in prima persona il lavoro svolto. Questo è il motivo per cui incoraggia una politica della porta aperta in B.F.O.H.T., chiunque è invitata-o a visitare tra le ore 09:00 e le 17:00. Si spera, che questa trasparenza porti a persone disposte a dare una mano per il sostentamento di queste donne. “Fate qualcosa per le vostre madri“, sono le parole di congedo, che Farzana Shoaib desidera condividere.

traduzione di  Patrizia Cordone, maggio 2018.

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