Leggere con consapevolezza

Tutti sanno leggere, no? No.
Non è così scontato. Scorrere le parole e capirne il senso è, forse, una cosa che in molti sanno fare. Avere consapevolezza di ciò che si legge è, invece, una cosa molto diversa.
Cosa ci sta mostrando l’autore? Ci sta dicendo qualcosa?
Perché sceglie queste parole e non altre? Perché mostra questi gesti?
La letteratura è un artigianato di precisione: il cesello toglie quello che non serve e mette in risalto il necessario. Se un personaggio si lava i denti – cosa che tutti facciamo più volte al giorno e che, quindi, si rivela essere atto necessario nella vita reale – deve voler dire qualcosa, deve avere un senso all’interno della narrazione. Altrimenti non se li deve lavare, cioè non deve essere scritto.
Le azioni che non sono presenti nel testo sono, perciò, non ‘avvenute’.
Se due personaggi si conoscono si può intuire che serva alla narrazione. A volte, però, si inserisce un personaggio solo per mostrare un atteggiamento del protagonista o per far balenare una possibilità. Tutto deve essere misurato sul metro della storia che dobbiamo raccontare.
Se chi desidera scrivere, chi vuole mettersi alla prova con la scrittura, non nota queste cose (e molte altre) durante la lettura, non desidera davvero misurarsi con la letteratura.
Non sto parlando di ‘pubblicare’ ma di ‘scrivere’.
Immagino che i presenti siano tutti lettori consapevoli. Ma non è così scontato come immaginiamo.
Che ne pensate?

*l’immagine è di Comfreak che ringrazio :)

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