L’Emilia-Romagna: una roccaforte di ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra

“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.” (Paolo Borsellino)

Piovra: mai miglior metafora è stata usata per descrivere la penetrazione mafiosa nei vari tessuti sociali ed istituzionali del nostro Paese e non solo. Un’infiltrazione che si conferma sempre più radicata ed in crescita, nonostante tempo fa sia già stato lanciato un allarma poi rimasto inascoltato. E i tanti luoghi comuni o descrizioni consuetudinarie che continuano ancora ad oggi ad isolare il fenomeno mafioso alle aree di antica origine decadono automaticamente, piegate da una realtà brutale e spietata: questa è l’Emilia-Romagna, un tempo oasi felice e simbolo del benessere, negli ultimi anni terra di mafia.

24 Luglio 2015, Rimini: l’ “Osservatorio provinciale sulla criminalità organizzata” presenta un suo agghiacciante rapporto dal titolo fin troppo eloquente: “’Ndrangheta, Camorra e mafia siciliana in Emilia-Romagna (2010-2015)” [visionabile al link http://www.legalita.rn.it/wp-content/uploads/2015/07/mappatura-famiglie.pdf ], che conferma ancora una volta l’ingente penetrazione mafiosa in questi territori e ci offre una mappatura delle principale “famiglie” che gestiscono i tanti traffici illeciti che avvengono in questa regione. Nell’ultimo quinquennio si è visto “sempre più profilarsi l’ipotesi di una sorta di colonizzazione per la ‘ndrangheta, mentre per la camorra e per la mafia siciliana le analisi compiute profilano scenari diversi”. Le ‘ndrine calabresi sarebbero dunque le cosche più radicate in queste aree, grazie al controllo del gioco d’azzardo, così come degli appalti e dei trasporti: nel rapporto si legge espressamente che “Le ‘ndrine calabresi sono le più attive, in particolare nell’Emilia occidentale e nell’area bolognese”.

Tuttavia, come già documentato, anche la camorra è “molto radicata, anche se non ai livelli della criminalità calabrese, nel territorio dell’Emilia Occidentale con una netta predominanza del clan dei casalesi, in particolare le fazioni Schiavone e Zagaria”, ma “anche nella zona romagnola e nella Repubblica di San Marino”.

Come precisa un eccellente articolo pubblicato lo scorso 24 Luglio dalla rivista “Narcomafie” [consultabile al link http://www.narcomafie.it/2015/07/24/emilia-la-mafia-e-ovunque/ ], il rapporto dell’Osservatorio illustra anche come le attività di ‘Ndrangheta e camorra hanno portato ad un significativo calo del modus operandi che caratterizza le “mafie tradizionali”, constatando come sia “’scemata’ la presenza di Cosa nostra, forse ‘anche a causa delle azioni di contrasto a livello nazionale’. A livello di Romagna, nel ravennate sono attivi in particolare i Casalesi sulla droga e la ‘ndrina Femia sul gioco d’azzardo. In quella di Forlì-Cesena presenti sia i Casalesi sia i Forastefano per la ‘ndragheta, dediti alle estorsioni e attivi nel settore dei trasporti. Infine in provincia di Rimini ai Casalesi fanno compagnia altre famiglie camorriste come i D’Alessandro e Di Martino, i Mariniello e i Vallefuoco, a fare affari con il gioco d’azzardo, le estorsioni, l’abbigliamento e gli hotel; ma anche ‘ndrine attive nello spaccio, negli immobili e nei bar e ristoranti.”

Andrea Gnassi, Presidente della Provincia di Rimini, commenta lo spaventoso rapporto affermando:

La lotta alla criminalità e a tutte le mafie la si fa anche promuovendo conoscenza e consapevolezza”, definendo quindi il lavoro documentale “indispensabile e insostituibile perché, oltre a mettere in rilievo il disegno di una ragnatela devastante fatta di collegamenti altrimenti poco visibili, incide proprio sulla cultura e sulle coscienze. Sapere è l’anticamera di reagire”.

Oltre a fornirci dati precisi ed inequivocabili, il rapporto ci conferma anche il crescendo esponenziale di affermazione della presenza mafiosa in certi territori, dimostrando come gli allarmi lanciati più volte da inchieste giudiziarie e giornalistiche siano stati puntualmente ignorati: il solito circolo vizioso tra economia e mafia che diventa sempre più un’emergenza non più rimandabile. Non mi stancherò mai di ripetere che, prima di tutto, serve una formazione alla cultura della legalità: si muore perché le mafie godono del benestare di alcune branche dell’imprenditoria nell’avvelenare territori sempre più vasti. I tentacoli della criminalità organizzata raggiungono ogni angolo del nostro Paese e non solo: quando le Istituzioni inizieranno ad agire con i fatti, partendo proprio dal ripulire le Istituzioni e quindi la politica da ogni forma di contaminazione criminale, compresi i tanti silenzi-assensi?

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