L’INTERVISTA / Sandro Piano (Lista Popolare X Sesto): “Abbiamo davanti una crisi senza precedenti, dobbiamo lavorare per riunire le forze in un progetto politico sullo sviluppo della città”

 

di Francesco Pontoriero

Ironico, disincantato, intelligente fa della passione politica il suo impegno civile. Da sempre in prima linea nella difesa dei diritti civili, fu tra i primi in Italia a presentare un’articolata proposta per l’introduzione del registro delle unioni civili. Alessandro Piano, Sandrino per amici e conoscenti, è uno dei politici sestesi con più esperienza. Pacato ed equilibrato è benvoluto anche dagli avversari, che gli riconoscono tranquillità, educazione e grande  competenza.

  Lo incontriamo dopo che ha fatto la sua “solita corsetta” di un’ora nel Parco Sempione di Milano e prima della sua giornaliera lezione d’inglese. Con lui, attuale consigliere comunale della Lista Popolare X Sesto, definita la civica più politica presente in Consiglio comunale, che conta un passato di consigliere di opposizione arricchito successivamente dalla presidenza di una società pubblica (Energie Locali) dove, a detta di tutti ottenne importanti risultati e dalla partecipazione per poco più di un anno come assessore nella giunta Chittò,  tentiamo di affrontare la situazione politica sestese dopo la storica sconfitta del centrosinistra del luglio dell’anno scorso, che ha portato Roberto Di Stefano a diventare sindaco di centrodestra alla guida della città e alla luce degli ultimi avvenimenti.

– Che giudizio dà di questa esperienza, ormai di quasi dieci mesi della giunta Di Stefano anche e soprattutto dopo le clamorose dimissioni del vicesindaco Caponi, che seguono di qualche giorno quelle dell’assessore Tittaferrante? Ormai la maggioranza che ha portato il centrodestra alla guida della città non esiste più?

Ci troviamo difronte ad una crisi politica senza precedenti per la città. In pochi mesi è successo di tutto. Abbiamo avuto una giunta che si è retta sugli spot e sulla propaganda politica. Tante accuse alle vecchie amministrazioni, nessun progetto per la città. Hanno prodotto solo un impoverimento politico e culturale, che sarà difficile recuperare. Hanno generato aspettative, sapendo di non essere in grado di mantenerle. Quella che fu la maggioranza, era solo numerica, scarsamente assortita, assolutamente incapace di amministrare. Sono certo che se i nostri amministratori fossero stati chiamati a fare un tema sul futuro della città, avrebbero consegnato il foglio in bianco. Dei veri dilettanti allo sbaraglio”.

  – Cosa pensi che accadrà, dopo l’uscita di Caponi?

Una cosa è certa, ed è sotto gli occhi di tutti. La maggioranza che ha vinto le elezioni non c’è più; si è disintegrata. Di Stefano potrà anche continuare a fare scouting tra i consiglieri, e tentare di rimanere  a galla. Ma sarà sempre più debole e la sua sarà un’amministrazione che tira a campare. Certamente è impensabile andare avanti così per altri quattro anni”.

– Caponi paga uno scotto enorme. La sua, la coalizione più forte, in pochi mesi si è disintegrata. Migliaia di voti che oggi non contano niente.

Caponi ha perso appeal e consenso. Paga l’inesperienza e soprattutto la scelta di abbracciare la causa di Di Stefano, consentendo la nascita di una giunta di destra estrema. Il suo civismo è morto il giorno dell’apparentamento. L’unica scelta che gli rimaneva da fare, per ridare dignità al suo movimento e speranza ai tantissimi, che gli hanno creduto e dato fiducia, era quella di smarcarsi  da questa giunta. Mi auguro che questo smarcamento lo sia fino in fondo e che compattamente i consiglieri di Sesto nel Cuore, lo seguano. Certo per Lui, quella consumata è una vera e propria sconfitta, un tremendo ko che lascerà il segno. Il rischio per Lui,  è che non si riprenda più”.

– Lei prima ha parlato di mancanza di strategie politiche della città da parte dell’attuale giunta e di ciò che resta. Può brevemente indicarci quali sono le sue proposte? 

“Innanzitutto riprendere ad ascoltare la città non con i post e i selfie di propaganda, ma con la sollecitazione di tutte le forme associative organizzate, ed essere parte importante del cambiamento. La trasformazione delle aree Falck, non può avvenire per spot senza un quadro di riferimento, deve integrarsi con un disegno urbano di tutta la città. La città della salute rischia se non inserita correttamente nel tessuto urbano, nella rivisitazione della viabilità e della mobilità, ma dello stesso piano Falck, di provocare più danni  che vantaggi. E’ inconcepibile aver approvato passivamente la destinazione del T5 a centro commerciale di circa 73mila mq, senza dialogare con Cinisello che sta triplicando l’Auchaun aldilà della ferrovia, ma cosa ancora più grave di tenere ancora li ferma la convenzione sulla seconda parte del Vulcano ormai urbanisticamente superata, che andrebbe inserita nel contesto di sviluppo dell’intera area. Se c’è una cosa da fare e con urgenza, questo sì, è mettere mano al progetto che le novità esterne ed interne rischiano di farlo diventare vetusto prima della sua realizzazione. Su questo si gioca il futuro di Sesto e non solo, mi sembra che questa amministrazione non sia per niente attrezzata ad affrontare questi problemi. Le do solo un dato, la costruzione del centro commerciale sul T5, da solo comporterà la realizzazione di 7.500 posti auto, a cui vanno aggiunti quelli della città della salute, quelli che attualmente si riversano al Vulcano, e quelli che attraversano viale Italia in direzione Nord – Sud. Uno scenario apocalittico. Altro che città moderna e bella da vivere. Queste cose le dicevo anche due anni fa”.

Lei disegna scenari politici importanti, come pensa di affrontarli? Quale futuro immagina per la Lista Popolare x Sesto? Lei al ballottaggio si schierò con la Chittò scegliendo il centrosinistra, cosa ritiene sia necessario ?

“Ricominciare da quell’area, che penso che a Sesto sia ancora prevalente culturalmente, socialmente e anche come sensibilità politica. Compito nostro della Lista Popolare x Sesto è quello di contribuire a rafforzare quell’area. Il punto centrale da cui partire resta il PD, con l’auspicio che torni ad avere una vocazione maggioritaria. Va rivisitato il rapporto che i socialisti e radicali di Sesto, area a cui da sempre mi richiamo, debbono dare alla crescita del Pd e del centrosinistra. Abbiamo radici profonde che oggi fanno fatica a riconoscersi in quest’area. Non dobbiamo trascurare quella gran parte di elettori storicamente di sinistra che avevano scelto  l’astensione o Sesto nel Cuore e le liste di Caponi. Lo dobbiamo fare a maggior ragione oggi, di fronte alla sconfitta dell’ex vicesindaco ed evitare che la delusione porti questi elettori, alla stanchezza e alla disaffezione per la città.  Dobbiamo lavorare per essere il loro punto di riferimento all’interno di un progetto politico più ampio”. 

Traducendo dal linguaggio politico, possiamo affermare che Lei e il suo movimento ipotizzano un ingresso nel Pd?

Questo è uno dei percorsi politici che anima il dibattito al nostro interno e su cui è in corso una riflessione anche alla luce delle vicende nazionali. Dobbiamo riunire le forze, far diventare progetto politico la riconquista della città riportando al governo i valori democratici e la cultura di governo che per anni hanno ha reso Sesto una città unica, ma nello stesso tempo allargare le alleanze verso quel mondo che ha creduto nel civismo di Caponi ed oggi si sente orfano. E’ un mondo nostro con cui dobbiamo riprendere a dialogare e riportarlo nell’area del centrosinistra”.

I Commenti sono chiusi