Lodi: se questo è un uomo…

Di Alessio Campana

Sembra di essere nel Sudafrica degli anni ‘80, ma quella che arriva da Lodi – Italia, 2018 – è soltanto una delle storie di ordinaria follia a cui questo paese di ci sta abituando.

In una scuola del capoluogo lombardo, il Sindaco ha deciso di separare i bambini durante il pasto del mezzodì, adibendo due sale distinte per il pranzo: un’aula riservata ai bambini italiani ed un’altra, invece, predisposta ad ospitare il momento conviviale dei bambini stranieri e dei meno abbienti.

Il tutto in barba ai due commi dell’articolo 3 della Costituzione, che sancisce non soltanto il principio di uguaglianza ed il diritto alla pari dignità sociale, ma impegna altresì lo Stato a rimuovere gli ostacoli di ordine economico che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

È un atto deplorevole quello del primo cittadino lodigiano, che, di fatto, ha trasformato la scuola in quello che non dovrebbe mai essere: terreno di astio e conflitto tra le diverse classi sociali.

Borges affermava che se l’etica è una scienza scomparsa dal mondo intero, allora bisogna reinvitarla.

L’esistenza dignitosa non è forse un diritto inviolabile dell’uomo?

E quale etica possiamo reinventare se si costringe un bambino alla vergogna, se un rappresentate delle istituzioni lede la dignità di una famiglia che è costretta a vedere il proprio figlio lasciato ai margini della società scuola, quel luogo sacro in cui l’uguaglianza s’impara senza il bisogno che qualcuno la insegni.

Quando si legge che la Repubblica ha il compito di istituire scuole pubbliche di ogni ordine e grado non significa che basti aprire il cancello del plesso per restare con la coscienza pulita davanti alla previsione costituzionale, ma che, innanzitutto, deve esserne garantito il funzionamento, e mi vergogno di pensare che una scuola dove gli ultimi sono destinati a restare tali sia una scuola che funzioni.

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