M – Il Figlio del Secolo

Secondo postulato: i libri SI scelgono. Meglio ancora, si aspettano, si desiderano ardentemente. A volte così tanto che il viaggio dentro le pagine inizia ancora prima che le pagine esistano. Ecco perchè, in pieno Stile Errante, questa non sarà una recensione di una lettura, ma di una attesa. Di una promessa di conoscenza e sorpresa.

Perchè “M- il Figlio del Secolo” di Antonio Scurati io l’ho aspettato (dunque amato) a lungo. E ho cominciato a volerne scrivere dalla copertina e dal titolo, mentre ne vagliavo lo spessore intimidatorio tra le mani, 840 pagine di irrisolto italiano. Sarà una viaggio nelle aspettative, e nell’urgenza che ho di inoltrarmi in questa originale esperienza narrativa. Sarà una recensione al futuro, dopo aver fatto volare via il primo capitolo. E quello soltanto.

Di queste prime pagine folgoranti rivelerò solo il tempo, 23 marzo 1919. Fanno appunto 100 anni esatti, tra pochi mesi; giusto quel secolo esalato da allora. E lo sguardo ad alzo zero sulla storia dell’uomo. Un flash abbagliante, che si rivela ancora meglio con il primo documento che segue il testo, così attendibile da essere scambiato per l’introduzione dell’autore. Si tratta invece di una fonte coeva, stesso luogo e stesso tempo, lapidaria e acutissima: si poteva capire tutto, perchè tutto era mostrato. Va detto infatti, che questo libro è una coraggiosa simbiosi tra romanzo e storiografia: Narrativa e Documenti si intrecceranno continuamente, con le fonti originali fuse nella struttura del racconto. La storia è tutt’uno col romanzo. Ed è tutto verissimo, senza scampo.

Del resto, “M – Il Figlio del Secolo” promette un ingaggio impietoso già nel titolo: M siamo noi, uomini e donne del ‘900 italiano ed europeo. E’ un ingombro ineludibile, un profilo costante e dannatamente familiare. M giganteggia, irrisolto e indigesto nel nostro presente, perchè viene da un passato che non studiamo. Che non affrontiamo. Che non passa mai.

Il nostro M secolare è la somma di due ostinate ignoranze: quella fascista e quella antifascista. La prima che vagheggia dai bar ai social network melanconie incoscienti del “Quando c’era Lui”. Senza avere la minima idea di cosa sia stato e sia il fascismo davvero. La seconda incultura è ancora più insidiosa, e viene proprio da chi l’idea fascista intendeva combatterla. Riducendola a depravazione temporanea o ideologia contraria (quindi pericolosamente uguale) alla propria; peggio ancora, ridicolizzandola la caricatura del Duce come grottesco incidente italico. Invece ha ragione Scurati: M è per intero il Figlio del Secolo. Distillato puro del proprio tempo, prodotto modernissimo, geniale e terribilmente efficace. E chi non ha rispetto, ovvero conoscenza, della propria nemesi, è destinato ad esserne subalterno per sempre.

Per tutte queste ragioni un libro così era necessario. Decine di migliaia di pagine di storiografia italiana e straniera non hanno risolto il nostro problema: gli Italiani, ideatori (ed esportatori) di questa portentosa dittatura della massa su se stessa, in larghissima parte non sanno nulla del fascismo. Salvo parlarne a sproposito ad ogni crocicchio reale o digitale.

“M” il libro sarà anche per questo una salita di 840 tornanti, in fondo nel cuore della nostra identità. Non nella pancia, come pensa qualcuno. E solo un po’ nella testa. Ne sono convinto, visto che non l’ho ancora letto. E sarà entusiasmante perchè Benito Mussolini e l’invenzione del fascismo sono una storia di successo, di grandezza, per lungo tempo invincibile, spesso seducente. Scurati ha promesso uno sguardo laico, che mi aspetto scientifico ed insieme appassionato. E attacca già il soggetto con la sua prosa folta e ispirata, a tratti esorbitante. Perchè anche di questo è intessuto il ‘900, di troppe e gravose parole diventate fatti.

In fondo, il motivo principale di tutta questa attesa è che il XX secolo è ancora per molti il luogo naturale dove spiegare le idee. E semmai seppellirle, dopo adeguati onori. Sarà perchè il Novecento è ancora lo spazio della storia che ho abitato per più tempo. E’ ciò che chiamo Casa, quella che mi sogno la notte. Dove ho passato più vita. Dove ritorno quando penso a cosa sarei potuto essere.

E quindi io, figlio tardivo dello stesso secolo, aspetto di conoscere forse per la prima volta M, il mio opposto dagli stessi natali. Magari seppelliamo anche Lui, stavolta. Che cento anni possono bastare.

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