MAMOUDOU E MUSTAFA. DUE STORIE. DUE FINALI DIVERSI, ANZI UNO NON C’E’.

Mamoudou Gassama salvò un bambino in Francia. Mustafa El Aoudi ha salvato la vita pochi giorni fa ad una dottoressa di Crotone. Il primo è stato ricevuto da Macron, del secondo non avremmo visto nemmeno la faccia se non fosse stato per le emittenti locali.

 

I migranti irregolari, quelli senza permesso di soggiorno, in Francia, vengono chiamati, più dignitosame che in Italia, ‘sans papier‘ che in francese significa letteralmente ‘senza carta’, o meglio privi di documenti. 

Mamoudou Gassama è un giovane maliniano di ventidue anni, un ‘sans papier’ in Francia, uno di quelli che è passato per la Libia, uno di quelli che ha attraversato il mediterraneo con il barcone, uno di quelli che è sopravvissuto all’inferno libico e al viaggio dal Niger al mare ed è riuscito a sbarcare in Italia per poi proseguire verso la Francia. Il 26 maggio Mamoudou cammina in una strada dell XVIII arrondissement di Parigi, in cui al quarto piano di un palazzo, un bambino di soli quattro anni ciondola appeso, con le sole mani, alla ringhiera di un balcone. Mamoudou, come dirà ad un’intervista televisiva, non ha pensato a nulla, ha agito, arrampicandosi balcone per balcone mettendo in pericolo la sua stessa vita per salvare quella del piccolo, che raggiunge e che riprende, rimettendolo al sicuro nell’appartamento per poi scoppiare in lacrime, tra le grida dei passanti in strada che avevano assistito alla scena.

Pochi giorni dopo Mamoudou viene invitato all’Eliseo da Macron che gli annuncia personalmente che i suoi documenti saranno tutti regolarizzati, che riceverà la cittadinanza onorararia e che gli sarà riservato un posto di lavoro nei comparto dei pompieri di Parigi.  

Torniamo in Italia, in Calabria. Mustafa El Aoudi ha quarant’anni, è di origini marocchine e vive in Italia da quando di anni ne ha dieci, arrivato con il padre con cui vive tuttora, insieme alla moglie e tre figli, in un piccolo appartamento di Sant’Anna, frazione poco distante da Crotone. Da lì tutte le mattine parte per appostarsi davanti all’ospedale di San Giovanni di Dio di Crotone, dove fa l’ambulante. E’ un volto conosciuto dai medici e gli operatori dell’ospedale che lo salutano amichevolmente, quando entrano la mattina ed escono a fine turno, come la dottoressa Maria Carmela Calindro, che passando a fine turno, il pomeriggio del 4 dicembre lo saluta per poi proseguire verso il parccheggio. Mustafa pochi secondi dopo la sente urlare, capisce subito la gravità della situazione e la raggiunge mentre un uomo incappucciato la colpisce ripetutamente con un cacciavite gettandola a terra. Mustafa spintona l’uomo, lo insegue, lo immobilizza fino all’arrivo della polizia. Sì saprà poi che l’uomo, un crotonese di cinquant’anni, “voleva vendicare la madre”, malata oncologica terminale per la cui morte riteneva responsabile la dottoressa Calindro, che l’aveva avuta in cura negli ultimi giorni di malattia. La Calindro, ferita gravemente al collo e tuttora ricoverata, si è salvata grazie all’intervento di Mustafa El Aoudi. 

L’accaduto è quasi passato del tutto inosservato da parte delle istituzioni e anche dei media, cosa di cui si è rammaricato anche il sindaco di Crotone Ugo Pugliese, che ha proposto per Mustafa il riconoscimento dell’Encomio solenne, massima onorificenza cittadina.   

Intanto dei fantastici tre, Conte, Salvini e Di Maio, nessuno ha avuto l’accortezza di rendere nota la notizia, perchè come si sa in Italia, gli stranieri fanno notizia solo se alla loro pelle scura si abbinano qualifiche criminali, in aggiunta alla loro irregolarità che da noi, in Italia, molto meno dignitosamente che in Francia, viene chiamata ‘clandestinità‘, una parola che connota letteralmente ‘un essere umano in stato di illegalità che sta violando le leggi vigenti del paese in cui si trova’. 

Ora questi due accadimenti sono simbolici della disparità di valore civico e istituzionale dei due Paesi.

La storia di Mustafa, quella nostra, è la storia della sua invisibilità, o meglio l’emblema di un clima politico che qui in Italia è diventato asfittico per i miasmi di connnotazione nera a cui ci ha abituato il fascioleghismo mediatico di Salvini, per la subalternità o il servilismo dei Cinque Stelle che lasciano come nei clan tribali al capo tribù tutto il potere, sia decisionale che mediatico, mimando un gioco delle parti che di democratico non ha nulla, lasciando sullo sfondo di questo non edificante teatrino un premier, Conte, non identificato e non identificabile se non per l’anonimia e l’incapacità di assumere qualsiasi tipo di leadership in questo governo. 

 Pur volendo ridimensionare le capacità di Macron, soprattutto per la sua timidezza progressista, resta clamorosamente evidente come nonostante i venti di estrema destra stiano soffiando da Nord a Sud in tutta Europa e non solo, anche oltreoceano, il caso italiano stia diventando non solo il più problematico per Bruxelles, ma anche e soprattutto il più preoccupante per noi italiani. La grammatica lessicale di Salvini sta rendendo impermeabile questo Paese a qualsiasi tipo di sensibilità umanizzante che abbia come prerogativa l’altruismo, la solidarietà l’impegno civile, la salvaguardia dei diritto nei confronti dell’altro. Una grammatica che rende impermeabili a qualsiasi intenzionalità civilmente evoluta e impegnata, a qualsiasi approfondimento, a qualsiasi sforzo di comprensione.

Tutto questo in nome di un virilismo becero, tutto salviniano che si identifica nel prognatismo mussoliniano, “il duro e puro”, quello del “chi si ferma è perduto, io non mi arrendo”, quello del “tanti nemici tanto onore”, quello del “me ne frego”, quello del “prima gli italiani” in un sempre più drammatico ritorno al ventennio, ai suoi slogan, ai suoi valori e alla sua viltà.

I fascisti sono pavidi e di onore riconoscono solo quello “bianco”.

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                                                 Macron all’Eliseo mentre parla con Mamoudou Gassama. 
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                                              Mustafa El Aoudi, l’ambulante che ha salvato la dottoressa Calindro.

 

di Chiara Forti
Pubblicato il 6/12/2018

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