Marino non molla “Voglio andare avanti” Ma Renzi: impossibile (GIOVANNA VITALE)

MarinoLungo vertice tra il sindaco e Orfini, resta lo stallo sul Campidoglio. Il premier: incontro con me se si dimette.

ROMA – Fumata nera. Ignazio Marino ritirerà le sue dimissioni: forse non oggi e neppure domani, ma l’ultimo giorno utile che la legge gli consente per restare. Ovvero domenica prossima, a meno che non decida di anticipare a sabato. Certo è che non cederà alle pressioni del Pd e all’indifferenza di Renzi. Determinato più che mai a resistere. Come l’ultimo dei giapponesi.
Il conclave per destituire il sindaco di Roma si chiude dunque com’era cominciato: con un nulla di fatto. L’inquilino del Campidoglio rimane della sua idea: revocare il passo indietro prima che il 2 novembre diventi definitivo per andare in aula e chiedere quella verifica invocata da settimane. Il commissario del partito Matteo Orfini pure: stoppare la corsa del chirurgo dem facendo dimettere in blocco i consiglieri comunali.

In fondo a quattr’ore di discussione nell’elegante appartamento del vicesindaco Marco Causi ricavato all’ultimo piano di un ex mulino industriale, Ignazio Marino non si piega. Scortato dai fedelissimi Roberto Tricarico e Alessandra Cattoi, pilastri del suo cerchio magico, si abbandona a un’altalena di no, ma, forse, però, che finisce per allargare le distanze, anziché accorciarle. «Mi serve più tempo», esordisce il sindaco, «ho necessità di completare alcuni dossier e di fare un passaggio in aula per spiegare le mie ragioni, per cui sarebbe il caso di rinviare questa fase di crisi». Ma Orfini è netto: «Rinviare non si può, Ignazio. Nessuno però ti vieta di andare in aula, tra venerdì e sabato, i tempi ci sono, a dire che tu vuoi continuare. Saranno in quella sede i capigruppo di maggioranza e opposizioni a dirti che non ci sono le condizioni, a sfiduciarti senza però passare per un voto che umilierebbe te e la città». Un ragionamento che tuttavia Marino non gradisce. Si irrigidisce, scalpita. «Ma così non va bene, così non mi lasciate altra scelta».
Erano giorni che il vicesindaco Marco Causi glielo andava ripetendo in tutte le lingue del mondo: «Ignazio, devi trattare. Così non si può andare avanti, è inutile che cerchi canali con il Nazareno, non li troverai mai. Questo braccio di ferro non fa bene a nessuno e in primo luogo danneggia te. Devi incontrare Orfini, vi dovete parlare». Un’opzione che però Marino non voleva prendere in considerazione: «Io con Matteo? Mai. E’ colpa sua se ci troviamo in questa situazione, voglio parlare con Renzi o con Lotti, di lui non mi fido». Un muro contro muro durato fino a ieri, quando alle sei del pomeriggio il sindaco ha ceduto alla mediazione del suo numero due. «Ok, vediamoci, ma lontano da qui».
Ad aspettarlo, lo stato maggiore del partito romano: oltre a Orfini, l’assessore Stefano Esposito e il collega Alfonso Sabella. «Abbiamo avuto una discussione molto cordiale. La notizia è che ci si parla ma la soluzione ancora non c’è e le varie parti restano delle loro posizioni. Però si è fatto un primo passo perché almeno si è aperto un canale», commenterà alla fine Causi. Tutti pronti a giurare che non si è discusso di una buonuscita, di scambi per ottenere la conferma delle dimissioni, anche se molte voci in proposito erano circolate nei giorni scorsi. Concordi nel dare Marino in predicato per assumere la presidenza dell’Agenzia italiana del Farmaco o un altro organismo analogo.
Articolo intero su La Repubblica del 29/10/2015.

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