Metafisica del gazzettiere

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Che brutta fine ha fatto il cosiddetto quarto potere. La capacità di orientare l’opinione pubblica è miseramente finita nelle mani dei gazzettieri.

Il gazzettiere è un sottoprodotto per niente culturale della nobile figura del giornalista.

Una figura miserabile che nella straripante società dello spettacolo, nell’epoca dell’ostentazione risibile dell’opinionismo  è il nulla più assoluto che ritiene con presunzione di essere qualcuno.

Il gazzettiere ha una sua etimologia. Secondo il vocabolario Treccani il gazzettiere è uno scrittore, collaboratore di gazzette, oggi viene usato in senso dispregiativo. Il gazzettiere è un giornalista di poco valore o di scarsa serietà professionale.

Questa definizione non fa una piega soprattutto oggi che l’informazione , più di ieri, è popolata da gazzettieri che si credono davvero giornalisti.

Quado Karl Kraus afferma che i giornalisti scrivono perché non hanno nulla da dire e hanno qualcosa da dire solo perché scrivono sicuramente ha in mente i gazzettieri del suo tempo.

Parafrasando il suo pensiero possiamo dire che non avere nemmeno un pensiero ed essere in grado di esprimerlo; ecco cosa serve per diventare gazzettieri.

Il gazzettiere si guarda bene dall’avere un pensiero proprio o dall’esprimere un’opinione.

È molto più comodo servire quella degli altri, soprattutto quando questi possono essere utili ai suoi tornaconti.

Non troverete mai un gazzettiere che si espone in prima persona. Il gazzettiere non conosce la deontologia quando diventa portavoce delle opinioni altrui, quelle che secondo il suo punto di vista “contano” perché sono espresse dai padroni del vapore.

Il gazzettiere è sensibile ai padroni del vapore  e con l’estrema duttilità di un camaleonte si mette al loro servizio, prostituendo la sua scarsa intelligenza.

Per leccare il culo non ci vuole intelligenza, è sufficiente essere disponibili a farlo.

Così il gazzettiere non perde occasione per rendere noto il suo servilismo e sulle sue gazzette, spesso in deroga alla grammatica, incensa le nomenclature guardandosi bene dal far sentire la propria voce. Molto meglio confondersi a quel coro infinito dei questuanti che popola l’anticamera del palazzo in attesa che arrivino le briciole promesse.

«Non ci si può dunque proteggere dagli errori di stampa se, ogni volta a pronunciarli è qualche stupido sapientone, passano per capolavori?», ancora una volte il caustico Karl Kraus non sbaglia un colpo.

Se il giornalismo ha appestato il mondo col talento, i gazzettieri lo hanno completamente imbastardito con la loro stupida presunzione di essere sapienti.

Il gazzettiere è un errore di stampa, un maledetto refuso duro a morire.

Nicola Vacca

 

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