Natale e cotechino – seconda puntata

qui la prima puntata

Era un lunedì mattina – giorno di riunione – verso la metà di un giugno eccezionalmente caldo.
Alle otto già si sudava e saremmo arrivati a 35° nel pomeriggio.
A parte questo, resto convinto che non si dovrebbe fare riunioni il lunedì mattina.
E’ vero che poi sono tutti liberi di dedicarsi ad altro, ma quello è un momento delicato, in cui ci si deve riconnettere con il mondo, e non è facile.
Infatti, dopo i primi saluti, tutti guardavano in silenzio, i soliti tabulati di vendite, consumi ecc., per poi commentarli, ma si capiva subito che la testa non era ancora lì. Qualcuno aveva iniziato a parlare dell’impianto di refrigerazione che aveva problemi, quando il direttore commerciale – che sembrava essersi svegliato in quel momento – ha buttato lì una frase del tutto inattesa:
“A proposito … cosa facciamo con i cotechini?”

Cinque paia di occhi si sono girate verso di lui, nel più profondo silenzio, con la comune espressione di chi si chiede se non abbia sbagliato riunione … o giorno … o azienda …
“A proposito di che…?” indaga il direttore amministrativo, e riprende subito guardandolo in modo truce: “Aldo … sei qui? … Siamo a giugno, cosa c’entrano i cotechini?”
“Beh! – fa Aldo – dobbiamo incominciare a pensarci, no? Sennò si arriva sempre all’ultimo momento e facciamo casini!” per lui sembrava la cosa più logica del mondo.
Scambio di sguardi tra i presenti: di colpo eravamo tutti svegli, se non altro.
“Senti Aldo – interviene il presidente – ti è arrivato qualche ordine di cotechini? Magari dalla Norvegia? Di solito li vendiamo da ottobre in poi, o sbaglio?”
“Ma sì, lo so! – fa Aldo – è che ieri mi è venuto in mente che dovremmo fare qualcosa di nuovo per Natale, quest’anno. – Silenzio intorno. – Sì, un prodotto diverso, sennò abbiamo sempre le solite cose!”
Nessuno di noi ci aveva capito qualcosa, ma eravamo ormai coinvolti e rassegnati a parlare dei cotechini, che sembravano importanti.
“Spiegati!” conclude il presidente incrociando le braccia sul petto.
Aldo fa un sorriso tra il furbesco e il soddisfatto: adesso siamo suoi!
“Cosa ne dite di un cotechino con le mele?”
Già pensare al cotechino mentre si sta sudando, e con tutta l’estate davanti, richiede grande forza di volontà; ma doverselo anche immaginare con un ingrediente a dir poco bizzarro era un’impresa eroica.
“Prendiamo un caffè?” chiede Bruno, il responsabile della produzione, nel tentativo di bloccare la discussione sul nascere. “Sì, grazie!” risponde il coro. Meglio il caffè del cotechino.
Però, a parte il fastidio “stagionale” di quel pensiero, l’idea aveva un po’ incuriosito tutti. In fondo eravamo dei professionisti (io un po’ meno) dell’arte salumiera e non si poteva liquidare una questione così solo perché faceva caldo.
“Come ti è venuta l’idea?” chiede il direttore amministrativo.
“Mah! Ho pensato che se è piaciuto il formaggio con le mele, può piacere anche il cotechino.” Infatti, da qualche anno, produciamo delle caciotte alla mela.
“Bisognerà provare – riprende Aldo – e forse modificare qualche ingrediente, ma di sicuro sarebbe una novità. E le novità incuriosiscono, e si vendono.”
“No no – interviene il presidente – se lo facciamo dobbiamo essere sicuri che sia buono, non voglio mettere fuori delle porcherie solo perché si vendono!”
“Tu cosa ne pensi Bruno?” – chiede poi al responsabile di produzione.
“Sinceramente, in questo momento non riesco a raffigurarmi come possa essere il sapore. Un conto è il formaggio, altro è un salume! Intanto sto pensando a come mettercela dentro, la mela!”
“Beh … – interviene il tecnologo – la triti con il resto a temperature basse! Dovrebbe tenere senza andare in pappa.”
“E l’acqua?” chiede qualcuno. “Quella se ne va con l’asciugatura.” chiarisce Bruno.
“Sentite! – interviene il presidente – abbiamo tempo. Pensiamoci tutti con calma e poi ne riparleremo.”
Quando si rimandano le questioni a un futuro non precisato, si lascia sempre spazio a interpretazioni personali. “Ne riparliamo a settembre!” mi sussurra infatti il tecnologo.
Ma il lunedì successivo, appena seduti, Aldo ci guarda con un sorriso e chiede: “Allora! Avete pensato al cotechino con le mele?”
Lui è così: cordiale e tranquillo, ma quando si mette in testa una cosa, diventa un tarlo.
Dalle facce, era chiaro che i presenti avevano pensato a tutt’altro quella settimana.
“C’è tempo …” il tecnologo cerca di svicolare.
“C’è tempo un accidente! – ribatte Aldo – Perché dobbiamo arrivare sempre all’ultimo momento?”
“Va bene, va bene … – dice il presidente – ne parliamo lunedì, d’accordo?”

… segue… 

*il racconto è di Giuseppe Petroni, che ringrazio, e sarà pubblicato a puntate. Seguite la narrazione

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