Noi “nativi digitali”

Di Raffaele Palermo, IIIB secondaria
La mia generazione è chiamata “nativa digitale”, perché si dice che noi ragazzi siamo degli assi con l’elettronica fin dalla nascita, essendo a contatto con le nuove tecnologie sin dai primi anni di vita, quindi questa ci porta ad esplorare sempre nuovi mondi pieni di divertimenti e pericoli. Uno di questi è l’insonnia: quante volte noi giovani invece di andare a letto passiamo  ore  ai cellulari, al computer o a guardare i film in TV per poi osservare l’orologio e ricordarsi che l’indomani c’è scuola?Com’è capitato a me sono sicuro che sia capitato a tutti e una delle cause di quest’insonnia è il colore blu di alcune parti dello schermo dei nostri smartphone, ad esempio, che, come sostengono alcuni studiosi, fa produrre sempre più adrenalina al nostro cervello e, di conseguenza,  si eccita e si concentra sulle azioni che compiamo e non su quella che dovremmo compiere, cioé dormire. Il problema è così grave che è stato chiamato “sindrome da sonno insufficiente”, perché il sonno è la nostra fase di ricarica della giornata che ci prepara a quella successiva. Uno dei sintomi di questa sindrome è quello di tentare di chiudere gli occhi durante gli orari diurni, mentre alcune conseguenze sono pressione alta, irritabilità, ansia, disturbi dell’umore e obesità.
Un altro pericolo che ci mette davanti la tecnologia è Facebook, il social network per eccellenza,  che ci permette di appendere le nostre informazioni personali ad una bacheca letta dal mondo intero, quindi quando vengono “postate”foto, video o frasi bisogna stare attenti,  perché non solo sono visibili a tutti, ma in futuro potrebbero anche danneggiare la nostra vita lavorativa.  Infatti, con un commento sbagliato o una certa foto potrebbero andare bruciate diverse opportunità. Ricordiamoci che sulla Terra non ci sono solo persone buone, ma anche quelle malintenzionate, che possono essere “evitate” applicando  qualche regola di buon senso: essere prudenti prima di pubblicare foto personali o soprattutto di altre persone senza il loro consenso, utilizzare diversi nickname e password in ogni sito a cui ci si iscrive ed infine limitare tutte le impostazioni  Ci sono tre modi in cui si può manifestare il cyberbullismo e sono: diffusione di pettegolezzi o di minacce contro la vittima; il postare informazioni false per danneggiare la reputazione della vittima; e l’impossessarsi dell’account della vittima fingendosi esso stesso per metterlo in imbarazzo dinnanzi a tutti. Quando un cyberbullo attacca lo fa sempre con un nome o nickname falso, in modo da sentirsi sicuro di non essere scoperto, potendo agire sempre con più calma e tranquillità, inoltre quando si è sottomessi ad un cyberbullo le conseguenze non sono certo delle migliori, infatti si può soffrire di bassa autostima, depressione, ansia, paura, frustrazioni ed infine problemi scolastici e familiari. La gravità della situazione deve essere quantificata non solo dalla natura degli attacchi, ma anche dalla frequenza, perché è soprattutto quella che conta. Infine, vi informo che recentemente è stato approvato un codice di autoregolamentazione che permetta di scoprire ed in alcuni casi di prevenire in modo rapido ed efficace questi episodi.

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