“Non dobbiamo fermarci al Venerdì Santo”, la resurrezione in San Marco con padre Terrinoni

di Laura Ciulli
La resurrezione in San Marco, tema dell’ interessante catechesi biblica di Padre Ubaldo Terrinoni O.F.M cappuccino, martedì 24 aprile.

Presso il Centro comunale polivalente, accanto alla chiesa di Santa Maria di Castel d’Asso, il docente emerito O.F.M. cappuccino, ha incontrato gli amici dell’Opera Familia Christi, fondata dalla professoressa Tommasina Alfieri, per parlare di “Resurrezione”.

Karl Barth la definita “il compimento e la proclamazione della decisione Divina sull’ avvenimento della Croce”.

Secondo i fatti storici, il Vangelo di San Marco, è stato scritto durante il regno di Erode Agrippa 41 44 dopo Cristo, e quindi dopo le prime missioni con San Paolo, ma sicuramente prima della collaborazione con San Pietro.

 

Padre Ubaldo Terrinoni analizza alcuni passi del Vangelo e ne emergono riflessioni importanti di profondo arricchimento per il cristiano alla ricerca e non solo.

Karl Barth definisce la Resurrezione “il compimento e la proclamazione della decisione Divina sull’ avvenimento della Croce”. E noi dobbiamo  essere sicuri della vita sulla morte, perché le sofferenze dobbiamo saperle vivere con questa certezza.
“Non dobbiamo fermarci al Venerdì Santo esorta il docente Cappuccino – ma arrivare al trionfo della vita con la domenica, giorno di resurrezione”.
A Gerusalemme abita il Signore, è il tempio per le persone ispirate dove ci si eleva. Nel pensiero dell’ evangelista Luca, la missione di Gesù è tutta un cammino, con Marco Gesù è potente, vincitore. Perché è un Vangelo diretto ai Romani, i dominatori.
“Vivere la missione, dove Lui ci chiama, ci precede, ci facilita – esorta Padre Ubaldo – e non gradisce i nostri ritardi costituiti dalla paura, il ritardo.
Fare bene e con gioia è il nostro dovere, rendiamo migliore il mondo, “cominciamo a vivere bene”, come diceva Madre Teresa di Calcutta.
Gesù ha reso migliore il mondo con 12 persone, noi dobbiamo dare testimonianza.
“Non possiamo tacere – prosegue – la Verità è diventata vita con la nostra vita.
Nel Nuovo Testamento il testimone è designato come colui che ha visto, “autoptes”, come Giuda che non si è sentito cambiato. Ma c’è il
“martire”, colui che è presente, ha visto ed udito e si è aperto cambiando vita. Un testimone quando vive tutte le ore della giornata.
“Siamo chiamati a vivere questa testimonianza. Il testimone parla con la vita e la Chiesa beneficia di tanti testimoni. C’è il martirio rosso di chi versa il sangue per Gesù e quello bianco che esprime fedeltà, vivendo la propria missione, senza subire, con gioia”.
Gli Apostoli sono i testimoni ed iniziano così i foglietti delle unità letterarie, che diventano preziosi. Diventano “ministri della Parola, dal greco ‘diaconi’.
Ognuno di noi è chiamato a rendere testimonianza. Del resto anche Papa Francesco alla plenaria del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione ha affermato che “C’è bisogno di cristiani che rendono visibile agli uomini di oggi la Misericordia di Dio la sua tenerezza per ogni creatura”. Ormai la crisi dell’umanità è profonda e radicata, e del cristiano è chiamato a ad avere il coraggio di andare controcorrente, a testimoniare la resurrezione, la rinascita. Presenti all’incontro numerosi partecipanti tra i quali il presidente dell’ UCSI Viterbo, Mario Mancini.

 

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