Ode a Gigi

Ottobre. 29 Ottobre 1997.

Siamo in Russia e nevica, nevica tanto. L’Italia si sta giocando le Qualificazioni ai Mondiali, è l’andata dello spareggio, una partita fondamentale. Si fa male subito Pagliuca, il nostro portiere. Entra il Ragazzino.

La partita non l’ho mai vista, ma mi affiderò alle parole del racconto entusiasta di mio padre, che con il nostro protagonista condivide la passione per la porta, per i guanti, di quella solitudine speciale pur facendo parte di una squadra.

“Andrè, sotto una neve pazzesca fece un partitone, parò di tutto”

La partita finì 1-1, il ragazzino prese goal da un suo compagno di squadra e di nazionale, che nella storia rientrerà più avanti.

Forse fu quella ribalta a mettere ancora di più sulla mappa Gianluigi Buffon da Carrara. Classe 1978, 28 gennaio. Recordman assoluto di presenze in maglia azzurra, permettetemi, miglior portiere della storia del calcio nell’epoca moderna, o anche di più.

Inizia la sua carriera nelle giovanili del Parma, e noi dobbiamo inginocchiarci davanti alla sorte per quello che è avvenuto in quel periodo. Gigi gioca, da leader, come è da predisposizione naturale, ma del centrocampo. Gigi Buffon era un centrocampista di corsa e buona gamba. Sembra una bestemmia, e con Gigi ci capiamo.

Dobbiamo dunque ringraziare la sfiga e l’intuizione straordinaria di un uomo cruciale per la storia calcistica.

Il Parma aveva due portieri, rotti, uno dopo l’altro. Però si gioca, qualcuno si deve adattare per forza. Bisogna arrangiarsi. Eppure il Buffon pare il padrone di quella porta dopo pochissimo tempo, i due portieri torneranno eh, ma il posto non lo avranno più.

L’uomo che intuì che quel centrocampista poteva dominare tra due pali si chiama Ermes Fulgoni, definito da Gigi il suo maestro, ed era il preparatore dei portieri del Parma. Fu lui a sgrezzare un diamante scoperto per caso.

19 Novembre 1995.

Parma – Milan. I crociati sono una potenza del calcio europeo, si. Avete letto bene.

Si gioca una partita fondamentale contro il Milan, Bucchi (Che nella storia dei miei due idoli calcistici c’è sempre, è il portiere più battuto da Alex Del Piero) è infortunato. Buffon vince il ballottaggio con Nista e scende in campo.

Ha 17 anni, l’esordio è come quello in nazionale di cui sopra. E’ nata una stella.

A Parma conquista il titolo di campione d’Europa Under-21 nel 1996, una Coppa UEFA, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana nel 1999. Si Gigi Buffon ha vinto in Europa quando era allenato dal “mollo” Alberto Malesani.

Nel 2001 Gigi passa alla Juve e inizia a scrivere la leggenda. 

Arriva alla Juve, orfana di Zidane, insieme a Lilian Thuram per una cifra di Lire mai vista in Italia.

Vince subito, avete presente quel 5 Maggio?  Qualcuno dovrebbe ricordarselo.

L’anno dopo è impressionante,  vince Supercoppa e Campionato, e arriva in Finale di Champions, perdendo, contro il Milan.

Apro una parentesi: QUESTA PARTITA. Una delle tre che non dimenticherò mai. David, Alex, Pavel e Gigi che para un rigore a Luis Figo.

 

 

(Quando i BimbiCristiano parlano del Real dovrebbero vedere questo Real. Fa paura solo a leggere i nomi)

Ah, in finale questa robina qui su Pippo Inzaghi.

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Fu eletto miglior giocatore Europeo dalla Uefa, primo e unico portiere ad essere insignito di questo premio, adesso fuso con il Pallone D’Oro. Ma non vinse il Pallone D’Oro.

Vince un’altra Supercoppa, poi altri due Scudetti che hanno causato qualche polemica.

2006.

Faceva un gran caldo quell’estate, quel pallone scottava. Scottava perché il calcio italiano era stato colpito da una scarica di pugni da Mike Tyson e non riusciva a riprendersi.

Calciopoli, la Cupola. A Coverciano non si respirava una bella aria. Gigi era coinvolto come ogni giocatore della Juve, ma tutte le squadre Italiane e di conseguenza i calciatori erano coinvolte direttamente dallo scandalo.

Si parte per la Germania, dove successe qualcosina. L’Italia era una macchina perfetta, e Gigi era in stato di grazia. Come disse Ringhio Gattuso: “Potevano tirarci in porta pure per due giorni, con Gigi non sarebbe passato niente”.

Subiamo due goal: una autorete e il rigore di Zidane. Niente più.

Nedved, Podolski, Henry, Zidane. Sono le vittime di Gigi durante quel mondiale, quelli che hanno provato a mettere la palla dove per tutti è impossibile andarla a prendere, tranne che per il Superman di Carrara.

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Avevo 10 anni, ma dopo la parata sul tedesco capì che avremmo vinto noi. Prima del tiro di Grosso, del capolavoro di Del Piero e della zuccata che sa di redenzione di Marco Materazzi. Prima della parata irreale sul colpo di testa di Zizou nei supplementari e dei rigori.

 

In quella notte di Luglio Gigi è in cima al mondo, arriverà secondo al pallone d’oro. Dietro solo a quel suo compagno di squadra che alzò al cielo la Coppa del Mondo e che fu la causa del suo primo goal subito in nazionale, Fabio Cannavaro.

La Caduta.

Gigi scende in B, cosa che rivendica a denti stretti, un motivo di vanto, di orgoglio. Non smetterà mai di dedicare ogni sua attuale vittoria a quei protagonisti assoluti che s’ingallioffarono nella cadetteria. Buffon, Del Piero, Trezeguet, Nedved e Camoranesi. Da eroi delle notti tedesche a Rimini. Paradossale.

Si torna in A, e poi in Europa, subito. Ma Gigi non è più quello di una volta, soffre di alcuni infortuni e la squadra è lontanissima parente di quella pre Calciopoli. Nella straordinaria notte del Bernabeu è assente, proprio per infortunio.

C’è un’altra partita che non dimenticherò mai: Chievo – Juventus. Ci presentiamo con Gigi Del Neri in panchina e Libertazzi in attacco, ed è già tutto dire. Gennaro Sardo segna a Gigi un goal straordinario, Gigi sembra vuoto: compie una uscita assolutamente fuori dai crismi quasi sulla linea del centrocampo e per poco non ci becchiamo il 2-0. La Juve è morta, per tutti o quasi.

Per molti è finito addirittura. Si, finito.

La consacrazione di una leggenda. 

Arriva a Vinovo un ex capitano per risollevare le sorti di una Vecchia Signora stanca e troppo acciaccata, arriva Antonio Conte. Al primo allenamento Conte si chiude in una stanza con Gigi, Alex e Andra Pirlo da Brescia che il signor Galliani aveva gentilmente scaricato. Sono loro le fondamenta, i quattro pilatri, su cui costruire la nuova Juve.

E la Juve è molto solida sulle sue fondamenta. Vince un campionato dove era partita con l’intenzione di tornare in Europa, terminando la stagione con un rotondo zero nella casella delle sconfitte, Gigi è leader assoluto e spesso anche capitano, poiché Alex vede poco il campo, pur segnando il goal scudetto. Sbaglia e ammette l’errore quando dopo un banale retropassaggio azzarda un dribbling su Bertolacci e il Lecce pareggia. Ma quella squadra e Gigi sono imbattibili, arriva un nuovo scudetto, forse il preferito da molti Juventini, quello della rinascita e Gigi  è rinato, ha toccato il fondo ed è risalito in Paradiso. E’ tornato il portiere insuperabile di una volta.

Il secondo anno è una cavalcata senza troppi patemi d’animo. Napoli e Inter offrono una resistenza formale, è nuovamente scudetto.

Poi il terzo. 102 punti in una stagione, mai nessuno come la Juve. La Roma però non si arrende facilmente, ci vuole quella partita che dà la mazzata psicologica. Ed arriva. Genova, sponda rossoblu, alla Juve ladra viene negato un rigore per fallo di mani e sul capovolgimento di fronte ne viene concesso a sfavore uno uguale. Calaiò tira e ovviamente Gigi para. Perché Gigi c’è sempre quando c’è da fare la storia. Il rottame di Galliani poi si inventa una punizione folle al novantesimo. E tutti a casa.

Conte però va via, sbattendo la porta. Alla Juventus arriva Massimiliano Allegri, grande nemico ai tempi del primo scudetto. L’antitesi di Conte, calmo e pacato. Ridono già tutti, sono pronti ad assistere alla debacle della Juve.

Gigi da capitano ci mette subito la faccia, e la risposta è umile: Scudetto, Coppa Italia e finale, persa, di Champions col Barcellona nella versione più aliena e imbattibile di sempre. Gigi è sopraffino, la parata in Champions contro il Monaco vale il passaggio turno, contro il Real non sbaglia nulla ed anche in finale è più volte miracoloso. Ma per la Fifa non rientra nemmeno tra i 50 più forti al mondo, al contrario di Ospina, terzo portiere dell’Arsenal. Bene.

La seconda stagione è finita come le ultime quattro, con una differenza. Una partenza orrida, un blackout lungo dieci patite dalla botta di Thereau alla tragica sveglia firmata Sansone.

Gigi è stato ad un certo punto un uomo solo, capace di essere tutta la Juventus. Squadra rinnovata, giovane che aveva bisogno di tempo. Ma se sei la Juve appena inciampi le Iene si lanciano su di te. Questo è lo scudetto di Gigi Buffon perché dopo Reggio Emilia, seppur dopo una sconfitta bruttina ha fatto sentire orgogliosi di indossare il bianco ed il nero tutti i tifosi, non si è limitato a fare il calciatore dalle frasi fatte, ha detto cose che già con la porta chiusa dello spogliatoio sono forti, figuratevi se vengono dette in faccia a tutta Italia.  Ed è questo il soffio vitale della rimonta mai vista è iniziata, è da lì che parte questa apoteosi sportiva, che avrebbe potuto concludersi in qualcosa di grandioso se ci avessero detto bene gli ultimi 180 secondi in Germania.

973 minuti. Gigi per essere ancor più leggenda quest’anno si è regalato anche il record assoluto di imbattibilità.

Questo è lo scudetto della nuova rinascita, di quei quattro pilastri, che si chiusero nello spogliatoio cinque anni fa c’è solo Gigi, rimasto a difendere i colori bianconeri.

Anche ieri rigore parato e miracolo sulla ribattuta, oramai fanno rumore queste cose solo perché sono opera di un trentottenne, ma per Gigi Buffon sono normale amministrazione.

Parliamo di un personaggio che si può tranquillamente inserire nella tragedia classica, Gigi è un grande e commette tanti errori, quasi e unicamente fuori dal campo, ha sbagliato più volte nella vita, ma è un personaggio che possiede una carica romantica che permette di sorvolare su qualunque cosa, perché Gigi Buffon puoi solo amarlo.

Gigi Buffon è un campione eterno, l’uomo che ha reso l’essenzialità un’arte e la spettacolarità un vezzo inutile e dimenticabile, uno che ha sempre avuto la faccia di apparire alla gente per quello che è, uno che ha vinto e ha perso, ma sempre da campione.

Perché fare il portiere è romantico, non è solo essere l’ultimo baluardo, ma è anche essere gli occhi e la voce di tutta la squadra. Il portiere è un uomo solo che è leader di un gruppo. Il portiere è grande quando è straordinario solista, e membro normale dell’orchestra. Beh, Gigi Buffon è un virtuoso.

Grazie.

 

 

 

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