Ottant’anni e non sentirli

Il 18 settembre 1938, nella Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste, davanti 150mila persone, Benito Mussolini annunciava ufficialmente l’emanazione delle cosiddette Leggi per la conservazione della razza, altresì “una serie di decreti regi e dichiarazioni che miravano a discriminare gli ebrei e limitarne la libertà” (Repubblica.it)

“La nostra posizione è stata determinata da questa incontestabilità dei fatti. L’ebraismo mondiale è stato, durante i sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico inconciliabile del partito. Tuttavia, gli ebrei di cittadinanza italiana, i quali abbiano indiscutibilmente meriti militari e civili nei confronti dell’Italia e del Regime, troveranno comprensione e giustizia. In quanto agli altri, seguirà una politica di separazione. Alla fine, il mondo dovrà forse stupirsi, più della nostra generosità che del nostro rigore, a meno che, i nemici di altre frontiere e quelli dell’interno e soprattutto i loro improvvisati e inattesi amici, che da troppe cattedre li difendono, non ci costringano a mutare radicalmente cammino.” (Pauletto 2017)

Il discorso del Duce andava ad enfatizzare e giustificare l’emanazione dei differenti Regio Decreti che promulgarono una serie di leggi razziali, iniziata il 5 settembre 1938 e perdurata fino al 29 giugno 1939, con l’obiettivo di censire, individuare, ed escludere le persone di origini ebraiche, allontanandole dalla vita sociale, politica, ed economica del Paese. Rilevante è il Regio Decreto-legge n° 1779 del 15 settembre 1938 “Integrazione e coordinamento in Testo Unico delle norme già emanate per la difesa della ragazza nella Scuola italiana”.

Art.1

“A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; né possono essere ammesse al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza. Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.”

Ad ottanta anni di distanza, l’Università di Pisa, assieme ai rappresentanti degli atenei di tutta Italia, organizza una ‘Cerimonia del ricordo e delle scuse’ nel cortile del Palazzo della Sapienza. Il rettore Paolo Mancarella ha espresso pubblicamente con il suo discorso le sincere scuse da parte di tutte le Università e delle scuole.

Molti dei professori dell’epoca rappresentavano alcune delle menti più brillanti dell’epoca: tanti di loro contribuirono con il loro supporto alla formulazione dei primi studi sulla relatività. Lo stesso Albert Einstein, in qualità di socio straniero dal 1921, con una lettera formale si dimette dall’Accademia dei Lincei, la quale aveva provveduto all’epurazione dei membri di origine ebraica. Enrico Fermi, corrispondente dei Lincei dal 1932 e membro dell’Accademia d’Italia, si trasferisce negli Stati Uniti subito dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Fisica.

Durante lo speciale di RaiNews24 “Sembra Ieri” della giornata odierna, rimane disturbante e profondo il pensiero di un professore dell’Università di Roma Tre. Sono passati ottant’anni dalle leggi razziali e soltanto oggi abbiamo il primo vero appuntamento da allora per presentare delle scuse in maniera ufficiale. Molti di quei professori, di quegli studenti, di coloro coinvolti in questo attacco all’istituzione, sono morti. Perché si è aspettato così tanto e a chi si sta chiedendo scusa rimane incerto. Quello che va indubbiamente estrapolato da questa celebrazione è la necessità di un’attualizzazione del ricordo di quelle leggi del settembre del ’38. “”L’Università, ottanta anni fa, obbedì. Oggi, invece, dobbiamo avere la forza di non obbedire mai più”. Queste le parole del rettore Mancarella.

Naturalmente, si spera che le Università non debbano avere in futuro la necessità di obiettare contro tale forma di discriminazione.

Si spera.

L’UNHCR, l’agenzia per la protezione dei rifugiati delle Nazioni Unite ha espresso «profonda preoccupazione per il crescente numero di attacchi nei confronti di migranti, richiedenti asilo, rifugiati e cittadini italiani di origine straniera». Il Presidente Sergio Mattarella è intervenuto in più occasioni con riguardo agli episodi di aggressione aumentati negli ultimi mesi, sottolineando come “il veleno del razzismo continua a creare barriere per la società”.

D’altro canto, il governo non sembra essere in allarme per la situazione. Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto che «non esiste alcuna emergenza» e che, in ogni caso, la colpa è della «immigrazione di massa permessa dalla sinistra negli ultimi anni». Non c’è, ma se c’è è colpa loro.

Il vicepresidente Luigi Di Maio si pone sulla stessa linea, rifiutando qualsiasi ipotesi di emergenza, sottolineando che «Qualcuno per sentirsi un po’ di sinistra perché non lo è più deve attaccare Matteo Salvini considerandolo di estrema destra». E c’è anche di dice che questo governo non sia coeso.

Laddove le istituzioni girino le spalle alle minoranze e la società sviluppi degli atteggiamenti che vanno contro i principi di solidarietà, rispetto, ed eguaglianza, è lì che il ruolo dell’istruzione deve prevalere.

Non si auspica e appare inverosimile la necessità di un nuovo Manifesto degli intellettuali antifascisti certamente. Nel dubbio, però, teniamo la penna a portata di mano.

Matteo Caruso

 

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