Padre di un figlio disabile

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Marta ha circa 13 anni e pone al padre sempre la stessa banale domanda… ossessivamente.

La famiglia composta da Marta, una sorella più piccola ed i genitori si trova in aeroporto e sta accedendo all’imbarco, ci sono molte persone lì vicino… il padre risponde sempre allo stesso modo ma si guarda attorno vergognandosi un po’: la figlia è evidentemente autistica e questo gli crea disagio.

Amore condizionato, è così che solitamente i padri amano i propri figli, un amore che si accompagna ed è complementare a quello materno, incondizionato. Entrambi sono necessari per una crescita affettiva equilibrata dei figli: il giusto adattamento che si accompagna alla necessaria sensazione di essere accettati solo per il fatto di esistere.

Ma che condizioni vuoi mettere ad un figlio disabile?

È difficile per un maschio accettare che il “sangue del tuo sangue” non sia “normale”, alcuni provano un senso di repulsione, incapaci di accettare un figlio di cui vorrebbero essere fieri, su cui proiettano aspettative, desideri, rivincite, riscatti… ma che aspettative puoi avere verso un figlio disabile? Potrai un giorno sorridere dei suoi successi e dire al mondo: “questo è mio figlio”?

Eppure, è giunto il momento che noi padri accettiamo la sfida di crescere con un figlio disabile, che non è colpa nostra se è così, che il nostro amore può superare gli ostacoli fisici o intellettivi di una disabilità, che possiamo essere fieri che lui sia in grado di fare piccoli grandi conquiste, fieri di lottare con nostro figlio per un ambiente che sia integrante, per cui la diversità non è compassione ma il naturale essere delle cose.

Segnali importanti da padri straordinari ci sono già. Primavera è nell’aria…

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