Aiuto: lo sport si è dopato !

Aiuto: lo sport si è dopato !”. In questo articolo sulle Sfide del Futuro che ho pubblicato sul numero di maggio/giugno de “Le Fiamme d’Argento”, la Rivista dell’Associazione Nazionale Carabinieri, affronto il drammatico problema della diffusione del doping nella pratica sportiva agonistica e amatoriale. Per comprendere le reali dimensioni di quella che sta diventando una vera e propria emergenza sociale e sanitaria, ho intervistato il neurofarmacologo Giuseppe Nisticò che ci spiega i gravissimi rischi per la salute a cui vanno incontro gli sportivi che fanno uso di farmaci vietati. Dai dati contenuti nei report annuali pubblicati dalla WADA World Anti-doping Agency, risulta che l’Italia si colloca ai primi posti al mondo per consumo di sostanze dopanti. Il fatto di essere in cima alla classifica mondiale per maggior numero di positività al doping comunque, si può leggere anche in chiave positiva; significa cioè che l’Italia, più di altri Paesi, controlla con efficacia, serietà e metodicità il fenomeno. Il particolare impegno dell’Italia nella lotta al doping si è ulteriormente rafforzato con la nascita della NADO-ITALIA (National Antidoping Organization) con a capo il Generale Leonardo Gallitelli, già comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. L’attività di controllo e repressione trova i suoi riferimenti giuridici a livello nazionale nel “Codice di comportamento sportivo” del CONI mentre a livello europeo l’indicazione dei principi per la promozione dei valori dell’etica nello sport sono contenuti nel Codice Europeo di Etica Sportiva e nella Carta del Fair Play, introdotti dai Ministri responsabili dello sport dei Paesi aderenti al Consiglio d’Europa.

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Articolo Aiuto lo sport si è dopato !

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

CI AVETE FRANTUMATO IL FRANTUMABILE

Renzi ed il nostro PD erano di destra, il nostro governo eversivo, per taluni illegittimo, figlio dei poteri forti, auspicavate la sua morte politica, e quasi quasi anche quella fisica.

Avete manifestato contro la sua “deriva autoritaria e reazionaria”, “volevate atti di “sinistra”.

Voi che, da conservatori delle idee ottocentesche, siete antitetici al progresso.

Avete avuto la faccia tosta di chiamarlo “fascista”, palesando una ignoranza storica non comune.

Quel che resta dell’Anpi e la Cgil settaria, targata Camusso, parlavano addirittura di resistenza, mentre facevano gli occhi dolci ai fenomeni grillini.

Il nemico da abbattere era (e nelle vostre fantasie malate lo è ancora) lui, Renzi, quel maledetto toscano, quello che ci aveva dato un’identità vincente, parola che alla para-sinistra fa venire l’ittero, abituata com’è a perdere godendone.

Mentre amoreggiavate nel referendum contro le riforme istituzionali con la politica più estremista del paese, quella stessa parte cresceva e si rafforzava grazie alla vostra idiozia.

Mentre vi creavate microscopici “nidi” per appagare le vostre ambizioni ed esorcizzare il terrore di sparire dalla faccia della terra, la destra italiana vecchia e nuova gongolante vi ringraziava e vi sbeffeggiava.

Il “nuovo corso” del paese è appena partito e il suo colore politico si fa sempre più cupo e nero.

I grillini, ormai comparse di questo governo ad egemonia leghista, sono incollati alle poltrone, mentre nel Paese inizia inesorabile il loro declino.

Chi ha visto in loro tracce di “sinistra” e li ha votati, oggi si ritrova alleato di governo con l’ingombrante Salvini, quello che agita vangeli e rosari solo in campagna elettorale.

A me farebbe un po’ schifo essermi ritrovato, con un voto demenziale e masochista, in tale pessima compagnia, ma la sinistra conservatrice italiana si è dimostrata spesso di bocca buona ed a turarsi il naso ci mette un attimo.

Se per frustrazione e senso scellerato di rivalsa preferiranno stare in poltrona, se confermeranno il loro consenso spaventoso alla causa della Srl grillina o se si riavranno dallo stato di assenzio in cui sono piombati.

La para sinistra conservatrice deve scegliere da che parte stare.

Non avrà più alibi né di fronte alla storia, né di fronte al futuro dei suoi, dei nostri giovani.

E di questo sarà corresponsabile senza attenuante alcuna.

E la miseria intellettiva continua sulla piazza comoda della Tv7.

E anche per oggi, il Pd, è sistemato.

Peccato, perché parlo male di casa mia Ma la voglio pulire da intasamenti che il tempo ha depositato.

 

 

Teano. Anziano agricoltore, moglie e figlio uccisi a fucilate in una masseria della Taverna Zarone, ai confini con Riardo

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Doppio omicidio-suicidio: anziano uccide moglie e figlio, poi dirige il fucile verso di sé per farla finita.

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L’ex sindaco di Cinisello ed ex assessore regionale apre uno sportello di garanzia tra i detenuti del carcere di Opera

Carlo Lio, primo da sinistra, durante la visita ad Opera

    CINISELLO BALSAMOCarlo Lio, ex sindaco di Cinisello Balsamo ed ex assessore regionale, nelle vesti di Difensore Civico dei cittadini a livello lombardo ha aperto uno sportello di sostegno ai detenuti del carcere di Opera. Una iniziativa inedita che rimarca il valore della politica portata avanti da Carlo Lio, sempre dalla parte dei cittadini.

Lo sportello serve a raccogliere le richieste e le segnalazioni di disagi da parte dei detenuti e facilitare i loro rapporto con la pubblica amministrazione. Sono alcune delle principali funzioni svolte dallo ‘Sportello del Garante’ aperto all’interno del carcere milanese di Opera, il primo in Lombardia ad ospitare questo tipo di servizio.

E’ un segnale di vicinanza e di attenzione da parte dell’istituzione regionale“, ha sottolineato il Difensore regionale lombardo, Carlo Lio, che svolge anche le funzioni di Garante dei detenuti. Al Garante, che sarà presente una volta al mese, ci si potrà rivolgere, ad esempio, per il disbrigo delle pratiche su pensioni, invalidità e tasse. Lo sportello del Garante aprirà presto anche nei penitenziari di Monza, Bollate e San Vittore ma l’intento dichiarato dal Difensore regionale è di portarlo in tutti le carceri della Lombardia, attraverso collaborazioni con gli uffici dei Garanti dei cittadini nei Comuni sedi di una casa di reclusione.

Complicato più del previsto il recupero della casa distrutta dall’esplosione in via Villoresi: l’autore del gesto giudicato infermo di mente

La palazzina rimasta danneggiata.

   SESTO SAN GIOVANNIL’esplosione del 14 gennaio scorso che fece saltare per aria il quinto piano dell’edificio di via Villoresi a Sesto San Giovanni, danneggiando gli altri appartamenti, rischia di creare non poche difficoltà di tipo organizzativo ed economico. Le perizie disposte dal tribunale nei confronti del pensionato 73enne che è stato individuato come possibile responsabile dell’esplosione del gas, con un gesto volontario, ora mettono in difficoltà tutto il progetto di ristrutturazione, poichè l’uomo è stato riconosciuto infermo di mente e pericoloso perchè soffre di mania di persecuzione.

Questa situazione pone seri problemi: l’uomo è stato ricoverato in un istituto per malattie mentali e i lavori dovranno essere risarciti dall’assicurazione che di fronte al gesto volontario compiuto dal pensionato, come sembra risultare dai primi accertamenti, non riconoscerebbe più il risarcimento. Il pensionato aveva dichiarato di essere andato a letto e di essersi svegliato dopo l’esplosione, ma aveva delle bruciature sulle braccia che non convincevano gli inquirenti. L’ispezione in casa dove l’uomo abitava ha dato come riscontro una guarnizione del gas allentata volutamente.

Nell’esplosione restarono ferite il pensionato ed altre 5 persone che abitavano accanto. Le persone rimaste senza casa sono state 18. Ora i lavori di sistemazione, partiti dopo mesi di indagini e il dissequestro del palazzo, possono interessare tutto lo stabile meno l’ultimo piano dove c’è stata l’esplosione, ma con tutti i problemi economici del caso.

Intanto La Procura della Repubblica di Monza ha chiuso le indagini sull’origine dell’esplosione della palazzina. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato, coordinati dal Pm di Monza Salvatore Bellomo, si è trattato di uno scoppio doloso. Confermata quindi l’accusa di disastro doloso per il pensionato di 73 anni residente nel palazzo, iscritto nel registro degli indagati pochi giorni dopo il disastro.

Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti, a innescare la fuga di gas nel suo appartamento del quinto piano, svitando un rubinetto da un tubo. L’uomo, stando all’esito di una perizia psichiatrica, sarebbe però risultato incapace di intendere e volere al momento dei fatti ma socialmente pericoloso, motivo per cui è affidato ad una comunità. Nello scoppio del piano della palazzina, oltre al 73 enne che aveva riportato ustioni alle braccia, erano rimaste lievemente ferite altre quattro persone, tra cui un bambino.