CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

CONTE, AVVOCATO, NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA STATO E GOVERNO

Fa l’avvocato ma fa una gaffe stratosferica, internazionale.

Centuplicata per uno che fa l’Avvocato.

Dichiara la revoca della concessione ad un gruppo (italiano) quotato in borsa. Ne provoca il dissesto.

Poi viene smentito da qualche bravo burocrate dello Stato che gli spiega che non può revocare a piacere. Che ci sono leggi, procedure, condizioni da rispettare.

E si rimangia tutto.

E la buttano in caciara (i finanziamenti dei Benetton al Pd) per distrarci dalle gaffe. Poi si viene a sapere che i finanziamenti li ha presi la lega.

Fa difetto a Conte, avvocato, e ai suoi due grandi elettori, Salvini e Di Maio, la differenza tra Stato e governo.

Quest’ultimo non è il proprietario dei beni pubblici. E neanche di quelli dati in concessione. Il proprietario è lo Stato.

La concessione in gestione di un bene pubblico non è nelle disposizioni personali del governo.

Riguarda tutti noi italiani, lo Stato.

Per questo ci sono procedure, condizioni, obblighi dei contraenti che valgono sia per sottoscriverla che per revocarla.

Conte non poteva non saperlo. La sua gaffe sarebbe da dimissioni.

La sproporzione tra l’immensa tragedia di Genova e dei poveri connazionali morti e lo spettacolo di queste beghe miserabili, figure di cacca, disastri di Borsa, ignoranza del diritto, porta ciascuno di noi ad avvertire un senso di disgusto a dover parlare delle gaffe di un governo di inetti.

Ma ora si pensi a Genova.

ll punto è, purtroppo: ma questi teatranti incompetenti sono in grado di pensarci?

Lutto per Genova †

Oggi non posterò nulla 38 morti 15 feriti (9 codice rosso) 5 dispersi per ora 580 sfollati ,60 hanno

Jack London, Il senso della vita (secondo me) [Chiarelettere, 2016]

Nel mio caso le celebrazioni servono anche a scoprire un autore: Jack London (1876-1917). Autore ame

Autostrage per l’Italia

Di fronte alla tragedia di Genova, dobbiamo porci qualche domanda che, possibilmente, vada oltre la

Barbacetto e il Sanfedismo: mamma Santa, che svista storico-dialettica!

gianni-barbacetto

Nella fretta di accusare la sinistra di non essere a sinistra, ennesima contraddizione “spaccacapello” di una fazione politico-filosofica ormai orfana della propria identità, ieri è toccato a Gianni Barbacetto, prima firma della testata a 5 Stelle Il Fatto Quotidiano, un errore marchiano, tanto più grave in quanto proveniente da un filosofo.
In un editoriale a sua firma, infatti, provocatoriamente intitolato Il “Sanfedismo” di sinistra e gli spot gratis per Benetton, il salottiero opinionista televisivo condanna giustamente ed in maniera più che condivisibile l’atteggiamento di amici e parenti “sistemici” di sinistra, schieratisi apertamente con la famiglia parassita dei Benetton, e contro le dichiarazioni di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli.

D’accordo per il contenuto, lo condivido, ripeto. Ma il suo articolo nella chiusura finale presta il fianco anche a due dubbi/considerazione. Ecco la parte finale dell’editoriale:

“Sanfedismo, malattia finale della sinistra: difendere i poteri e lo status quo, come fece, un paio di secoli fa, il popolo che si schierò in difesa dei Borbone che lo avevano impoverito e sottomesso”.

sanfedistiInnanzitutto, sul ruolo della Real Casa di Borbone.
All’epoca delle “insorgenze” contro l’invasione dei giacobini francesi, culminate con la ridicola repubblica partenopea del 1799, creata ad opera di pochi nobili annoiati, che ne scimmiottavano le idee parigine per un radicalismo-chic ante litteram, ma senza avere la spinta modernizzatrice di una borghesia in evoluzione.
E, dunque, senza avere alle spalle l’appoggio e la spinta di un popolo che crescesse nella volontà di un riconoscimento del proprio diritto ad una rappresentanza sociale.
Il popolo napolitano, i Sanfedisti, non si schierarono con i Borbone, come erroneamente sostiene Barbacetto: non ne avevano bisogno.

Benetton-autostradePer i Sanfedisti, infatti, quei “Controrivoluzionari” che risalirono dalle Calabrie agli ordini del Cardinale Ruffo per riprendersi quello che gli era stato scippato dai Giacobini francesi, i valori di riferimento erano tre: Dio, Patria, Re.
Ecco perchè non si schierarono con i Borbone: ne riconoscevano automaticamente uno “status”, quello della legittima guida e riferimento della propria Patria in pericolo.
Erano -al contrario- i giacobini partenopei a rappresentare, come oggi le famiglie del capitalismo italiano servo-assistito alla Benetton o Agnelli, le storture e le umiliazioni inflitte a un popolo che le élite vendute e corrotte stavano impoverendo e cercando di sottomettere.

Infine, secondo ed ultimo dubbio: ma come fa un filosofo a definire “Sanfedisti di Sinistra” un manipolo di veri “Giacobini” (anche per appartenenza e discendenza storico-politica), come sempre al servizio dell’invasore e del potente di turno, senza accorgersi che i veri “Controrivoluzionari” o “Sanfedisti” appunto, ribelli alle usurpazioni dei poteri forti a danno del popolo, sono -al contrario- da indicare proprio nei Di Maio e nei Toninelli?

Gino Giammarino