Perché la filosofia, anche nella società moderna, è fondamentale

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C’è stato un tempo in cui essere un filosofo significava essere considerato un punto centrale della vita pubblica, un tempo in cui i filosofi muovevano le masse ed i governi. Al giorno d’oggi però è con reticenza e addirittura un po’ d’imbarazzo che una persona s’azzarderebbe a definirsi tale.

La società d’altronde è cambiata, si è mossa verso la conoscenza e l’istruzione scientifica (che è assolutamente fondamentale e importante), ma siamo così sicuri di voler già rinunciare a questa disciplina che è stata fondamentale per lo sviluppo intellettuale umano?

Cos’è la filosofia?

Prima di discutere sulla sua importanza, bisognerebbe almeno riuscire ad inquadrarla in una definizione, cosa già di per sé quasi impossibile data la molteplicità di significati che questa parola ha assunto.

Dalla ricerca del corretto modo di vivere degli stoici, alla ricerca dei valori dei cristiani, passando per lo studio metodologico della realtà aristotelico. Dovendo però dare per forza una definizione all’attività filosofica, una definizione ampia e abbastanza valida nelle disparate situazioni in cui la parola è usata, direi che la filosofia è l’arte di dare definizioni alle cose.

Questo perché, in fondo, siamo tutti schiavi della semantica. Tutti noi sappiamo cosa abbiamo in testa, ma per comunicare fra noi, abbiamo bisogno di parole e queste parole hanno bisogno di essere definite attraverso altre parole che vanno a loro volta definite fino a che non si giunge al punto il cui discorso non è più ambiguo e le due persone arrivano davvero a comunicare.

L’arte di dare definizioni

Per spiegare meglio questo concetto e allo stesso tempo per spiegare quale sia l’importanza della filosofia vi faccio un esempio. In quanti di voi sono mai, nella vita, stati malati? Credo tutti, chi non lo è stato? Seconda domanda: sapreste darmi una definizione oggettiva di malattia?

Ho degli amici che studiano medicina o psicologia e a cui ho posto questa stessa domanda e nessuno ha saputo rispondermi, non prima di consultare il cellulare almeno; curioso dato che le loro intere discipline di studio si fondano sul concetto di malattia e di malessere.

La definizione da dizionario, presa dritta dritta da Wikipedia recita così: “una malattia (o patologia) è una condizione anormale di un organismo, causata da alterazioni organiche o funzionali che compromettono la salute del soggetto”.

Ora, facciamo un paio di considerazioni rispetto a questa definizione.

Innanzitutto un’alterazione che compromette la mia salute potrebbe essere la rottura di un braccio, sono malato se mi rompo un braccio?

Il concetto di anormale anche potrebbe essere interessante, soprattuto se consideriamo che la parola malattia ha anche risvolti psicologici. L’omosessualità ad esempio è stata spesso nel passato considerata una malattia sulle basi del fatto che fosse un comportamento deviato del “normale” istinto alla riproduzione umano e che quindi ne avrebbe inficiato la salute riproduttiva.

Allo stesso tempo da un certo punto di vista anche una gravidanza potrebbe essere considerata una condizione anormale che compromette la salute, ma mai nessuno si azzarderebbe a definirla una malattia.

E cosa dire di alcune malattie genetiche come la talassemia? Per chi non lo sapesse la talessemia è una forma di anemia molto diffusa in Sardegna; essendo una forma anemica, al giorno è considerata una malattia (nello specifico genetica) ma il motivo per cui è così diffusa è che, nel danneggiare i globuli rossi, li rende anche immuni alla malaria e quindi secoli fa quando la malaria era diffusa in Sardegna, la talessemia, che ora è una malattia, al tempo era addirittura un vantaggio evolutivo.

Pensate se no alle battaglie dei transgender per non essere considerati malati o a quelle, meno mediatiche ma che vanno via via sorgendo, di alcune associazioni Asperger che preferiscono il termine neurodiversità al fine di sottolineare come non siano “malati” ma che il loro cervello sia solo diverso e così via, è un discorso che potrebbe andare avanti all’infinito.

L’importanza

Questa lunga digressione, serviva per mostrare come, di fatto, le intere scienza medica e psicologica si basino in una certa misura sulla filosofia. La definizione di cosa sia malato infatti e di cosa sano dà alla medicina una direzione in cui svilupparsi, dà delle priorità, dei limiti etici.

Lo stesso discorso vale ovviamente per sostanzialmente ogni singolo campo. Pensate alla definizione di “vita”, può sembrare una semplice parola ma dietro a questa si cela un groviglio di dilemmi etici che toccano molti temi attuali: dall’aborto, all’eutanasia, passando per l’accanimento terapeutico.

E ancora cosa vuol dire “essere umano”? Può sembrare una domanda banale ma ancora essa tocca il tema dell’aborto, in passato quello delle leggi razziali e della discriminazione di genere.

Che ce ne accorgiamo o no, di fatto, ogni singolo settore, ogni prodotto, ogni legge, ogni ideologia, è l’espressione di una determinata filosofia che ha dato al mondo e alla realtà, al giusto e allo sbagliato una determinata definizione. La comprensione della filosofia si pone quindi come fondamentale per comprendere i diversi punti di vista dei diversi gruppi umani e per sviluppare fra questi, un dialogo (cosa che mi azzardo a dire, in questo periodo in cui sembra abbia voce solo chi urla più forte, si rende estremamente necessaria).

Logica e filosofia

Questo è un punto che voglio chiarire in merito ai reciproci rapporti fra scienze e la filosofia. Ora non ho intenzione di fare una pappardella storica su come le scienze, in un modo o nell’altro, derivino dalla filosofia stessa, ma vorrei soffermarmi più sul concetto di logica.

La logica è ciò su cui si fonda, di fatto, il metodo scientifico. Essa è costituita da un insieme di regole coerenti che permettono di rendere minimo o addirittura nullo l’errore all’interno di un sistema dato.

Esempio: la matematica, la regina delle scienze, all’interno di un ambiente dato da alcune semplici regole elementari ed assiomatiche, la matematica diventa esatta e assolutamente certa, incontrovertibile grazie alla logica.

Il punto è che la logica, di per sé, è priva di significato. Tutte le norme matematiche sono infatti valide all’interno di un insieme di assiomi creato dalla pratica intellettuale filosofica, e benché le scienze si sviluppino grazie alla logica, la direzione stessa verso cui le scienze sviluppano è dettata dalla filosofia… la differenza fra queste è sostanzialmente la differenza fra il “come” e il “perché”.

Come si è sviluppata l’industria bellica nel ventesimo secolo? Grazie alla logica. Perché si è sviluppata? Filosofia dovuta alle condizioni sociali. Come funziona la manipolazione genetica e la clonazione e come la telefonia cellulare? Le risposte ve le daranno la logica sviluppata nelle rispettive scienze. Perché negli ultimi cinquant’anni la telefonia è evoluta molto più in fretta degli studi sulla clonazione? La risposta la dà la filosofia.

Ciò rende le due attività intellettuali, scientifica-logica e filosofica, non opposte ma bensì complementari. Il metodo scientifico senza filosofia è uno strumento senza mano che lo indirizzi, non sa da che parte andare e svilupparsi; al contempo la filosofia senza applicazione rimane solo un’arroganza autoconclusiva da salotto, una versione moderna del sofismo.

Se pensate di meritarlo, quindi (e qui potrebbe partire un altro lungo articolo su chi lo meriti nei fatti… ma per ora lo lascio a voi) non abbiate paura di assumere l’onere del titolo di filosofo. Di gente che sa pensare c’è ne ancora bisogno non preoccupatevi.

 

 

 

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