Perplessità sulla fusione delle Camere di Commercio Pc-Pr-Re.

IMG_6009Manifesto la mia solidarietà al presidente di Confapi, Cristian Camisa, per quanto dichiarato nei giorni scorsi in merito alla fusione delle Camere di Commercio di Piacenza, Parma e Reggio Emilia.

La scelta di unificare realtà distanti per caratteristiche economiche di territorio, per situazioni finanziarie dei relativi enti, per risultati sinora raggiunti, non credo che rafforzerà la nostra città dal punto di vista dello sviluppo del tessuto economico.

Non è la prima volta che si assistono ad accorpamenti o tentativi di accorpamento poco meditati; è avvenuto anche in altri ambiti con critiche e problemi di assestamento (basti pensare alla centrale operativa del 118 o alla prospettiva area vasta a livello istituzionale); l’esperienza ha insegnato che unire, all’insegna di un principio di razionalizzazione spesso mal interpretato, senza attente valutazioni di dettagli e nel concreto, compromette l’efficienza del sistema.

Non sono aprioristicamente contraria alle unioni di enti od organismi, ma credo che debbano essere pensati e realizzati con criterio, a fronte di valutazioni sull’omogeneità delle componenti.

La riforma relativa alla riorganizzazione delle Camere di Commercio era già nata male. L’iter legislativo seguito dal governo per attuare il riordino era parso subito affetto da illegittimità costituzionale per mancata previsione di intesa e condivisione con la Conferenza Stato Regioni. Sulla base di una sentenza della Corte Costituzionale, l’anno scorso, il Ministro dello sviluppo economico è stato costretto a ripresentare il decreto ministeriale all’esame della Conferenza Stato Regioni, comunicando nel contempo ai Commissari ad acta incaricati di sospendere le procedure di accorpamento delle Camere di Commercio. Nonostante il non raggiungimento dell’intesa predetta il Ministero è stato autorizzato ad adottare comunque il relativo decreto attuativo della riforma. Credo che l’origine, il percorso ed ora l’attuazione del riordino sia una forzatura su cui occorreva una maggiore riflessione.

Ora però l’iter è stato portato avanti e Piacenza ha una rappresentanza paritaria nel consiglio di amministrazione (ci mancherebbe), pertanto, pur ferme le critiche sopra evidenziate, da oggi, non si può che lavorare con responsabilità sperando che la realtà superi le aspettative poco rosee.

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da Libertà 15.4.2018

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