Presidio di “Libera” sul territorio contro la ‘ndrangheta

Scalea – Un presidio di Libera contro le Mafie per il territorio ricompreso tra Tortora e Cetraro. E’ stato questo il tema dell’incontro che si è svolto a Scalea presso il Punto Luce. E’ il secondo in ordine di tempo dopo un primo appuntamento, tenutosi pochi mesi fa, a Santa Maria del Cedro. Dopo una breve introduzione da parte di Angelo Serio responsabile del centro, sono stati il coordinatore regionale, Don Ennio Stamile, e il vicepresidente nazionale di Libera nonchè responsabile dello sportello antiusura, Don Marcello Cozzi, ad affrontare il tema delicato della lotta alla mafia. Una lotta che richiede di coadiuvare i familiari delle tante vittime innocenti. Questo il messaggio principale rivolto alla platea dei presenti. Sono i familiari infatti che, superando il dolore causato dalla perdita di un loro congiunto, affrontano con coraggio, forza e dignità il percorso che può condurli a capire e scoprire la verità su quanto gli è accaduto; talvolta, lo affrontano svolgendo ricerche in prima persona e in assoluta solitudine. Entrambi i relatori si sono soffermati sull’importanza di praticare nel quotidiano la legalità ma senza mai distogliere l’attenzione dal ruolo assolto dalla memoria. Don Marcello Cozzi sottolinea come sia necessario non dimenticare cosa significhi davvero “fare memoria”. Memoria significa non lasciare sole le persone che hanno subito la perdita di un familiare per mano della criminalità, significa affiancarli nella loro esigenza di giustizia e non solo ricordare chi non c’è più. Non è sufficiente partecipare alle manifestazioni organizzate contro la mafia, perché una manifestazione da sola non preserva il ricordo. A fare la differenza è il sostegno che si può offrire alle famiglie che si sono viste strappar via una parte della loro vita. Non basta spendere una parola di conforto ma occorre prestare aiuto nella ricerca della verità; una verità alla quale troppo spesso non si giunge attraverso l’attività di indagine. Troppi casi risultano archiviati come “lupara bianca”; troppi casi in cui non si riesce a ricostruire i fatti e si finisce così per ledere quel ricordo legato alla persona, compromettendone la memoria. Bisogna evitare che il ricordo sbiadisca e per fare questo si deve ricostruire il fatto storico che appartiene al vissuto di ciascuna vittima. A questo proposito è Don Marcello Cozzi ad insistere sulla necessità di riuscire ad attribuire un volto a queste vittime che spesso restano anonime ai più. Un nome “senza volto” in un triste elenco non può bastare. E’ per questo motivo che ricostruire la storia di ogni vittima innocente diventa premessa per restituire loro dignità nella memoria. Ogni nome deve potersi ricondurre all’immagine dei battiti di un cuore che ha vissuto. E’ quel ritrovato ricordo che mantiene intatto il significato vero della memoria e restituisce dignità ai molti, troppi morti innocenti. E’ in questa sentita esigenza che si inserisce il lavoro portato avanti da chi fa parte di Libera. Lo fa aprendo le porte ad una madre, ad un fratello, ad una sorella o ad un padre che, non potendo ottenere verità diversamente, chiede aiuto anche solo per ritrovare la forza di andare avanti. E allora è in questo percorso che “bisogna, accompagnarli, seguirli e ascoltarli” secondo Don Ennio Stamile. E’ in questo modo che Libera offre vicinanza e sostegno concreto e non semplicemente consolazione. Un presidio di legalità, quindi, che monitori, prevenga e contrasti la criminalità sul territorio ma anche il luogo in cui chi prova la tremenda sensazione di essere stato lasciato solo non si senta più così.

Tiziana Forestieri

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