Proibito

Accadono cose davvero strane in Italia, paese ormai lobotomizzato.
Pensate, al Concerto del 1° maggio – ovvero la manifestazione musicale più densa di significati politici (giusti, sbagliati, attuali o superati che siano) – l’iconoclasta Piero Pelù (da sempre ribelle e decisamente schierato) si è messo a menare fendenti proprio alla politica.
Clamoroso al Cibali.
Le vittime?
Giovanardi, Berlusconi & Dell’Utri e financo il Turbo-Premier Matteo Renzi.
L’esibizione del cantante fiorentino – per inciso, ha dimostrato cosa voglia dire stare su un palco – è stata un antidoto all’omologazione e all’alienazione.
Delle sue scudisciate ho apprezzato anche i respiri, il suo effetto placebo è riuscito a rendermi piacevole un rientro al lavoro di venerdì.
A Pelù ho perfino perdonato pro tempore la partecipazione ai reality.

La reazione pavloviana della politica (al solito corroborata da giornalisti alla mercé del potere) denota un’allergia al dissenso non curabile con gli antistaminici e si può riassumere in un tautologico “I cantanti pensino a cantare”.
Per lo stesso motivo, quindi, di politica nazionale potrebbero parlare solo gli eletti alla Camera ed al Senato.
Ovvero loro.
Un concetto davvero molto profondo sulla libertà di pensiero che nasconde un sogno mostruosamente proibito che comincia con “c” e finisce con “ensura”.
Per fortuna nel nostro Paese tanti musicisti non si sono limitati a cantare e suonare (l’elenco annovera gente come Gaber, Guccini, De Andrè, Battiato e potrebbe proseguire per chilometri) perché tra le funzioni dell’arte c’è quella di stimolare il pensiero, di aprire la mente, di creare dubbi e dissolverne.
E la provocazione (condivisibile o meno) è l’essenza stessa del Rock.
O si rischia di tornare al clima dell’Unione Sovietica o di finire (e non manca molto) in quello auspicato nel Piano di Rinascita Democratica di Gelli (non a caso citato dal cantante dei Litfiba nella sua omelia).

Tutti quelli a cui le esternazioni di Piero Pelù hanno procurato l’orticaria hanno un rapporto problematico con l’ambiente dell’arte e della cultura, che vorrebbero geneticamente modificare: anfratti al posto di una Piazza San Giovanni gremita di persone, cortigiani piuttosto che artisti ed intellettuali liberi.
Con la cultura si mangia (in tanti pensano il contrario) e soprattutto si cresce (in tanti vogliono il contrario).
Non ci sarebbe da stupirsi poi se qualche precario dell’onestà intellettuale proponesse di portare sul palco del prossimo Concertone Mirko e i suoi Beehive e Jam e le Holograms: solo (pessima) musica e pochi ragionamenti.
Rigorosamente per interposta persona.

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