Quel fascista di Baglioni, anzi, no


Claudione nazionale

La strana storia del direttore artistico del Festival di Sanremo, Claudio Baglioni, che dopo alcune opinioni personali sulle vicende politiche italiane viene dichiaratamente estromesso dalla prossima kermesse per mano della direttrice di Rai1.

la dichiarazione del Claudione nazionale:

La classe dirigente, la politica e l’opinione pubblica, ha fallito miseramente, con conseguenze gravissime: il nostro paese è terribilmente incattivito, rancoroso, nei confronti di chi non è piacevole, di chi non è amico. Credo che le misure messe in atto da questo e dai precedenti governi non sia stata all’altezza della situazione. Ma adesso è una grana grossa, preso in considerazione molti anni fa non avrebbe avuto lo stesso peso. Il paese è terribilmente disarmonico, confuso, cieco.

Il tutto durante la conferenza stampa di presentazione del 69mo Festival e il tema è chiaramente quello dei migranti.
La sinistra col Rolex, quella nostalgica ed artistica, da sempre vicina ai più deboli si schiera contro la cattivissima direttrice, grida alla censura e inneggia alla libertà di pensiero, designando Baglioni come la nuova vittima innocente della destra di governo fazzizta e zazzista.

Peccato che la sinistra italiana, sempre pronta a salire sul carro più performante non sia mai stata tenera con Baglioni, tant’è che negli anni settanta fu accusato apertamente di essere di destra (come se fosse un’ideologia fosse una colpa) e addirittura FASCISTA!

Certo, negli anni dell’impegno politico, mentre Guccini lasciava esondare la sua tristezza e la sua lotta di classe, il magro Claudio cantava il disimpegno e l’amore giovanile con il suo “passerotto non andare via” e le sue magliette fini. In luogo dell’eskimo egli amava vestirsi di nero e le due cose insieme lo resero un facile bersaglio.

Così parlava di Baglioni l’anno scorso il buon Antonio Ricci.

“Non lo reggo da sempre, da quando ero ragazzo. Baglioni era il cantante preferito dei fascisti, dei La Russa e Gasparri. In uno spettacolo dissi anche che gli avrei tirato una molotov. Ora se gli dai fuoco si sparge odore acre di plastica che semina diossina in tutto il Paese. Non penso sia uno disonesto…il botulino gli intoppa i ragionamenti nel cervello”

E questo rende in parte l’idea di ciò che dicevo più in alto.

Molto più probabilmente il buon Baglioni è un libero pensatore che ha commesso l’imperdonabile leggerezza di esprimere il proprio parere su cose di politica all’interno di un mausoleo sacro come il festival di Sanremo. Parlo di imperdonabile leggerezza perché egli dovrebbe sapere che da sempre l’artista disimpegnato e romantico non può concedersi il lusso di schierarsi, di simpatizzare o semplicemente esprimere opinioni politiche che possano in qualche modo modificare la rassicurante aura che lo avvolge agli occhi dei (vecchi e nuovi) fans.

La mimetica sinistra italiana ci mette un secondo a dare del fascista, magari un po’ a cazzo, a chi non è in linea con il suo pensiero. Baglioni è passato in un batter di ciglia da simbolo della destra e bersaglio per molotov a vittima del governo cattivo di Salvini.

Se non fosse che siamo parlando di cazzate, sarebbe da disperarsi.

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