RANCOROPOLI

Manuale di sopravvivenza da usare in caso di mancanza di buongusto e in caso di mancanza di innocuo/inoffensivo sarcasmo.

Il cattivo gusto, si sa, è una questione di abitudini.

Ce ne accorgiamo quando c’è chi gioisce in maniera becera e ingiustificata della sofferenza altrui.

Il problema, soprattutto, è quando il buongusto latita e diventa talmente accessorio da essere più raro di El Dorado.  Alla fine, quando ci saremo stancati (anche se la soglia di tolleranza nostrana è alquanto alta, forse troppo), daremo ragione a chi dice che il buongusto dovrebbe essere insegnato a scuola. Ormai abbiamo capito che, se parliamo di competenze, quella della sobrietà dei toni e del garbo dovrebbe essere necessaria.

Un altro problema cresce quando pensiamo che il rancore possa giustificare tutto, anche l’inveire contro chi non vive un momento decisamente positivo della propria vita.

E si, tutte le volte che succede è abbastanza triste e desolante.

Basta trovare un bersaglio, un capro espiatorio contro cui riversare la propria rabbia repressa e il proprio nervosismo: uno con più soldi di noi, con una bella fidanzata/o o uno con un’opionione differente. La frustrazione è un sentimento come tanti, ma dovremmo essere noi a farci i conti ed elaborarla, non gli altri (introspezione). Per questo, forse, dovrebbero esserci più distributori di camomilla in giro e meno macchinette del caffè :) .

Una cosa poi è chiara: sono ancora pochi quelli che hanno scoperto i benefici della meditazione e degli esercizi di respirazione. Con ciò non voglio dire che non si debba esprimere un legittimo disappunto, ma forse farlo in maniera civile (e magari per quelle che riteniamo ingiustizie) sarebbe meglio.

Chiudo con una paragone un po’ sproporzionato, lo so, ma efficace: come Parsifal che cerca il Graal, chi ha la mia stessa opinione se na va in giro in cerca di un po’ di garbo e gentilezza anticonformista. Ne troveremo mai tanta?

Nel frattempo, respiriamo….

 

Langravio

 

 

 

 

 

 

 

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