Ricordiamoci l’intelligenza

“Se un giorno dovessi mai fare un tatuaggio sarebbe questa la frase che mi farei tatuare”.

Non è passato molto tempo da quando un carissimo amico (scrittore, blogger, mica uno qualunque… con tutto il rispetto per gli uno qualunque!) mi ha detto questo durante una delle nostre tante conversazioni, e devo dire che all’indomani del referendum questa frase suona, a mio parere, più che mai azzeccata.

Il cosiddetto referendum sulle trivelle non ha raggiunto il quorum, fermandosi a una percentuale del 31% circa. Amen. Me ne farò una ragione: a dire il vero me l’ero già fatta al primo dato sull’affluenza delle 12. Si è capito subito che non sarebbe successo niente di eclatante.

Io e Fabrizio siamo andati a votare, barrando la casella del SI e rispettando chi – tra amici o conoscenti – si è espresso per il NO. La cosa importante era esserci e dire la propria, quale che fosse. Esserci per sottolineare la prepotenza di chi s’è preso la briga di dire ‘restatevene pure a casa’. Sarà che ho un carattere di m…a, ma in genere non mi faccio dire da nessuno cosa fare, e quindi ammetto – consapevole del fatto che come motivazione non è proprio nobilissima – che tra i motivi del mio recarmi alle urne c’è stato questo veto posto dal Premier italiano (mi sforzo di ricordare quando l’ho votato esattamente, ma proprio non mi ricordo…).

A turbarmi di più, però, nelle scorse settimane, sono state le dichiarazioni di Giorgio Napolitano, unico Presidente della Repubblica ad essere eletto per due mandati (roba che manco quel Grande di Sandro Pertini). Se è vero che il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione, ritengo inaccettabile che un Presidente emerito possa invitare i cittadini ad astenersi dall’esercitare un diritto costituzionalmente previsto, come quello di esprimersi a un referendum.

Ditemi che sono dura, che sono sempre la solita, perché fondamentalmente lo sono.

Sono la solita romantica che nel segreto della cabina, scheda aperta e matita in mano, prova sempre quella sorta di emozione nel tracciare il proprio segno. Con la sensazione – quasi un brivido – che qualcuno, prima o poi, sarà costretto ad ascoltare la mia voce, prendendo atto di ciò che sto dicendo esercitando quel diritto per cui in tantissimi si sono spesi, lasciandoci anche le penne in qualche caso.

Eccesso di Educazione Civica alle scuole elementari, temo.

A ottobre pare che voteremo di nuovo: andrò un’altra volta in cabina e credo di sapere sin da adesso come voterò. Forse, questa volta, non ci chiederanno di rimanere a casa, ma ci inviteranno a recarci alle urne in massa, e come d’incanto il referendum tornerà a essere una cosa importante.

Qualsiasi cosa decidiate di votare, decidetela di testa vostra. Non fatevela dire/suggerire/imporre da nessuno.

Il prossimo autunno ricordatevi, e ricordiamoci, l’intelligenza.

 

 

 

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