ROMA. TASSA RIFIUTI: TROPPI ERRORI NEL CALCOLO DELL’IMPOSTA.

La Tassa sui rifiuti è da troppi anni calcolata in modo errato e le famiglie per anni hanno sborsato più soldi di quanti ne dovessero realmente

Con una interrogazione parlamentare è stato chiesto di rivedere il calcolo della Tari da parte dei comuni perché i conti non tornano e le famiglie stanno pagando più di quando realmente dovuto ai comuni. I consumatori minacciano azioni collettive.

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I comuni da almeno 5 anni avrebbero sbagliato i conti nel calcolo della Tari, l’errore di interpretazione della legge avrebbe portato ad un errato computo della quota variabile con il conseguente aumento del Tributo da pagare. Il sottosegretario all’Economia,Pier Carlo Baretta, nel corso di un question time a Montecitorio ha velato l’errore e il Movimento Difesa del Cittadino urla contro la truffa ai danni dei contribuenti: l’associazione dei consumatori ha lanciato la campagna ‘SOS Tari’ per chiedere i rimborsi ai Comuni che avrebbero applicato la tassa rifiuti ingiustamente maggiorata.

I contribuenti sarebbero incorsi in un errore di valutazione del calcolo e le vittime hanno ricevuto una bolletta che oltre al calcolo della quota fissa,legata ai metri quadri della casa,e la quota variabile,legata ai componenti del nucleo familiare,ma moltiplicata tante volte quante sono le pertinenze mentre la quota variabile andrebbe pagata una sola volta per il l’intero complessivo delle pertinenze.

La bufera dopo l’interrogazione parlamentare del deputato pugliese,Giuseppe L’Abbate (M5S), al sottosegretario all’Economia,Pier Carlo Baretta, per chiedere chiarimenti sulle segnalazioni giunte da alcune città.

L’interrogazione cita come fonte un articolo del Sole24ore del 2014 che denunciava un’inesattezza nel calcolo della Tari nelle città di Milano,Napoli,Ancona,Genova,Catanzaro e Cagliari.
La Tari fu introdotta nel 2014 (dalla L.147/13) per finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. La versa chiunque occupi locali e aree scoperte che generano immondizia: caso degli immobili pagano la Tari sia gli inquilini che il proprietario. Imu e  Tasi costituiscono la Iuc, l’Imposta unica comunale.
Baretta chiarisce che il regolamento (articolo 17, comma 4, del Prototipo di Regolamento per l’istituzione e applicazione della Tares è applicabile anche alla Tari con riferimento ai fruitori delle utenze domestiche.
La norma stabilisce che “le cantine, le autorimesse o altri simili luoghi di deposito, si considerano utenze domestiche condotte da un occupante, se persona fisica priva nel comune di utenze abitative. In difetto di tale condizione i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche”. In parole povere, sulle pertinenze si applica la Tari come se fossero case, se chi le usa non risiede nel Comune. Se è residente, si considerano locali accessori all’appartamento stesso.
Il Consiglio di Stato si era pronunciato sulla Tari (sentenza 4223/2017). Il secondo grado della giustizia amministrativa ha affermato che la tassa sui rifiuti non può essere più onerosa per i cittadini privi di residenza nel Comune. Sarebbe illegittimo anche il criterio che penalizza chi viene da fuori. Nonostante le varie pronunce in merito, per l’anno che viene la Tari potrebbe subire dei rincari, previsti nel disegno della legge di bilancio 2018.
Le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra e rivendicano la restituzione gli pagamenti immotivati.  Il Movimento difesa del cittadino che da tempo denunciava irregolarità nell’applicazione del tributo ha deciso di lanciare attraverso i suoi sportelli territoriali la campagna ‘SOS Tari’ per chiedere ai Comuni di restituire ai contribuenti per le somme illegittimamente versate.
Per aderire basta inviare una mail alle sedi locali dell’associazione che si occuperà di verificare gli avvisi di pagamento e inviare l’istanza di rimborso al municipio competente.

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