Romanzo distopico

Quante volte hai sentito parlare i tuoi genitori, i tuoi parenti, i tuoi conoscenti dei ragazzi di oggi, di giovani inconcludenti, svogliati, senza alcuna prospettiva? Forse tante, troppe. Quante volte invece hai sentito discutere del perché questi ragazzi non sono come, secondo le generazioni precedenti, dovrebbero essere? Forse poche, troppo poche.

È semplice, troppo semplice, parlare dei giovani. Sì, parlare con i giovani è più difficile, ma è l’unica arma che abbiamo a nostra disposizione per sconfiggere la negatività del mondo in cui viviamo.

Seguendo una serie tv su Netflix, pensavo, pensavo proprio alla nostra società. La serie tv parlava di una coppia di adolescenti, un presunto psicopatico e una ragazza ribelle e insoddisfatta della propria vita, che decide di fuggire. Nulla di più attuale. Ma da cosa era spinta questa fuga? Dalla paura. È la paura a farla da padrona. I nostri nonni non immaginavano la piega che un giorno il nostro mondo avrebbe preso. L’hanno progettato per garantirci più certezze possibili. I nostri genitori, a differenza loro, forti di un benessere economico e sociale, si sono preoccupati dell’immediato. Ed ecco i risultati, uno strappo con le nuove generazioni che sembra impossibile da ricucire.

Come possono i giovani crescere pieni di valori in una società che ai loro occhi sembra vuota? I tempi corrono velocissimi, il mondo di ieri è già nettamente diverso da quello di oggi. I giovani cercano di progettare la loro vita, ma trovano soltanto chi dovrebbe aiutarli che fa fatica a stare al passo. La tendenza degli adulti all’attesa, al prolungare i tempi e al rallentare i ritmi va in contraddizione con l’essenza del mondo odierno legato all’immediato. Perché sì, questo è un mondo esasperato dalla voglia di rendere l’immediato perfetto. La grande difficoltà a fare scelte per una prospettiva futura migliore delude perché nel mondo globalizzato ciò che conta veramente sono le emozioni forti e la strada più corta per arrivarci. Molti vivono il fallimento della generazione precedente, la quale ha creduto che tutto potesse essere a portata di mano e che ha creduto di essere onnipotente.

Ad oggi, sono veramente pochi quei genitori capaci di progettare e di farlo insieme ai propri figli. I giovani sono l’anticipazione di ciò che sarà domani e progettare il mondo insieme a loro significa imprimere i giusti valori fondanti per la Terra del domani. Al giusto valore affettivo vanno affiancati moralità, civiltà e normativa, elementi fondamentali per un organismo, del tutto assimilabile a una tabula rasa. Un giovane è, per parafrasare Rousseau,  bon sauvage, un essere primitivo per natura buono, ma malvagio se entrato a contatto con la società e il progresso. Dal mio punto di vista il bon sauvage diviene malvagio, non col contatto con la società e il progresso, ma con uno stile di educazione fai da te, dove i riferimenti del giovane non sono gli esempi del genitore, i suoi precetti o la sua moralità, ma elementi volatili e incerti. I giovani d’oggi sono capaci di buone azioni, come quelli delle generazioni precedenti, se motivati da una giusta causa. A differenza delle generazioni precedenti, sono venute meno quelle figure di riferimento che prima invece costituivano dei veri e propri trampolini di lancio verso la bontà. Non esistono più le grandi ideologie, non esistono più i partiti politici di massa, non esistono più circoli culturali, veri e propri insegnanti di vita.  Prendono punti di riferimento ovunque, per poi applicare il loro stile di vita nella quotidianità, rischiando di finire nel baratro di un certo conformismo consumista e di non costruire la loro libertà, ma assaggiarne una servita da altri. I giovani così mancano di fantasia e diversità. Aver educato i giovani al dover soddisfare tutti i loro desideri, inducendoli a pensare che siano dei veri e propri bisogni reali, li ha privati di quella voglia di differenziarsi e di distaccarsi dai normali oggetti di riferimento per sopravvivere. Essendo stati sempre alla portata di tutto, non riescono a capire cosa veramente manca per vivere.

L’esperienza di tutti noi diventa ogni giorno più frammentata. La scuola non è più istituzione, agli occhi della massa non ha funzione civile e sociale. È stata depredata di fondi, di modelli formativi, di quell’atmosfera che prima formava in primis la persona e poi lo studente. Alla scuola è rimasta solamente l’esperienza conoscitiva e non basta. La scuola è il punto di partenza, insieme ai genitori, dell’educazione di ognuno di noi. La scuola era centro di aggregazione, genitrice della comunità, il posto in cui ciascun giovane poteva disegnare il proprio futuro e farlo in modo certo. I modelli di riferimento culturali sono perlopiù legati al mondo dei mass media, dei social network e del mondo dello spettacolo e dello sport. Manca la razionalità nella strutturazione del giovane e si accetta la sola emotività istantanea.

L’economia non aiuta. Il mercato del lavoro è sempre più improntato al precariato e all’instabilità. I giovani sono sempre meno invogliati a fare delle scelte fondamentali per la loro, non si sentono obbligati. Vivono in un costante senso di emergenza e di precarietà che li induce a rimanere nel loro e non fare passi avanti.

Molto spesso i giovani sono oggetto di critica svalutativa da parte delle generazioni precedenti perché lo scandalo fa più notizia del bene. Viene dato molto più risalto a fatti gravi come teppismo, vandalismo e violenza e la maggior parte di queste situazioni vengono strumentalizzate. È la società che ci impone di fare audience, è la società ad essere affamata di questo tipo di circostanze. La società però scorda che siamo figli delle scelte dei nostri genitori. I problemi vanno affrontati con la critica costruttiva. Soltanto così capiremo lo sbaglio e come non commetterlo più. Il cosiddetto vuoto morale delle nuove generazioni è frutto del vuoto morale delle vecchie generazioni.

Sicuramente non esiste più il mondo dei nostri nonni, dei nostri genitori. Il cambiamento è talmente veloce che non riusciamo a seguirlo. Sembra di vivere in uno dei migliori romanzi distopici del ‘900. Se da una parte, la caratura letteraria è di alto livello, dall’altra, la trama non è del tutto piacevole e paura e incertezza ne sono le parole chiave. È compito di ognuno di noi quindi cercare il cambiamento e fare in modo che avvenga. Il futuro sarà quello che avremo scelto oggi ed è da oggi che dobbiamo iniziare a programmarlo.

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