Sangue a Gaza, bambini tra le vittime Israele pronto a un grande attacco (FABIO SCUTO).

I media

Spot, musica e disinformazione è guerra anche di propaganda.

GERUSALEMME – LA PRIMA battaglia è quella che si vince sul teleschermo». Hanno imparato la lezione gli islamisti di Hamas, diventati abilissimi nelle strategie e tecniche di manipolazione dell’informazione perché la guerra delle parole non è meno importante di quella con le armi. Per questo Hamas ha avviato una propaganda per mandare i suoi proclami al “nemico” israeliano, direttamente nella sua lingua: l’ebraico.

«La prima battaglia è quella che si vince sul teleschermo ». L’hanno imparata rapidamente la lezione gli islamisti di Hamas, diventati abilissimi nelle strategie e tecniche di manipolazione dell’informazione perché la guerra delle parole non è meno importante di quella con le armi. Per questo Hamas ha avviato una fitta propaganda per glorificare i suoi “eroici combattenti” per raccogliere altri sostenitori, ma anche per mandare i suoi minacciosi proclami al “nemico” israeliano, direttamente nella sua lingua: l’ebraico. Ieri il dipartimento della propaganda di Hamas ha messo a disposizione su Youtube il suo ultimo spot. Lo scenario è quello classico, miliziani vestiti di nero e mascherati che spostano, trasferiscono i razzi sulle rampe e poi li sparano verso Israele. L’originalità non è nel video — se ne trovano centinaia così nel web — ma nel messaggio, i miliziani delle Brigate Ezzedin Al Qassam — il braccio armato di Hamas — cantano in ebraico una delle più note canzoni di battaglia del movimento integralista.

«Fai tremare la sicurezza di Israele» è il titolo della canzone che scorre accompagnata da una musica drammatica e da immagini che celebrano le “vittorie” palestinesi sullo Stato ebraico. «Cancella tutti i sionisti, brucia i soldati e le loro basi», recita il lugubre canto di Hamas, mentre scorrono le immagini di razzi lanciati da Gaza, alternate a quelle di scene di panico in Israele dopo l’esplosione di uno degli oltre 600 razzi sparati in questi 5 giorni. «Distruggi il nido di scarafaggi, espelli tutti i sionisti», canta ancora la voce maschile, mentre nel video scorrono le immagini della costruzione di razzi e di operazioni condotte dai militanti delle Brigate Ezzedin al-Qassam. «Loro hanno paura dalla morte — dice ancora la canzone — e si nascondono dietro i muri e le barriere. Fai piovere su di loro molti razzi, trasforma in orrore il loro mondo ». In sovrimpressione scorre intanto il testo della canzone in caratteri ebraici e arabi, per essere certi che anche sul fronte psicologico la guerra contro Israele sia quanto più efficace possibile.
Questo video di cinque minuti è uno degli “hits” della macchina della propaganda sempre meglio oliata di Hamas, per mandare direttamente
al pubblico israeliano il loro messaggio di morte. Le Brigate hanno inoltre fatto rivivere il 7 luglio, dopo diversi mesi di silenzio, una versione ebraica del proprio account Twitter e anche un sito in ebraico che è ricco di informazioni, con bollettini militari aggiornati; comunicati di carattere politico; un archivio fotografico, ed una piccola collezione di filmati concepiti per mostrare agli israeliani le conseguenze dei continui raid aerei su Gaza e per ribadire che i miliziani di Hamas non cederanno mai le armi.
Hamas ha progressivamente costruito un proprio reparto di propaganda da almeno un decennio, spiega il sociologo palestinese Salah Masharka dell’Università di Bir Zeit, sulla base di una strategia elaborata in passato dal potente movimento sciita libanese Hezbollah: mandare messaggi di morte al nemico direttamente nella sua lingua. Il risultato è una relativamente sofisticata produzione, almeno nella forma, che arriva fino a usare il gergo e i vocaboli utilizzati dai soldati di leva israeliani. «È un modo nuovo di minacciare gli israeliani», osserva il professore, un tentativo di instillare la paura e spingere l’opinione pubblica israeliana contro il proprio governo.
Ma è anche una risposta alla forte campagna mediatica in Israele su ogni canale di comunicazione, dove le autorità israeliane cercano di ogni modo di illustrare la natura “mirata” dei bombardamenti su Gaza che però finora fatto più di 120 morti, tra cui molti donne e bambini.
L’offensiva mediatica di Hamas non è diretta solo in Israele ma anche ai “fratelli” palestinesi in Cisgiordania, sollecitati a scendere per le strade per una “terza intifada” scaricando i moderati del presidente Abu Mazen. Così “Al-Aqsa” la tv controllata dagli integralisti evidenzia la lotta di Hamas contro le forze di occupazione israeliane con grafica animata di razzi che cadono su Israele. I social network non fanno eccezione, sono stati aperti decine di account dagli islamisti — seguendo la tendenza alla moda delle “breaking news” — con il dettaglio della cronologia dei combattimenti. Essi diffondono notizie di scontri fantasiosi, di soldati israeliani respinti e uccisi nella notte in combattimento, di eroici confronti militari. Notizie frutto soltanto di un abile propaganda mediatica.
Hamas nella sua retorica si sta anche impadronendo, molto sottilmente, della “memoria” palestinese. Ieri tra un aggiornamento e l’altro delle notizie ha mandato in onda le immagini dei suoi combattenti in azione con in sottofondo una famosa canzone dei feddayn dell’Olp di Yasser Arafat in voga negli anni ‘70, cioè ben prima della fondazione di Hamas che avvenne solo nel 1987. «Tutti i palestinesi conoscono questa canzone, la sentiamo fin da quando eravamo ragazzi, adesso Hamas la sfrutta per suscitare una reazione, rinfocolare un sentimento nazionale e in fondo anche per essere accettato come l’ultimo erede di quella stagione di lotta armata».

Da La Repubblica del 13/07/2014.

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