SeaWatch e Open Arms, cronaca di due emergenze umanitarie

Negli ultimi mesi le acque del Mediterraneo hanno conosciuto e avuto a che fare con le storie di più di 400 profughi, tutte dettate dalla disperazione e guidate unicamente dalla speranza di trovare un approdo, un nuovo inizio per se stessi e per la propria famiglia. Una seconda opportunità per ricominciare, lontani dai Paesi d’origine, lontani da guerre e situazioni economiche disastrose.

La già nota nave Open Arms, appartenente ad una Ong spagnola, è tornata in mare per soccorrere, durante la settimana di Natale, 311 persone (di cui 139 minori) nella zona ad est di Tripoli, precisamente nelle acque di Al Khoms, dopodiché ha mandato richieste di attracco ai Paesi più vicini. L’isola di Malta ha da subito chiarito che non avrebbe accolto la nave; ha dovuto tuttavia dare la possibilità alla giovane Sami, originaria del Burkina Faso e facente parte della massa di profughi, di dare alla luce il piccolo Sam sul territorio maltese, per poi costringerla a tornare sulla nave per cercare, assieme agli altri migranti, un altro posto dove potersi fermare stabilmente.

Intanto, la risposta del Ministro degli Interni Matteo Salvini non si è fatta attendere. Il Vice Premier ha dichiarato fin da subito come i porti italiani fossero chiusi e non avrebbero permesso ad Open Arms di attraccare. Altrettanto rapido e pesante è stato il commento del responsabile generale dell’Ong in questione, Oscar Camps, il quale ha accusato Salvini di lasciare della povera gente in balia del destino e delle pessime condizioni marittime che li attendevano in quei giorni. Parole dure sono state spese anche per il governo maltese, il quale avrebbe addirittura negato degli approvvigionamenti per la nave, indispensabili data la catastrofica situazione.

Sul caso si è pronunciato anche il Ministro dei Trasporti Toninelli, difendendo la posizione presa dal vice Presidente del Consiglio e sottolineando che a far mancare il supporto all’Ong sono state anche Francia e Inghilterra. Ha concluso asserendo come il problema immigrazione sia una questione da risolvere a livello europeo.

Dopo il muro secco di Malta e la risposta ancora più fredda ricevuta dal nostro governo, Open Arms ha ricevuto un messaggio positivo dopo un travagliato navigare. Il governo spagnolo ha dato la sua disponibilità e il 28 dicembre la nave è finalmente attraccata vicino la città di Algeciras, nel porto di Crivanis. Gli oltre 300 rifugiati, tra donne e bambini, hanno finalmente avuto la possibilità di riposare e di riprendersi da questa sofferta odissea.

Simile vicenda, e simile epilogo, hanno avuto anche le navi Sea Watch e Sea Eye.

C’è stata allegria e voglia di festeggiare a bordo delle due navi dopo che è arrivato il tanto atteso annuncio dello sbarco a Malta. “Stanchi, ma felici”, sono stati descritti i 49 migranti che, dopo essere stati in balia delle onde per ben 21 giorni, hanno potuto finalmente sbarcare sulla terra ferma. I migranti verranno a questo punto smistati tra otto Paesi dell’ Unione Europea, Italia compresa.

Ed è proprio in Italia che la vicenda ha interessato molto il dibattito pubblico e ha visto non pochi  ripensamenti e cambiamenti di rotta all’interno dello stesso Governo. Il Ministro degli Interni Matteo Salvini, fin dall’inizio della vicenda, ha dichiarato (come in passato) il suo secco no all’accoglienza, dichiarando chiusi i porti italiani e causando di conseguenza non pochi scontri. I primi a remargli contro sono stati i Sindaci di diversi comuni, come De Magistris a Napoli, che hanno dato completa disponibilità ad accogliere nei propri porti le navi interessate dalla vicenda. Per completare il già confuso quadro dell’esecutivo nostrano, lo stesso Presidente del  Consiglio Giuseppe Conte ha dichiarato di voler accogliere se non tutti i profughi, almeno donne e bambini, andandosi a scontrare direttamente con quanto detto dal suo Vice e facendo scaturire un diverbio che, davanti alla stampa, è stato concluso per evitare ulteriori problemi.

Tornando allo stato attuale della vicenda, la parte di naufraghi che giungerà in Italia sarà accolta e gestita unicamente dalla Chiesa Valdese, senza alcuna spesa per lo Stato. Salvini si ritiene soddisfatto, ribadendo come non ci sarà alcuna spesa per i cittadini e come l’esecutivo rimanga “compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi e lotta agli scafisti”, mentre organizza un incontro con il Commissario dell’ UE per le migrazioni Dimitris Avramopoulos per chiedere ad altri sette Paesi dell’Unione di rispettare l’impegno di spartire i 200 migranti sbarcati l’estate scorsa sulle coste italiane.

La vicenda si chiude così, con i 49 migranti che possono finalmente dire addio a    quell’orribile traversata, l’inizio dello smistamento tra i vari Paesi, che si spera si risolva in poco tempo, e la promessa di un incontro, per poter onorare un accordo preso tra le varie potenze europee a noi vicine, in modo da concretizzare un effettivo aiuto per la gestione degli sbarchi.

                                                                                                                            Antonio Ruggiero

                                                                                                                            

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