SIAMO COSÌ TECNOLOGICAMENTE ABITUATI (PER NON DIRE RIMBAMBITI)

Troppo spesso dimentichiamo che l’uomo della preistoria ha acceso il primo fuoco sfregando un paio di pietre e non con uno di quei Clipper da collezione che i più fanatici alla domanda “scusa, hai da accendere?” ti guardano con diffidenza e non ti lasciano il loro accendino neanche per sogno.

Per fortuna l’eccezione esiste e in questo caso è rappresentata dal fanatico che stringe quello stesso accendino in un pugno e rapidamente lo avvicina alla tua sigaretta fino a quando tu non hai paura due volte: la prima perché sembra che stia per darti un cazzotto e la seconda perché la fiamma è così alta che ti ha bruciato i peli del naso.

Allo stesso modo prima del Technicolor la televisione era in bianco e nero e uno i colori poteva solo immaginarseli. L’unica indiscutibile certezza era Calimero, quel pulcino con un guscio d’uovo in testa e che era tutto (addirittura testimonial di detersivi per la lavatrice) tranne che colorato. Allo stesso modo ancora, il nostro smartphone non era altro che un semplice telefono e funzionava niente meno che con i tasti.

Questa osservazione nasce dal fatto che la settimana scorsa mi sono imbattuta in una signora sulla sessantina che picchiettava lo schermo del suo cellulare con la stessa intenzione di chi vorrebbe cecarti un occhio -vale a dire con il dito ben steso e con un colpo secco. Avrei voluto dirle che il suo Alcatel modello 1035D era più un pezzo d’antiquariato che un cellulare e che proprio per questo non poteva pretendere che il suo schermo fosse touchscreen.

Poi infatti gliel’ho detto. Specialmente perché era diventata paonazza come un peperone pronto da spellare. Avesse avuto tra le mani un Nokia 3310 sono sicura avrebbe fatto l’impossibile pur di muovere il serpentello di Snake trascinando un dito (o magari l’intero palmo della mano) sullo schermo piccolo e verdastro.

Stiamo parlando di una sessantenne all’avanguardia o dell’ennesima vittima della troppa tecnologia? Si, perché laddove c’è del progresso c’è anche del regresso: molte volte si impara il nuovo dimenticando il vecchio o –peggio ancora- si applicano al vecchio le leggi del nuovo, come nel caso della signora e del suo Alcatel (con tanto di sportellino).

È paradossale ma aprendole gli occhi sul fatto che il suo cellulare fosse in realtà l’icona moderna dei primi anni del 2000 mi sono sentita più vecchia di lei. Poi mi sono toccata la faccia e ho sentito la mia pelle liscia e senza rughe. È stato rincuorante.

Insomma mi rendo conto che bisogna adattarsi. La vera sfida però sta nel non rimbecillirsi.

 

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