Siria, non solo Isis: una guerra che dura da 7 anni

Nelle ultime settimane lo sguardo dell’opinione pubblica è tornato a focalizzarsi sulla Siria, un territorio che da 7 anni non sa più cosa voglia dire la parola pace.

Oramai chi pensa alla Siria vede solo un cumulo di macerie e morte, un territorio invaso da terroristi pronti a tutto pur di realizzare la Shari’a.

Tuttavia questo pensiero potrebbe sbagliato, poiché la guerra in Siria, nata come guerra civile, non aveva nulla a che fare con l’Isis o con lo stato Islamico, ma solo con quegli stessi ideali che spinsero milioni di italiani a mettere in gioco la propria vita pur di ottenere un’Italia Unita e democratica.

Tutto ha avuto inizio il 15 marzo 2011, quando centinaia di civili, non soldati, non mercenari e assolutamente non terroristi, sono scesi in piazza per protestare contro il regime del Presidente Bashar al-Assad, costringerlo alle dimissioni e eliminare la struttura mono partitica del Partito Ba’th, che permette, appunto, che solo questo partito possa presentare i propri candidati alle elezioni.

Gli scontri tra il gruppo dei ribelli e le milizie sotto il comando di Assad si fanno sempre più aspri, raggiungendo il primo apice quando le truppe di Assad ricevono l’ordine di sparare sulla folla in protesta e, probabilmente, pensando che tra quelle persone vi fossero, non solo loro compatrioti, ma anche amici, familiari, fratelli, compagni, disobbedirono al loro Presidente e alcuni degli ufficiali decisero di unirsi ai ribelli, dando vita all’Esercito Siriano Libero, ovvero FSA (Free Sirian Army).

Nel 2012 altri gruppi di oppositori si uniscono al FSA, come il Fronte al-Nusra (2012), una branca siriana dello stato Islamico, e lo Stato Islamico del Levante, ovvero l’ ISIS (2013), gruppi estremisti che vedono nei disordini scatenati nel Paese solo l’opportunità di creare uno Stato Islamico in Siria e così la nascita della Shari’a: uno stato che, sia nel privato che nelle procedure penali, vive nel rigido rispetto delle leggi sacre tramandate nel Corano.

In un primo momento l’esercito siriano collabora con il Fonte al Nusra e con l’ISIS, pensando che il loro aiuto potesse contribuire allo scopo di liberare il Paese dal regime di Assad, ma a seguito dei tremendi atti di stampo terroristico, con cui questi fronti estremisti si sono macchiati in nome di un potere superiore, nel corso del 2014 l’FSA si contrappone sia ad al-Nusra che all’ISIS. In questo modo il fronte di ribelli si divide in diversi sottogruppi, dividendo così anche il Paese.

Nel frattempo lo scempio di vite umane causato dalla guerra, suscita diverse reazioni a livello internazionale, e l’ONU tenta di intervenire per tentare di porre fine alle battaglie, ma l’intervento degli stati membri più che portare a una soluzione pacifica sembra esasperare ancor di più l’intervento bellico. Infatti all’interno dell’ONU vi è una profonda spaccatura, da un lato Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna si posizionano dalla parte dei ribelli, mentre Russia, Cina e Iran si pongono a favore del regime di Assad.

Il territorio della Siria viene squassato dai bombardamenti sia dalle forze interne al Paese, sia da forze esterne che paiono avere come unico interesse non il rispetto e la tutela della vita, ma solo la distruzione di un nemico, la cancellazione di un pericolo che mette a rischio il loro stile di vita.

Le lotte, il sangue, le bombe, l’odio paiono riuscire a infliggere un duro colpo ai terroristi dell’ISIS, riuscendo a scacciarli dalla capitale Raqqa, ma a che prezzo? Raqqa ormai pare non esistere più, come i suoi abitanti è diventata una città fantasma.

Qualche giorno fa sul territorio sono state lanciate le ennesime bombe, non per portare pace ai siriani stremati e impauriti, ma solo per infliggere dolore e distruzione verso il nemico. Bombe che il Presidente USA Donald Trump, ha definito tramite un tweet “nice… and smart”, “belle… e intelligenti”, un aggettivo che non descrive per nulla l’effetto che quegli ordigni hanno non solo sul territorio, ma su tutto quel che resta della popolazione siriana. Un aggettivo che non mostra alcun rispetto per tutte quelle persone che hanno perso la vita, la famiglia, l’amore, ogni cosa, per una guerra che pare non avere più alcun senso.

Ultimamente anche l’Italia pare abbia conquistato un ruolo sulla scacchiera, pare sia diventata una pedina fondamentale per il gioco di potere che vede contrapposti da un lato gli USA di Trump e dall’altro la Russia di Putin. Il Presidente americano vorrebbe utilizzare le basi missilistiche italiane per continuare a colpire il territorio siriano, data la posizione strategica in cui si trova il Paese rispetto alla Siria, mentre Putin invece si oppone fermamente a questa decisione per proteggere lo stato alleato.

L’Italia, ancora priva di un Governo stabile, stretta tra l’incudine e il martello, pare per il momento non piegarsi alla volontà di Trump, e si spera che chiunque sarà il nuovo leader politico mantenga questa decisione, per non macchiare di sangue l’anima degli italiani già troppe volte succubi delle decisioni sbagliate dello Stato.

Ma intanto, tra bombe e giochi di potere il destino di un Paese e dei suoi abitanti sembra sia passato in secondo piano, dove è finita l’umanità che dovrebbe contraddistinguere l’uomo dalle bestie? In questo scontro che dura da quasi più di 7 anni non vi è l’eterna lotta del bene contro il male, ma solo il male che si nasconde dietro falsi nobili propositi e se e quando uno spiraglio di luce farà breccia sulla verità, sarà sempre troppo tardi. L’uomo si è già macchiato di colpe impossibili da cancellare.

A cura di Maria Rosaria Cotticelli

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