Steve Ditko non è morto, è un ritrovo nel cambiamento dal passato.

Quando si dice l’ironia della vita.

Ho ventiquattro anni e sono ancora una cazzo di persona timida, appassionata di fumetti, cinema, libri e musica metal, ma non solo.

Ho ventiquattro anni, mi vesto di nero, vesti larghe di taglie maschili, capelli raccolti e mezzi rasati, non mi trucco più ma è così che voglio essere, così ero e così sono.

Ho ventiquattro anni ed ancora non sono riconosciuta come artista di quelli super famosi, non ho ancora pubblicato niente di mio, ne’ vinto a qualche concorso.

Ho ventiquattro anni, son tornata single da pochi mesi, non ho figli, e soffro ancora per il mio trauma sessuale subito da ragazzina.

Ho ventiquattro anni ed ancora, quando sono da sola, o in mezzo a gente a cui non interesso minimamente, fantastico su storie e scene solo mie, potenti, energiche, arrabbiate, tristi, allegre, morbose…

Ho ventiquattro anni ed ancora ho come sensi di panico quando arriva il pensiero della Morte nella mia anima, come da tutta la mia vita. Sento da una parte ancora anche la controparte forte, quella voce dentro di me che mi fa pensare, ricordare il mio passato, le mie radici. Io la immagino di mille forme, ma potrebbe essere anche un cervo, come in quel mio vecchissimo sogno infantile, o meglio dire, incubo.

Ho ventiquattro anni e sono dalla mia amica Iasmin, per la seconda volta, ospitata nel suo appartamento in affitto per gli ultimi giorni, perché sta avendo gli esami (vi faccio sapere che son stati passati bene) scolastici. Non ci siam viste molto spesso ultimamente, ed entrambe, per motivi diversi, siamo stressate.

Io continuo a rivedermi tutto ciò che mi piace ancora, a riscoprire le mie vecchie passioni di quando ero bambina, e stavolta è toccato al supereroe Spiderman, uno dei miei preferiti in assoluto. Solo qualche video e foto però, perché mi sembra che alla mia amica non interessi molto, ma vabbeh. Vado su Instagram, che ultimamente aggiorno pochissimo, prima di iniziare le mie prime vere animazioni, supportata/e dalla mia amica, e cerco foto su un villain del nostro Spidey che mi interessava anche all’epoca, il Dottor Octopus.

Scorro e noto un nome che non mi è nuovo, non so perché ci clicco, ma sono spinta a farlo.

Ci son notizie recentissime, della sua dipartita.

E’ stato trovato morto molto dopo, due giorni circa, e da quel che si sa, morto di infarto.

Non so che effetto mi faccia la notizia, purtroppo non avendo potuto permettermi certe testate e informazioni, non so granché su Ditko, che pare essere stata una persona molto riservata. Ma è stato sempre il co-fondatore e creatore dei miei personaggi preferiti, quindi è come se fosse senza saperlo anche una parte dei miei ricordi.

E’ stato lui, coi suoi personaggi, a ispirarmi, tra i tanti disegnatori/sceneggiatori, gran parte delle mie storie, dei miei pensieri, dei miei personaggi.

Nella mia vecchia serie (mai postata sul web, roba del pre-2006) dal nome HELTES, tra i primi personaggi omaggio c’era una versione furry-furettosa del famoso Dottore Tentacolato (sì lo chiamo così). Non ho nessuna prova su carta ahimè (persa in un alluvione assieme ai fumetti di questa lunga mia saga) del personaggio, ma so per certo grazie ad un racconto scritto in un mio vecchio diario segreto ritrovato, dove appare.

Avevo anche un fanbook di trecento pagine sulla serie animata del ’94, di cui non so però che fine abbia fatto. Non ricordo se mi fu dato come regalo, ma la serie la guardavo con interesse, perché mi piaceva il personaggio di Spidey/Peter Parker.

E quindi, Ditko è morto. Non ha sempre disegnato per la Marvel o per le sue creature, e quindi nemmeno si sa cosa disse sulle testate future. Questo so attualmente, perché per un periodo lasciai stare quel filone, interessandomi più a farmi vita sociale e perché non conoscevo nessuno che potesse avere il mio stesso interesse per il personaggio. I fumetti poi costavano troppo, e mi vergognavo o temevo di averli solo in casa. Inoltre, quando poi, più cresciuta, conobbi il gran magico mondo del web, allora ero cambiata di interessi, ed entrai in altri fandom, molto più facili da seguire e più seguiti, come gli Happy Tree Friends e Metalocalypse.

Ma Parker come già dissi, mi somiglia, ed al rivedermi la serie di Raimi e la saga animata del ’94 (che sto quasi terminando), sto come ricevendo una sorta di ricacciata di bei ricordi di alta autostima dimenticata, forse. Se avevano iniziato a smuovermi emotivamente le My Little Pony (sì, ci ho pianto tante volte), Spiderman ha dato ancor più forza, più realismo a quelle emozioni che ho trattenuto per anni, perché volevo sentirmi più “apprezzata” dalla società.

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Ed io beh, uff, somiglio molto a Twilight Sparkle, che guarda caso dovrà regnare come principessa dotata di poteri magici fortissimi, come rango superiore, ma da sola.

Come ho scritto anche su Instagram, Twilight e Parker su questa cosa si somigliano parecchio, visto che si dovranno sacrificare spesso per cose più grandi di loro.

Twilight però è umile, o meglio, non le piace sembrare una che si dia arie, mentre Parker ad evidenza del suo più grande nemico Otto, non sentirà questo bisogno di vendetta per tutti gli affronti subiti, rimanendo solo deluso dall’umanità in generale.

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Certo non dico che sia ormai tutto risolto, ma in questi quattro anni son sempre più consapevole di come sono davvero, di cosa mi piace, e di cosa sono con le persone (a meno che queste non mentino, ma è lungo il discorso).

Perché sono sempre comunque timida, di certi miei interessi ancora non ne parlo o se capita, me ne imbarazzo, ma nello stesso tempo penso che si debba dare spazio ai sogni, sempre.

Con la mia amica abbiamo avuto discussioni importanti esistenziali, ci siam rivelate pensieri, ricordi, segreti; abbiamo riso, scherzato, immaginato. Abbiamo pianto, eravamo stanche, mangiato, riflettuto su tante cose. Mi son divertita nell’animare e la mia amica quasi diceva che si sentiva un po’ invidiosa ma in senso buono perché mi riteneva più brava nell’animare, confrontando ai ricordi di come lei animò per la prima volta. E’ stato strano perché non riuscivo ad esserne del tutto contenta. Talvolta sono combattuta perché ancora non mi sembra tutto ‘sto granché quello che creo.

Poi la cosa si abbassa quando ricordo che il fumetto, così come il cartone animato (nonché la letteratura) sono roba poco considerata, o denigrata dal grande pubblico. Ricordo delle ennesime lamentele stupide riguardo i cine-comics degli ultimi anni, degli haters dei furries, e del bigottismo e davvero, lì sarebbe da dire che quasi si perde la voglia di vivere.

Chissà come si sentiva Ditko, anche se credeva come me nella sostanza:”Quando faccio un lavoro, non è la mia personalità che sto offrendo ai lettori ma i miei disegni. Non è come sono io che conta: è quello che io ho fatto e quanto bene è stato fatto

Non so perché, ma tutto ciò mi ha fatto e mi fa ricordare di quando a scuola, dopo le solite derisioni dal resto della classe, per aver visto alcuni dei miei fumetti, io pensassi la frase:”Non siete degni di leggere le mie storie“.

Perché tutto questo sta tirando fuori quella mia parte un po’ egoistica, quella che mi rifiutavo di riconoscere o di mostrarla fuori, per timore di venir etichettata come una persona arrogante. Ma sempre più gente intorno a me, mi spinge a tirarla fuori, ed allora è lì che temo ancor di più di venir detestata o abbandonata.

E’ una lotta esistenziale che ricorda quella mentale di Ditko e Lee, delle loro storie ma non solo le loro, ma la cui essenza è ripresa da molti altri tantissimi artisti della saga del Ragno.

Sarà che il ragno continua ad essere uno dei miei simbolici animaletti preferiti, sarà che sempre mi ispira perché appunto può aiutare l’umano ma allo stesso tempo ucciderlo per vendetta, chissà…

Oh no Alex, tu non uccideresti mai, tu sei buona e posso dimostrarlo

Perché tu vuoi troppo bene a certe persone

(Da una discussione con un’amico virtuale con cui parlo attualmente spesso)

E’ vero, concordo con Peter Parker e con l’inconscia voglia di dimostrare a qualcuno di essere migliori, è difficile essere noi stessi nel mondo.

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