Strafalcioni geografici nel sussidiario, si ponga rimedio

Qui di seguito il comunicato stampa congiunto (con i Manovali per l’Autonomia e Patrie Furlane) inviato ai giornali.

Ci sarebbe da ridere, se non venisse da piangere a pensare che ci sono dei bambini che nelle nostre scuole studiano su un sussidiario strapieno di strafalcioni, che fa passare l’Isonzo per Cividale, mostra ancora il Lago del Vajont com’era prima del 1963, sposta le Alpi Giulie al posto delle Prealpi e fa diventare la pianura friulana “veneta”.
Non sono i soli errori che si trovano sul testo di un gruppo editoriale adottato anche da molte scuole elementari friulane che stupisce per l’imperizia di chi lo ha redatto. Quando si lavora con le scuole la professionalità di chi confeziona i materiali didattici deve essere assoluta, perché non si scherza con l’istruzione dei nostri figli. Lo abbiamo sottolineato in una lettera formale che inoltreremo al nuovo Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Igor Giacomini, all’assessore Loredana Panariti e al presidente dell’Assemblea della Comunità Linguistica Friulana Diego Navarria, ai quali chiediamo di farsi parte diligente affinché – salva ovviamente la massima tutela del libero insegnamento – siano verificati accuratamente i testi in uso nelle nostre scuole per evitare che macroscopiche lacune come queste possano entrare nel bagaglio formativo dei nostri studenti.

Lo facciamo perché la questione, sollevata ieri sul profilo Fb dei Manovali per l’Autonomia, ha destato un vasto sconcerto. In poche ore il post ha avuto oltre 10 mila visualizzazioni, a dimostrazione che c’è grande attenzione per come vengono educati i nostri giovani, in particolare in riferimento al territorio. E l’approssimazione degli autori di questa cartina stupisce per la grossolanità degli errori, ma anche per la noncuranza che evidentemente si dà all’approfondimento della geografia locale.

In questo senso, è esattamente il contrario di quanto servirebbe fare dal punto di vista didattico. Le più evolute tendenze pedagogiche fanno addirittura costruire da soli ai ragazzi le mappe relative al proprio territorio, ampliandole man mano che i ragazzi acquisiscono conoscenze sempre più approfondite: perché, di fronte alla crescente virtualizzazione delle percezioni e degli apprendimenti serve rendere i bambini sempre più capaci di contestualizzare se stessi nel tempo e nello spazio.

Invece la deriva del sistema educativo, quella stessa che con la riforma Gelmini ha portato all’eliminazione della geografia (e della storia dell’arte, oltre che di un buon numero di ore di lingua straniera) dal piano di studi di molti indirizzi delle scuole secondarie di secondo grado, oggi permette che non vi siano filtri alla produzione e alla circolazione di materiali inaccurati.

C’è da riflettere, quindi, sul fatto che anche nella Scuola c’è molto da ricostruire. Crediamo che siano i nostri insegnanti, con la loro professionalità, quella stessa che permette alla scuola regionale di avere eccellenti rilevazioni nelle scuole nazionali e internazionali, che possano essere i veri protagonisti di questa ricostruzione. La politica deve essere consapevole di questo potenziale e scommettere su queste energie. Perché non prendiamo in mano il nostro destino rivendicando la competenza primaria in materia di istruzione? Sarebbe la maniera per costruire un sistema educativo partendo da fondamenta già solide ma declinandolo in maniera ancor più consapevole della specificità della storia e della cultura di ogni parte della regione: una comunità unica proprio perché plurilingue e ricca di diversità. La scuola regionalizzata potrebbe costruire programmi ad hoc, adattando il curricolo allo spirito del luogo. E per farlo sarebbe opportuno affidare la stesura non solo dei programmi ma anche dei testi agli insegnanti che ogni giorno lavorano nelle nostre aule. In Trentino i ragazzi delle medie studiano su un manuale la storia della loro Provincia, non certo isolata dal resto del mondo ma fiera delle sue specificità. Non esiste motivo al mondo per cui non possiamo farlo anche noi.

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