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Bersani, “chi non paga tasse non ha diritto ad ambulanza” … e chi ruba in parlamento?
“Io dico che chi paga le tasse ha diritto ad avere l’ambulanza, mentre chi non le paga non sono sicuro che abbia questo diritto”. Cosi’ il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, questa mattina a Genova. “Per un che non vuole pagare le tasse – ha proseguito Bersani – ci sono tanti motivi per autoassolversi, ma vorrei ricordare che di fronte al contribuente non c’e’ solo lo Stato, ma anche un altro contribuente: per uno che non paga – ha concluso – c’e’ un altro che paga”. (Giornalettismo).
E fortuna che si chiama Partito Democratico …
Lancio quindi una provocazione a Pier Luigi Bersani, di cui sopra abbiamo letto un virgolettato … e per gli oltre 100 indagati in parlamento (tra cui molti pluri-pregiudicati, corrotti, evasori, mafiosi), c’è il diritto ad avere un ambulanza o no?
Da stopcensura.com
L’AMACA del 13/05/2012 (Michele Serra).
La lista degli italiani che odiano lo Stato è così lunga da richiedere incessanti ritocchi e aggiornamenti. Gli anarchici informali, gli evasori fiscali, i secessionisti, la destra eversiva, i vetero e i neo terroristi, i qualunquisti del bar, gli ultras del calcio, alcuni tra i NoTav (mega scritta su un muro di Bologna: “no Tav no Stato!”), la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Questi gruppi umani hanno in comune una cosa soltanto: la totale difformità della loro natura sociale, degli scopi e (quando c’è) della prassi. Non solo è impossibile immaginarli alleati, ma perfino all’interno di ogni loro segmento le rivalità interne li distraggono e li assorbono: esilarante, in questo senso, la parentesi polemica che l’anarchico estensore della rivendicazione dell’agguato di Genova dedica ad altri anarchici rivali, una zuffa tra eversori che interessa perfino meno di certe dispute tra eruditi. Lo Stato, invece, per quanto sbrindellato, per quanto incapace e fellone (per quanto, dunque, effettivamente odiabile) ha l’enorme, riposante pregio di essere uno solo, e come tale unificante per natura, anche solo per comodità. Visitando la splendida mostra sui centocinquant’anni di Stato unitario, all’Officina Grandi Riparazioni di Torino, ho pensato che senza lo Stato noi italiani saremmo solamente dei miserabili, litigiosi narcisi.
Da La Repubblica del 13/05/2012.
Io trovo strano, anomalo, che Travaglio passi più tempo a difendere Grillo, ovunque, che a scrivere libri. L’ultima volta se l’è presa con Riotta, poverino.
Ho già scritto diverse volte sul fatto che sul Fatto censurano i commenti,gioco di parole, quasi come al Tg1 censurano le notizie come il famoso vaffanculo day di Grillo.
Ora dal Tg1 ce lo aspettiamo tutti, tolti ovviamente i partecipanti a uomini e donne over 72 che sono ospiti dalla De Filippi e che vengono trasportati con il pullman davanti al Palazzo di Giustizia di Milano a manifestare pro Berlusconi, ma dal fatto no, è il giornale con i giornalisti più liberi e democratici di tutti, non è possibile.
Hanno un setaccio che non fa passare una pulce e bacchettano tutti, escluso uno, vediamo se indovinate chi è.
In questo blog c’è un post interessante: La verità sul Fatto Quotidiano, dove l’autore, che deve essere un bravo navigatore conoscitore di strumenti del web, fornisce le prove del modo di agire che è abitudine de il Fatto.
Più che la censura dei commenti, mi onoro del fatto che mi hanno censurato, mi ha colpito un’altra notizia e cioè che la Casaleggio Associati gestisce anche la parte informatica di Chiare Lettere la casa editrice dei libri di Travaglio.
Sapevo già che gestisce il blog di Grillo, ne ho fatto un post scrivendo che gestiscono quello di Di Pietro e che erano soci della Jp Morgan e mi hanno mandato una email per chiedermi di pubblicare una smentita, a norma di legge, in quanto le due notizie non rispondono al vero, anche se nel web sono riportare migliaia di volte.
Non avendo avvocati ho pubblicato quanto richiesto.
Riporto testualmente dal blog citato sopra:
Prima una premessa: come voi ben saprete, l’editore di Beppe Grillo e del suo Blog è la nota Casaleggio Associati. Questa azienda ha uno strano concetto di “business”, la loro visione la potete vedere in questi filmati, pubblicati sul loro sito internet qui e qui.
Come potete vedere, si evoca un delirante futuro in cui un nuovo ordine mondiale basato su Internet e sulla vita nel cyberspazio sostituirà i governi del mondo. E come si arriverebbe, secondo loro, a questa realtà? Utilizzando i cosiddetti “Influencer” In parole povere, alcuni (pochi) utenti condizionerebbero le masse di fruitori di Internet nelle loro scelte, dal film da vedere nel weekend, fino alla lista da votare alle elezioni. Come si può leggere qui, Casaleggio Associati sta gestendo anche la parte informatica di Chiare Lettere, casa editrice che pubblica i libri del vicedirettore Travaglio, e guarda caso ultimamente sta pubblicando anche Grillo e Casaleggio, ed è di recente entrata nell’azionariato del Fatto Quotidiano.
Può anche darsi che sia una combinazione ma ho fatto notare più volte come Grillo e Travaglio si passino la pallina della propaganda uno con l’altro senza mai commettere un fallo, andare fuori dalle righe.
Intendiamoci è tutto alla luce del sole, succedeva anche su Current Tv dove Travaglio aveva una rubrica tipo quella su Annozero o Servizio Pubblico ma più completa dove, una volta sputtanati doverosamente tutti i politici, tutti i partiti e tutta la politica invitava a seguire il blog di Grillo che, gentilmente ospitava le repliche o le pubblicava, non ricordo bene.
Non riesco a capire tanta passione ed impegno nel difendere Grillo da ogni critica, attacco, da chiunque la veda diversamente da lui, da lui non dal movimento in sè che è pieno di bravi ragazzi. Il suo metodo individualistico di gestire il tutto ha tanto di stalinista, di piduista, di berlusconismo e fascismo, le stesse cose che Grillo imputa agli altri ed in modo particolare alla sinistra.
Perchè tutto questo darsi da fare per la visibilità di Grillo che è superiore a quella del Papa, è arrivato persino all’estero dove il Time gli ha dedicato un articolo puntualmente tradotto e pubblicato sul suo sito, censurando Pisapia?
Come mai un giorno si e l’altro pure il Fatto pubblica video, articoli, che inneggiano al santone di Genova?
Ho l’impressione che Travaglio passi più tempo a scrivere i peana per Grillo che i suoi libri, dei quali ne ho una collezione, ho contribuito alla grande al suo arricchimento di mia spontanea volontà.
Ad un certo punto, notate certe cose strane, mi sono fermato ed ho cominciato a pormi delle domande, una in particolare, non è che tutto questo accanimento contro la politica, la casta, dove tutte le mele vengono messe nella stessa cesta senza nessuna differenza, senza preoccuparsi del fatto che così facendo il lettore si fa la convinzione che sono tutti uguali?
La risposta potremmo trovarla qui: Gli influencer.
Spero di sbagliarmi, per uno che ha comprato una decina di libri di Gomez, Travaglio e compagnia bella sarebbe una gran delusione. Come il fatto che, si dice, la Casaleggio Associati è entrata nell’azionariato de Il Fatto Quotidiano.
All’inizio dei miei dubbi ho pensato che tutto fosse dovuto alla mia antipatia per il modo di fare politica di Grillo, non del Movimento 5 Stelle, di Grillo ed anche a quello di Travaglio bravissimo, divertentissimo, coinvolgente e travolgente ma che viaggia sempre nel letamaio. Devo ammettere che non fa differenze tra destra e sinistra, è imparziale, basta che sia il letamaio.
Tutta questa antipolitica, lo smantellamento sistematico del sistema dei partiti, il modo di lavare il cervello alle masse: o con me o contro di me, con una filosofia che mi ricorda molto gli americani e la famosa frase di Giorgio Gaber che diceva: gli americani non hanno dubbi tra chi siano i buoni ed i cattivi, i buoni sono loro.
Adesso il grande Travaglio se l’è presa con quel poveretto di Riotta, come sparare con la lupara ad un pulcino, Riottamazione.
Al solito il servizio di Travaglio è stato sommerso dai commenti dei Grillini, al momento sono 535, un successo come sempre.
Forse non basta la Casaleggio Associati a Grillo, come l’Umberto ha bisogno della badante e, Travaglio, è accorso prontamente, sin dall’inizio.
Dove vi vogliono portare? trovare la risposta sarebbe una bella cosa, importante.
Abbiamo già dato un ventennio al pensiero unico, non vorrei passare dal berlusconismo al grillismo, senza passare dal via.
Ciò non toglie nulla alle iniziative del Movimento ed alle loro proposte, non toglie nulla al buono che c’è tra quello che propongono i lettori in buona fede ma mi domando se le informazioni date in pasto alla massa, facendo passare l’idea che sono tutti schifosi ed il migliore ha la peste, non sia frutto degli influencer.
Non basterà un’aspirina per guarire da questa influencer.
Io la vedo così.
P.S. nei ballottaggi, degli altri, il Movimento 5 stelle non si è mai schierato, vedi Piemonte e Milano. A Parma sono loro al ballottaggio in prima persona, Udc ed il Pdl si offrono, come orgettine, al candidato del movimento.
Sono curioso di vedere come andrà a finire, avere il sindaco a Parma sarebbe una medaglia d’oro, dopo la medaglietta di Sarego.
La minaccia degli anarchici: dopo Genova colpiremo 7 volte
La minaccia degli anarchici: dopo Genova colpiremo 7 volte via Roberto Adinolfi – News –
Un bilancio impolitico delle amministrative
Checché ne dica Napolitano la novità delle amministrative è stato Grillo, non per le sue poche vittorie ma per le sue rilevanti percentuali affluenti dai bacini elettorali di destra e di sinistra, che senza il differenziale di Berlusconi sono considerate omologhe nell’apparato organico di governo. La
sinistra riesce comunque a spuntarla nell’agone aritmetico perché il suo elettorato è per storia e per cultura legato dalla fedeltà al partito, non a un capo carismatico, e perciò si trova avvantaggiata in tempi di bonaccia profetica, quando nessuna voce autorevole si leva ad accendere le passioni degli uomini; per questo perfino il “vaffa” di Grillo pare un tuono del cielo rispetto alla logorrea dialettica dei burocrati di partito. La destra invece, da poco orfana di un principe attorno al quale era spiritualmente -oltre che politicamente- organizzata e coesa, si ritrova spaesata ad ascoltare le direttive di un segretario poco attraente e ancor meno persuasivo: Alfano è un buon amministratore ma un pessimo successore della gloria berlusconiana. L’alleanza con Monti l’ha reso poi inviso a quanti deprecano l’operato del preside, situazione palliata a sinistra mediante la retorica comunista o giustizialista (a Genova trionfa Vendola e a Palermo Di Pietro) ma insanabile a destra per via dell’infamia storica e ideologica che la vuole madre dei peggiori tiranni. Quanto a Fini, la sua disfatta è stata comica, il tonfo maldestro di una formica sull’asfalto che lascia il silenzio come unica traccia, il gallo non è arrivato nemmeno alla seconda cantata e il furbo Casini ha già rinnegato l’amico camerata, ridotto a contare i giorni restatigli da presidente e i cimeli fascisti rimastigli da reclamare. Come in Grecia anche in Italia l’imperialismo europeo sta ripolarizzando il popolo negli opposti estremismi del secolo scorso, compagini di lotta e non di governo ricombinate in posizioni politiche difformi (Grillo incanala i voti persi dalla Lega), perché come è stato detto da un acuto pensatore la democrazia eccita gli ideali più nobili e le passioni più basse dell’uomo (Gomez Davila).