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Articoli marcati con tag ‘la repubblica’

manifestazione Nazionale dei movimenti dell’acqua per l’attuazzione dell’esito referendario del 2 giugno situazione Nazionale e Biellese

Il Comitato Biellese dell’acqua pubblica e tutt’ora attivo ma solo a livello informativo per motivi di scarsa partecipazione sia delle forze politiche e non , non avendo un numero sufficiente di partecipanti non permettono di comunicare sul sito Biellese dell’acqua pubblica o sotto altra forma le manifestazioni nazionali per l’attuazione dell’esito referendario.
Il costo di remunerazione che secondo il secondo quesito del referendum è stato abrogato è stato sostituito da un altra voce con l’inserimento degli oneri finanziari al posto della remunerazione del capitale,dal Comitato Nazionale dell’acqua e stata lanciata una manifestazione a livello Nazionale come allarme rosso” sulle intenzioni dell’Authorityche sono quelle di arrivare in fretta ( prima dell’estate) al nuovo sistema tariffario in cui le componenti di costo per la determinazione della tariffa dovranno essere definite tenendo conto degli oneri finanziari e del grado di inquinamento ambientale derivante dai diversi impieghi e dei costi conseguenti a carico della collettività una soluzione che secondo il comitato R4ferendario Nazionale può contraddire che può contraddire platealmente il secondo responso referendario.
Le data e l’ora della Manifestazione Nazionale e la cumunicazione del Comitato Nazionale

Roma, sabato 2 Giugno 2012
Ore 15.00 P.zza della Repubblica
LA REPUBBLICA SIAMO NOI

Manifestazione nazionale

per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa

Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori.

Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall’altra le politiche d’austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio.

E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro.

Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari.

Ma la Repubblica siamo noi.

Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.

Le donne e gli uomini che, come nel resto d’Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.

Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.

Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.
Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.
Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.

L’AMACA del 13/05/2012 (Michele Serra).

La lista degli italiani che odiano lo Stato è così lunga da richiedere  incessanti ritocchi e aggiornamenti. Gli anarchici informali,  gli evasori fiscali, i secessionisti, la destra eversiva, i vetero  e i neo terroristi, i qualunquisti del bar, gli ultras del calcio, alcuni  tra i NoTav (mega scritta su un muro di Bologna: “no Tav no Stato!”),  la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Questi gruppi umani hanno in  comune una cosa soltanto: la totale difformità della loro natura sociale,  degli scopi e (quando c’è) della prassi. Non solo è impossibile  immaginarli alleati, ma perfino all’interno di ogni loro segmento le rivalità interne li distraggono e li assorbono: esilarante, in questo senso,  la parentesi polemica che l’anarchico estensore della rivendicazione dell’agguato di Genova dedica ad altri anarchici rivali, una zuffa  tra eversori che interessa perfino meno di certe dispute tra eruditi.  Lo Stato, invece, per quanto sbrindellato, per quanto incapace e  fellone (per quanto, dunque, effettivamente odiabile) ha l’enorme,  riposante pregio di essere uno solo, e come tale unificante per natura,  anche solo per comodità. Visitando la splendida mostra sui centocinquant’anni  di Stato unitario, all’Officina Grandi Riparazioni di Torino, ho pensato che senza lo Stato noi italiani saremmo solamente  dei miserabili, litigiosi narcisi.

Da La Repubblica del 13/05/2012.

L’AMACA del 11/05/2012 (Michele Serra).

Che possa essere “un genovese di una certa età già militante nell’area brigatista” uno dei sospettati per l’attentato al dirigente dell’Ansaldo, è solamente un’illazione. Piuttosto verosimile, però, perché ci rimanda dritti alla decrepitezza del nostro Paese, al nostro invecchiare tutti insieme e sempre uguali, e sempre più ingombranti, tignosi e insopportabili mano a mano che il tempo passa (possibile che non ci sia un’età pensionabile anche per i terroristi? Non è un lavoro usurante?). Non sono un’illazione, invece, le rivendicazioni che circolano in rete, laggiù nella remota e fantasmatica galassia detta “insurrezionale”. Leggi il resto di questo articolo »

Elezioni Amministrative 2012 – I numeri dell’affluenza alle urne

Il dato nazionale dell’affluenza alle urne è di un calo di 7 punti, al 66,9%, rispetto alla scorsa tornata.
Un dato apparentemente contenuto, ma, in realtà, “significativo”, dato che parliamo di tante piccole località, dove campanile, fazione e politica sono in piazza e sono l’argomento di ogni giorno dopo altro giorno.

I dati separati dei maggiori comuni sono viceversa più significanti, anche in luce di una effettiva valutazioe di “chi abbia vinto e chi perso”.

N.B. I dati sono quelli diffusi da La Repubblica on line e riferiti alla chiusura dei seggi.

Le prime conclusioni che possono trarsi sono:

  1. la Lega di Maroni tiene? Sembra proprio di si.
  2. in Sicilia i dati di minore affluenza sono sostanzialmente uniformi e preoccupantemente alti. Spinte autonomistiche, nuova strategia di Mafia, enorme malcontento?
  3. nelle quattro regioni più ricche,la fuga dalle urne è significativa, nonostante siano le meno colpite dai tagli ed, in proporzione, dalla disoccupazione. E’ il minor consumismo, ovvero una richiesta generale di sobrietà, che scontenta “certi” elettori?
  4. in Campania – vista la disaffezione verso i partiti tradizionali, dimostratasi per le elezioni scorse a Napoli – la ‘buona’ affluenza alle urne (solo -4%) potrebbe preludere ad un forte cambiamento in ottica meridionalista

originale postato su demata

L’AMACA del 06/05/2012 (Michele Serra).

Uno – Il povero ultrà del Pescara ucciso da un rom è stato salutato  dalla sua curva con una cerimonia tribale (striscioni  e cori salutavano il “guerriero” caduto e giuravano vendetta).  2 – Il povero “imprenditore” bergamasco uscito di testa ed entrato  in un ufficio pubblico con un fucile a pompa e due pistole (teneva  un arsenale in casa) è stato sostanzialmente adottato da autorevoli  esponenti della Lega, e si presume anche da larga parte della  base. Bossi ha detto che il suo gesto «è un monito per Roma». Siamo  di fronte, anche in questo caso, a una tribù che autoproduce regole  e leggi proprie e giudica aliena e inaccettabile ogni regola e legge  che viene «da fuori». Leggi il resto di questo articolo »