Articoli marcati con tag ‘Lei’
Il sinistro della Giustizia (Marco Travaglio).
È bastato che la ministra Severino girasse l’angolo perché il suo staff ne combinasse più di Bertoldo in Francia. Mentre la gatta era fuori Italia, i topi ballavano. Il sottosegretario Andrea Zoppini era costretto a dimettersi perché indagato a Verbania per frode fiscale: secondo l’accusa, aiutava imprenditori a esportare capitali in Lussemburgo per non pagare le tasse e riceveva 800 mila euro in nero, rigorosamente all’estero. Intanto l’altro sottosegretario, Salvatore Mazzamuto, dava una mano ai berluscones e al Terzo Polo ad affossare il ddl dell’Idv per ripristinare il falso in bilancio com’era prima del passaggio delle cavallette arcoriane (pene fino a 5 anni): parere positivo all’emendamento Pdl che fissa la pena massima a 3 anni (cioè niente intercettazioni, niente arresti, niente sequestri, niente processo, prescrizione assicurata). Naturalmente, dall’America, la Severino dice che “c’è stato un errore” del sottosegretario, a cui “erano state fornite dall’Ufficio legislativo le schede necessarie a dare i pareri”. E il parere della ministra all’emendamento Pdl era contrario. Peccato che nelle schede dell’Uf ficio legislativo il parere fosse favorevole. E chi guida l’ufficio legislativo? Augusta Iannini in Vespa, al ministero dal 2001 quando se la portò Castelli e nessuno osò più toccarla. Lei comunque giura che non c’entra: saranno stati i marziani. Mazzamuto non ci sta a far la figura del pollo e impapocchia scuse da prima elementare: “Il testo era talmente succinto che non si poteva desumere la cancellazione dell’articolo 1 del ddl” dipietrista, “non me ne sono reso conto”. Ecco, un professorone di diritto non poteva desumere e non s’è reso conto. E poi “io in commissione non ci dovevo stare, ci sono capitato per caso”. Praticamente a sua insaputa. “Ho sostituito il ministro e Zoppini, che all’ultimo momento ha dato forfait” (aveva da fare a Verbania). Repubblica gli domanda se sia pro o contro il ritorno del falso in bilancio. E lui: “Non ho una mia opinione”. Giusto, chi è mai un sottosegretario alla Giustizia per avere un’opinione sul falso in bilancio? In un paese serio il ministro caccerebbe a pedate l’Ufficio legislativo e il sottosegretario che non si rende conto e non ha un’opinione. Invece nulla. Ciascun protagonista della pantomima ha le spalle ben coperte. Altro che tecnici apolitici portati dalla cicogna. Mazzamuto, palermitano, già preside di Legge della sua città e poi ordinario di Diritto civile a Roma Tre, è stato membro del Csm in quota Dini e consigliere giuridico di Al Fano. Leggi il resto di questo articolo »
SANTANCHÉ: «POTREI CANDIDARMI PREMIER». #ÉUNAMINACCIA?
SANTANCHÉ: «POTREI CANDIDARMI PREMIER». #ÉUNAMINACCIA?
Potrebbe essere la prima premier donna italiana, la nostra Thatcher pr internderci. Daniela Santanchè, nata Garnero, balza agli onori delle cronache nell’estate del 1995 quando, sposata con Paolo Santanchè il “mago delle tette rifatte”, organizzava festini e serate mondane in Costa Smeralda. Ma già nell’83, quando di anni ne aveva 22, intervistata nella trasmissione televisiva “Viva le donne”, disse che il suo sogno nel cassetto sarebbe stato condurre il telegiornale; da grande, invece, avrebbe voluto fare il ministro del Tesoro. Nel corso degli anni le ambizioni di Daniela, anziché ridimensionarsi, si sono acuite. La poltrona da ministro del Tesoro oggi non sembra più l’apice di una “gloriosa carriera politica”: sarebbe meglio (e decisamente più fruttuoso) diventare Presidente del Consiglio dei ministri. Ma la carica di premier non è un sogno della Daniela-bambina che con le trecce bionde e gli occhi azzurri giocava nei prati; ambire alla presidenza del Consiglio è quello che lei stessa ha affermato pochi giorni fa, in seguito ai deludenti risultati elettorali ottenuti dal Pdl.
Sembra fantapolitica, ma non lo è. Ad avanzare la prima ipotesi è stato Carmelo Lopapa che, dalle colonne di Repubblica, attribuisce addirittura al Cavaliere l’idea di candidare Danielona premier, dal momento che la posizione di Alfano non sembra più reggere. Secondo il giornalista, infatti, «è proprio per questo che viene mandata in “avanscoperta” nei talk show tv», perchè urla, strilla, grida, si incazza, insulta e mostra il dito medio. Vasa inania multum strepunt?
Quella che sembrava una notiziola, però, nel corso delle ore prende sempre più consistenza. Lei,ovviamente, cavalca l’onda e da 3 giorni rilascia interviste sull’argomento a destra e a manca. Non smentisce le supposizioni di Repubblica, né cerca di evitare le domande sul tema: anzi, cogliendo la palla al balzo, in un’intervista rilasciata al mensile Poket, dichiara: «Potrei presentarmi alle primarie per la scelta del candidato premier del partito. Alfano sta svolgendo bene il ruolo di segretario, ma fare il premier è tutta un’altra cosa». In pratica: una vera e propria discesa in campo come fece Mr. B. nel ’94, che lei considera «un genio assoluto». Oggi è stata la volta del Corriere al quale, con molta nochalance, dice: «Il candidato premier nel 2013 dovrebbe essere Berlusconi, ma se il partito deciderà il percorso delle primarie sì, io mi candiderei».
E il partito? Quel partito che lei mollò per andarsene con Storace, prima di rientrarvi come sottosegretario nel governo, come la pensa? «Temo che provocherebbe molti bronci», dice lei. In realtà, anziché i bronci, provoca non poca ilarità in Maurizio Gasparri che, in diretta radiofonica a Un giorno da pecora, sentendosi chiedere se Daniela Santanchè sarà la candidata del Pdl nel 2013 risponde ironico: «Si, e io ho deciso di prendere direttamente il governo del pianeta…».
Femminicidio, Italia, 2012 la spoon river della crisi (Adriano Sofri).
Il termine sembra astratto ma se si legge ognuna di queste vite si capisce come siano diverse e come siano simili i loro assassini Nel nostro Paese, dall´inizio dell´anno, sono state uccise 55 donne. Dai loro compagni o mariti, dai loro ex o da amanti respinti. Sono ragazzine e adulte, italiane e straniere. Mentre il comitato “Se non ora quando” ha fatto un appello e ha già raccolto 20mila firme contro la violenza maschile, ecco alcune delle loro storie tragiche raccontate da scrittrici e scrittori.
Femminicidio (o, peggio, “femmicidio”) non è una bella parola: ma il fatto è infame, e del suo orrore fa parte la rinuncia antica a dargli un nome proprio. Le donne ammazzate perché sono donne, e gli uomini che ammazzano donne, sono altra cosa dal nome generico, e che vuole apparire neutro, di omicidio.
E l´altra cosa non è un´attenuante, ma un´aggravante: non un incidente dell´amore, ma il suo rovescio e la sua profanazione. E anche il suo svelamento, quando amore sia il possesso e la rapina dell´altra persona. Le cifre opposte sono così irrisorie da rendere superfluo il nuovo conio di maschicidio. Uccidere donne – o la “propria” donna – non è un´attenuante, come nel codice fino a ieri, ma un´aggravante. Leggi il resto di questo articolo »
La Lombardia e l’uso dei soldi pubblici (Beppe Severgnini).
Caro Severgnini, non ho difficoltà ad accogliere il Suo invito a rispondere all’articolo di ieri, anche se devo dire che mi scopro malinconico anch’io, dal momento che mi vedo costretto per lo più a ripetere cose da me già dette, e non contestate da nessuno perché incontestabili. Lei parla di «denari della sanità» e di «montagne di denaro pubblico evaporate». Non è così. I giornali parlano di milioni di euro, ma non un solo euro di questi è pubblico. La Regione non ha subito alcun danno, tant’è vero che nessuno di Regione Lombardia – politico o tecnico che sia – è sotto indagine, e nessun atto della giunta è sottoposto a rilievi. Pensi che non abbiamo neppure potuto costituirci parte civile nel processo, proprio perché ci è stato confermato che non abbiamo subito alcun danno. Leggi il resto di questo articolo »
TELEVISIONE, “RAI E MEDIASET NON TOLLERANO CONCORRENZA ”Di Stefano (Europa7): “Continuano a danneggiare i piccoli”

Redazione
Come dice spesso Marco Travaglio le tv servono e incidono.
E infatti continua la Rai e Mediaset continuano a cercare di monopolizzare il mercato televisivo, nonostante che l’Europa avesse aperto una procedura d’infrazione contro L’italia e la legge Gasparri e di conseguenza il governo aveva aperto il Il beauty Contest che avrebbe dovuto dare la possibilità ad altre emittenti Italiane e straniere di poter entrare nel mercato televisivo pea avere una condizione di pluralismo.
Ma a quanto pare quell’asta per le frequenze televisive serve solo a non far entrare altri gestori nessuno è in grado di presentarsi, e quelli con i requisiti in regola per comprarle come la 7 e sky e le altre emittennti più piccole non paiono intenzionati a parteciparvi perciò per ora rimane tutto così com’è e i soldi dell’asta probabilmente non arriveranno per dare un aiuto ai bilanci pubblici.
Fatto Quotidiano 24/04/2012 Tag Attualità di Carlo Tecce
Centinaia di ricorsi, decine di lettere, anni di nulla. E poi il canale Europa 7 che s’accende lenta-
mente perché l’abusiva Rete 4 non s’era mai spenta. L’abruzzese Francesco Di Stefano non è soltanto un imprenditore, ma una sentinella di truffe e trame che s’i n fi l t ra n o nel mercato televisivo: “Non occorre fare sofisticate previsioni oppure ragionamenti burocratici, l’a z z e ra m e n t o del beauty contest non aiuta il pluralismo italiano. L’asta sarà un fiasco: non cambia niente, i piccoli non crescono, i nuovi non entrano, i monopolisti godono. Vi siete chiesti perché Mediaset ha protestato così timidamente?”. Domanda complicata, Di Stefano prova a rispondere: “Pe rò facciamo un salto indietro nel tempo. Il famoso beauty contest, che doveva assegnare gratuitamente le frequenze, viene pensato perché l’Europa aveva aperto una procedura d’infrazione (rischio multe milionarie, ndr) che diceva che la Gasparri aveva fatto un disastro ammazzando la concorrenza. Non finisce qui”.
IL RACCONTO è ingarbugliato non per colpa di Di Stefano: a volte, la lentezza è una qualità tipicamente politica. “E anche a Bruxelles – a ggiunge l’imprenditore – C’era stata pure una sentenza storica che riguardava Europa 7: la Corte di Giustizia europea spiegava che le storture causate con la legge Gasparri andavano sistemate e il mercato finalmente aperto”. E invece il governo di Silvio Berlusconi, eventi ancora recenti, istituisce un concorso di bellezza, il beauty contest , l’errore sta in quell’atto sciagurato. Mediaset e Rai, i monopolisti, non dovevano partecipare: non potevano. Il beauty contest serviva per le società, italiane o straniere, che potevano rinfrescare un quadro immobile con il Biscione e viale Mazzini a spartirsi ascolti e pubblicità”. Senza scivolare nel conflitto d’interessi, s’immagini al governo: come rimediare? “Il premier Mario Monti e il ministro Corrado
“A Confalonieri non interessano nuove frequenze, ma che non ci siano rivali e il risultato è raggiunto”
Passera conoscono benissimo la materia. Sanno perfettamente che una parte di quelle frequenze in gara, fra poco, cioè nel 2015, sono riservate agli operatori telefonici. La soluzione è semplice: Rai e Mediaset non possono iscriversi, le frequenze disponibili vanno a quelli danneggiati come me oppure a quelli che vogliono investire”. Lei non è a palazzo Chigi, dunque non si toccano le pedine. Il governo prevede un’asta pubblica fra quattro mesi, che succede? “Non credo che Telecom Italia Media (La7) o Rai saranno dei giochi. L’unico dubbio forse è Sky, che sarebbe anche l’unico timore di Mediaset. Quando Fedele Confalonieri avrà la certezza che il campo sarà libero, terrà la sua azienda fuori: al Biscione possono interessare nuove frequenze per impedire che vadano la concorrenza, altrimenti può farne a meno”. Mediaset protesta, però: ci tengono fuori,dicono, c’è il divieto di cinque multiplex e noi siamo esattamente a cinque. Vero o falso? “Questo è l’ennesimo regalo. Confalonieri si finge vittima perché intuisce e spera che le frequenze per la tv sul telefonino – che già possiedono – saranno convertite al digitale terrestre. Identico omaggio per la Rai. Il rischio c’era anche con il beauty contest, perché ora fanno questa scenata?”. Il racconto si trasforma in romanzo. Non s’intravede la fine. Come sarà? “Non ci sarà la gara per le televisioni, semmai fra chissà quanti anni verranno coinvolti i telefonici. Fra avere più frequenze e misurarsi con la concorrenza, Mediaset preferisce la prima scelta. Anche la Com-missione europea ha colpe gravissime. La procedura d’infrazione è stata attivata sei anni fa, sono maestri nel perdere tempo e nel cincischiare. Non dimenticherò facilmente l’ex ministro Paolo Gentiloni che difesa le legge Gasparri a Bruxelles. La Commissione per la concorrenza non ha più alibi”. Europa 7 farà l’asta? “Non ci penso nemmeno, faremo i nostri ricorsi. Noi avevamo vinto il beauty contest, ci avevano messo in un lotto vuoto perché in Italia neppure tentano di fare televisioni. Mi dispiace perché l’ultimo treno è passato, e il mercato televisivo italiano sarà sempre lontano dai principi di un paese europeo: la concorrenza ce la sogniamo”.