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Articoli marcati con tag ‘Natale’

PER CHI NON HA UN TETTO NE’ UN LAVORO – attualità

Casa e lavoro sono le principali preoccupazioni dei giovani e delle famiglie.
Le iniziative della Chiesa.

La crisi affonda i suoi artigli. E la Chiesa italiana moltiplica le sue iniziative. “A Torino”, scrive l’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, “esiste un grande patrimonio abitativo: più di duemila le case signorili, oltre 400 mila tra quelle considerate “abitazioni di tipo civile” e quelle di “tipo economico”, 64.500 gli alloggi di tipo popolare. Tante sono regolarmente abitate, ma un buon numero (circa il 40 per cento delle abitazioni private) risulta essere una seconda casa. E tra queste non poche sono sfitte”.

L’arcivescovo di Torino è uomo pratico. Sottolinea: “Dare valore agli alloggi, conservare dignità alle persone”. E incalza: “Servono alloggi a costi contenuti per soluzioni abitative temporanee e a medio o lungo termine. Servono per italiani e stranieri. Per giovani famiglie o anziani con redditi bassi. Tutti in situazione di vulnerabilità”. Ma senza salti nel buio.

“Sono attivi alcuni strumenti che possono garantire meglio la nostra generosità”, puntualizza monsignor Nosiglia. Come la Fondazione Don Mario Operti. Oppure l’”Agenzia locare”, del Comune di Torino, per agevolare e sostenere i proprietari che mettono a disposizione alloggi per le fasce più fragili della società.

Da Torino a Milano. Dall’assillo di chi non ha un tetto a chi non ha un lavoro. Il cardinale Angelo Scola ha avviato, con un milione di euro, la seconda fase del Fondo famiglia lavoro a sostegno di chi ha perso l’occupazione. Ideato dal cardinale Dionigi Tettamanzi nel Natale 2008, il Fondo ha raccolto finora 14 milioni di euro. E ha aiutato oltre settemila famiglie. Ma sono tante le iniziative della Chiesa. A partire dal Progetto Policoro, attivo in nove Regione del Centrosud. Che, negli ultimi anni, ha promosso la nascita di almeno 500 diverse realtà economiche e ha dato lavoro a circa quattromila giovani.

La Chiesa italiana, come il buon samaritano, si fa “prossimo” a un’Italia in dissesto. Non solo economico. Senza rinunciare a esserne coscienza critica. “In termini di lavoro, di disoccupazione crescente e di servizi migliori da offrire alla gente”, ha detto a Locri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, “servono, da parte delle istituzioni, politiche più incisive e mirate. Con un’attenzione ancora maggiore verso le Regioni in difficoltà”. E ha aggiunto: “Servono piani economici e sociali adeguati, altrimenti il sistema generale si scolla”.

Il vicario di Roma, cardinale Agostino Vallini, condannando i privilegi della “casta politica” e sollecitando interventi a favore della famiglia, ha rincarato: “L’attenzione doverosa di chi governa va rivolta, prima di tutto, nei confronti di chi sta peggio”. Come? Un suggerimento l’hanno dato le Acli: “Con i 13 miliardi di euro per i cacciabombardieri F35 si potrebbe finanziare, per cinque anni e mezzo, una nuova social card, per un piano di contrasto alla povertà assoluta”.

Un post forzatamente criptico

L’ultima volta che qualcuno dal Cielo mi ha parlato di grotte è stato verso Natale. Aveva a ch

La nostra guerra

Una raccolta di testimonianze di vita militare e civile per ricordare gli orrori da cui il 25 aprile ci ha liberato

Qualche anno fa mio nonno mi ha raccontato l’esperienza che ha vissuto durante
la Seconda Guerra Mondiale. Svolgeva il servizio militare vicino a Trieste, quando arrivarono i tedeschi, lo fecero prigioniero e lo portarono in Germania.
Il viaggio in treno fu lungo e all’interno dei vagoni non si riusciva a respirare dalla gente che c’era; non erano solo uomini, ma anche donne, bambini che urlavano dalla disperazione e anziani.
Arrivato in Germania, mio nonno lavorò per qualche mese in una campo di lavoro; poi un
giorno arrivarono le truppe tedesche cercando un contabile per amministrare i
conti in uno studio dentistico. Mio nonno non si fece scappare l’occasione e
andò a lavorare in quella casa. In quei mesi, la famiglia gli passava alcuni
pezzi di pane in più rispetto alla razione di cibo che gli spettava e gli
arrivavano di nascosto dall’Italia le sigarette che barattava per pezzi di pane
e patate.
Il tempo, dai suoi racconti, sembrava non passare mai e le giornate erano
tutte uguali, fin quando un giorno decise di provare a scappare.
Erano un gruppetto, rubarono un cavallo e partirono. Arrivati in Austria, le
scorte di cibo erano già terminate e allora uccisero il cavallo pur di avere
qualcosa da addentare.
Dopo qualche mese rivide finalmente le porte del suo Paese, e arrivato a casa
fu accolto dalla gioia di mia nonna.

Benedetta Grisoni
I UC

Il 9 settembre 1943 a soli 19 anni, Angelo fu caricato su un treno merci per essere deportato in un campo di smistamento: finì in un campo di lavoro (una fonderia) a Bochum. Il lavoro che praticava era duro e se qualcuno sbagliava qualche passaggio veniva frustato senza tregua, si mangiava pane e acqua e si lavorava 12-15 ore al giorno.
Morivano per sporcizia, fame e freddo. Angelo fu fortunato perché fece amicizia con un soldato tedesco che gli portava di nascosto da mangiare bucce di patate e, addirittura, a Natale un po’ di spezzatino con patate. Inoltre, una volta a settimana i prigionieri venivano portati a fare la disinfestazione degli indumenti che indossavano; per la doccia, invece, dovevano percorrere 10 km a piedi con i guardiani.
Quando suonava l’allarme nei campi di concentramento per i bombardamenti nemici, potevano andare nei bunker a ripararsi.
Il 4 novembre del 1944 Angelo venne liberato dagli americani. Tornato a casa, per tanto tempo non volle parlare di ciò che aveva visto e provato: dei suoi amici morti per la fame, per le malattie, per i maltrattamenti.

Sara Caimi
I UC

Mia nonna ricorda diversi episodi della guerra: quello principale riguarda suo zio Luigi Gerosa, nato nel 1914, un militare venne deportato in Germania come prigioniero.
Luigi scriveva lettere ai suoi famigliari dicendo loro di inviargli da mangiare perché lì veniva maltrattato e lasciato a digiuno.
Era sposato ed aveva anche un figlio, ma non ebbe modo di conoscerlo; Luigi riuscì a scappare dalla prigione e prese il treno per tornare a casa: purtroppo un bombardamento colpì il treno impedendogli di riabbracciare i suoi cari.

Mio nonno invece, ricorda che, abitando in una zona di confine con la Svizzera, la sua ed altre famiglie vennero fatte sfollare per lasciare alloggiare i militari tedeschi.

I miei nonni ricordano anche che fu sganciata una bomba con l’obiettivo di colpire la ferrovia di Chiasso, ma per un errore la bomba scoppiò proprio nel loro paese; si ruppero tutti i vetri delle finestre ma nessuno si fece male perchè la bomba cadde in una zona non abitata e prevalentemente paludosa.

Elena Mazzucchi
I UC

Al ladro!

Non potevo più tenermelo dentro, e ve lo scrivo ora, con molto ritardo e con molto rispetto, comunque voi percepiate il mio discorso.

Venerdì scorso era Venerdì santo, e il venerdì santo nessuno lavora. Pochi. Era mattina, io ero in internet per dedicarmi un po’ al mio blogghino, dato che avevo tempo; ma siccome nessuno si trovava sul posto di lavoro nessuno scriveva sul proprio blog né commentava gli altrui post.

E’ proprio vero, come già mi era capitato di pensare e di intravvedere, anche durante le vacanze di Natale, quando l’affluenza ai siti era crollata. Strano, perchè il blog dovrebbe essere un hobby e un hobby in genere lo si cura durante il tempo libero, come ad esempio durante i periodi di vacanza. E invece no, molta gente li cura dal posto di lavoro. E’ proprio vero, allora, che gli italiani sul posto di lavoro fanno proprio di tutto… da Facebook ai blog a…

e questo, sissignori, è rubare.

PS scommetto che anche solo stamattina c’è in giro molta più gente!

 

PS2:Ogni riferimento a persone, dati,fatti… è puramente casuale, e non voglio offendere nessuno. Solo osservare!

“Il venticello del perdonismo” (Curzio Maltese).

Nella seconda tangentopoli, fra tante analogie con la prima, colpisce il diverso sentimento con cui i media seguono il rosario quotidiano di scandali. Nei giornali, nei salotti televisivi, nei palazzi, ma perfino sui blog, soffia un venticello di perdono, un giustificazionismo impensabile vent´anni fa. Rosi Mauro? Un capro espiatorio, se la prendono con lei perché è donna. Il Renzo Bossi? Povero fesso, certo, ma insomma non si capisce quale sia il reato. La Minetti? Che male c´è se si usa la bellezza per far carriera, così fan tutte. Sia chiaro che nessuno rimpiange le lugubri carnevalate del ‘92, gli sputi e le monetine, la pena di morte per i tangentisti proposta perfino dalle colonne di giornali seri, il tintinnar di manette e lo sventolare del cappio in Parlamento. Leggi il resto di questo articolo »