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Articoli marcati con tag ‘Rai’

Eurovision 2012: Dove c’è Musica dà i voti alla prima semifinale

A pochi giorni dall’avvio della manifestazione, vi presentiamo le nostre pagelle relative alle canzoni della prima semifinale dell’Eurovision Song Contest, che potrete seguire in diretta Martedì 22 Maggio alle ore 21 su Rai 5 con il commento di Federica Gentile. In questo link, la playlist ufficiale con le 18 canzoni.

Rambo Amadeus – Euro Neuro (Montenegro): Aprirà la serata finale e sicuramente lascerà a molti un retrogusto strano. Il testo impegnato della canzone compensa la complessità della musica. Lontano dai canoni dell’Esc e dagli standard commerciali, ma non è un pezzo da buttare. VOTO 6.5

Greta Salòme & Jonsi – Never forget (Islanda): Per costruzione armonica è il pezzo migliore e l’assolo di violino a metà pezzo vale da solo il voto. Una di quelle canzoni che non ti stancheresti mai di ascoltare,  che non ha perso niente dal passaggio all’inglese. Atmosfere gothic in salsa pop. Contemporaneo, andrà molto lontano. VOTO 9

Eleftheria Eleftheriou – Aphrodisiac (Grecia): She makes you dance like a maniac. Tre minuti di assoluto divertimento, senza pensieri. E senza alcuna velleità di vittoria (anche vista l’aria che tira da quelle parti). Non fallirà la qualificazione, poi lotterà per un posto nei dieci. VOTO 8

Anmary – Beautiful song (Lettonia): Parte in sordina, ma ha una grande arma in più nel ritornello ipnotico, che entra in testa in 5 secondi. Migliorata rispetto alla versione originale, non brilla comunque per originalità. Si perde in una semifinale senza amici, ma chissà. VOTO 7

Rona Nishliu- Suus (Albania): Brava è brava, ma le urla che punteggiano la canzone per tutti e tre i minuti la rendono di difficile ascolto. Fosse italiana, sarebbe da Premio Tenco. Più realisticamente, rischia la fine della connazionale Aurela Gace l’anno scorso e della quasi connazionale Anna Oxa nella sua ultima apparizione a Sanremo. VOTO 6

Mandinga- Zaleilah (Romania): Variazioni sulla base musicale di “Ai se eu te pego”. Peccato, perché loro fanno buone cose e sono bravi. I rumeni sono specialisti nelle melodie easy da ballare, ma qui siamo lontani anche da quelle. C’è di peggio, intendiamoci. Ma anche tanto di meglio. VOTO 6.5

Sinplus- Unbreakable (Svizzera):  Il rock in salsa ticinese cresce con gli ascolti, ma non decolla fino in fondo. E’ comunque un buon prodotto radiofonico e da esportare oltreconfine, che conferma l’ottimo momento delle produzioni musicali svizzere. Per la qualificazione, invece, ci sarà da sgomitare un bel po’. VOTO 8

Iris – Would you? (Belgio): Una ballata leggera, ben cantata (almeno nella versione studio), necessita anch’essa di qualche ascolto per essere apprezzata, ma la sobrietà interpretativa e la dolcezza di questa diciassettenne,  ne aiutano sicuramente la fruizione. Un posto nei 10 finalisti lo meriterebbe: avrà il suo bel da fare. VOTO 7.5

Pernilla Karlsson – Nar jag blundar (Finlandia): Le giurie apprezzeranno la sua ballata in svedese? Questo forse è il vero punto interrogativo di un pezzo che per il resto si fa apprezzare anche per la leggerezza dell’interpretazione e per la descrizione non banale che fa della mamma, peraltro senza mai citare questa parola nel testo. Due ballate una dietro l’altra, difficile passino entrambe. Ma non si sa mai. VOTO 7.5

Izabo-Time (Israele): Benvenuti nel 1977. La Bubblegum pop crossover della band israeliana, ancorchè un po’ fuori tempo, è una delle perle della semifinale. Deliziose armonie retrò che impreziosiscono la manifestazione. Orecchiabile  e leggera, un’altra canzone buona per tutte le stagioni. Una scelta coraggiosa, rispetto agli standard israeliani nella rassegna, andrebbe premiata. VOTO 8.5

Valentina Monetta – The social network song (San Marino): La ascolti e storci il naso. Però dopo due secondi la fischietti, al  terzo  ascolto sai già il testo a memoria e la melodia ti è già entrata in testa. La matrice jazz dell’artista non ne esce valorizzata, ma nelle prove non ha sbagliato una nota. Il voto? No, siamo di parte: questo blog sostiene Italia e San Marino, sempre e comunque.

Ivi Adamou – La La Love (Cipro): Come la connazionale in corsa per la Grecia, offre tre minuti senza pensieri e un pezzo da ballare quest’estate sulle spiagge di Santorini. La presenza del paese amico (e dell’amica e corregionale) possono spingerla in finale. E in fondo l’Eurovision è anche questo: divertimento e allegria. VOTO 8

Soluna Samay – Should’ve know better (Danimarca): Per dirla con Bersani “è solo la copia di mille riassunti”. Solare, radiofonica, sicuramente inserita nel contesto attuale. Ma è un mix di tante canzoni già sentite, per niente originale. La Danimarca è un paese che musicalmente produce buone cose, poi arriva l’Esc e si omologa al resto. La finale, comunque, non dovrebbe essere in discussione. VOTO 7

Buranovskiye Babushki – Party for everybody (Russia): Effetto simpatia per le nonnine di Buranovo e per il loro progetto benefico. Però basta così. Toglieranno un posto in finale a canzoni vere e probabilmente andranno anche lontano. Poi ci si chiede perché l’Eurovision da noi abbia ancora tanti detrattori. VOTO 4

Compact disco – Sound of our hearts (Ungheria): Il sound anni 90 della band ungherese è una delle cose migliori della prima semifinale, radiofonico anche se non immediato. Sicuramente un prodotto esportabile all’estero, come gran parte della loro produzione. Meriterebbero la qualificazione: ragionevolmente, sarà come puntare tutto il banco alla roulette. VOTO 8

Trackshittaz – Woki mit deim popo (Austria): Gli austriaci sono strani: si lamentano che la loro tradizione musicale non è abbastanza considerata nella rassegna, poi però la scelta è fra la donna barbuta e questa roba imbarazzante, in dialetto del Muhlviertal, che incita a mettersi da parte i problemi della vita quotidiana muovendo il sedere. Ai limiti dell’ingiudicabile. VOTO 3

Pasha Parfeny – Lautar (Moldavia): Prende in eredità il ruolo di easy pop lasciato libero quest’anno dai cugini rumeni. Tromba, suoni folk, melodia orecchiabilissima. Tre minuti di assoluta allegria e spensieratezza, una canzone che mette di buonumore già al primo ascolto. La finale a braccetto coi Mandinga non è solo un’ipotesi. Lui la meriterebbe, gli altri meno. VOTO 8

Jedward – Waterline (Irlanda): L’anno scorso hanno giocato a rischiatutto e tutto sommato, è andata loro molto bene, anche grazie alla loro immagine. Quest’anno hanno deciso di rischiare meno e portano un normalissimo pezzo pop come ce ne sono altri due milioni.  Il minimo sindacale per far finta di essere cantanti veri ed omologarsi alla media di quello che si sente oggi in giro. Più che sufficiente per un posto nei dieci in finale, probabilmente. Purtroppo. VOTO 6.5

L’appuntamento del venerdì è con “L’Italia che va”

Abbiamo scoperto, quasi per caso, questo interessante programma di Radio 1, che parla di partite iva, freelance e nuovi lavori. Parla dell’Italia che va, quella che continua a muoversi e a reinventarsi. Il venerdì, dalle 12.35 alle 12.55, sul canale radio della Rai, Daniel Della Seta e Fanny Cadeo presentano quello che succede nel nostro Paese, raccontando storie di vita vissuta e commentando gli eventi attuali.

Nella prima puntata di maggio, lo scorso venerdì, si è parlato di giovani che hanno saputo reinventarsi, “di nuove e vecchie professioni con giovani talenti protagonisti”, per dirla come l’hanno descritta nel sito. La nutrita redazione, composta da Cristina Gimignani, Rebecca Manacorda e Daniele Morgera, mette insieme varie rubriche e apre ai suggerimenti di tutti gli ascoltatori.

A noi, Aziende Virtuose, piacerebbe che si parlasse di collaborazioni virtuose, per creare reti di professionisti seri che rispettano gli accordi. Non è la prima volta che sottolineiamo l’importanza di rivedere il sistema dei pagamenti, in Italia, che puntiamo ad una più certa contrattualizzazione. Attraverso sistemi legislativi, certo, ma anche attraverso sistemi come quello di Virtubuzz, dove è possibile creare il ranking dei propri clienti.

Ci auguriamo che il programma sia una vera vetrina per le partite iva, di tutte le dimensioni e un vero strumento per “fare rete”. Intanto, stiamo ad ascoltare…

L’Italia che va, Radio 1

 

La Cenerentola di Rossini prossimo evento Live di Andermann!

Il 3 e 4 Giugno Rai 1 manderà in onda ” La Cenerentola” di Rossini in diretta… da Torino!

I luoghi saranno la Villa dei laghi del Parco Regionale “La Mandria” …

Da sogno vero?

… la Palazzina di Caccia di Stupinigi…

… e Palazzo Reale…

Qui qualche notizia da “La Stampa” …  (http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/costume/articolo/lstp/436272/ )

Sul cast nebbia purtroppo…

Andrea Andermann produttore:

Carlo Verdone probabilmente sarà il regista…

E  Gialuigi Gelmetti dirigerà…

Speriamo di non rimanere delusi ( come devo confessare lo sono rimasta per il Rigoletto di due anni fa) … in ogni caso La Cenerentola è un’opera bellissima, e Rossini non ci deluderà!!!

Su RaiGulp la TV è… ribelle!

Ha preso il via il 23 aprile su RaiGulp, il canale più giovane del paniere Rai: “La Tv Ribelle”  è un magazine quotidiano trasmesso in diretta dal lunedì al venerdì alle 19.30 dagli storici studi torinesi siti in via Verdi.

Il programma si occupa di attualità ed è rivolto ai ragazzi tra gli 8 e i 15 anni. Una mezz’ora intelligente, costruita sui temi e le esigenze avvertiti dal target di riferimento. Conducono Benedetta Mazza (la bionda “professoressa” delle scorse edizioni dell’Eredità) e Mario Acampa con la “complicità” del pubblico in studio, una trentina di ragazzi, studenti dalla 3^ media ai primi anni delle scuole superiori, il cui compito non è di fare da cornice passiva ma di interagire con i presentatori rispondendo alle loro domande o ponendo quesiti ai numerosi ospiti che interverranno di volta in volta.

L’idea, o meglio la “sfida” che si propone RaiGulp, Canale della Direzione Rai Ragazzi, è realizzare ben 145 puntate, dal 23 aprile fino a dicembre, diventando così uno spazio riconosciuto e caro alle nuove generazioni. E proprio per rendere “giovanile” il programma, ecco il ricorso al web: le tendenze ed i temi da trattare sono stabiliti attraverso i suggerimenti e le indicazioni ricevute dai social network (Youtube, Facebook e Twitter), le interviste vengono effettuate via Skype,…

Dietro le quinte, un bel gruppo di autori: Monica Setta, Michele Bertocchi, Alfredo Cavalieri, Marcello Villella, Antonella Gasperoni e Viola Ranalletta. Davanti alla macchina da presa, inviati sul campo: Jenny Pacini, Elena Pappalardo, Ornella Vidal. Infine, in regia, Angelo Caserio.

Una curiosità: chi firma questo articolo ha avuto l’onore di essere una degli ospiti di questa prima edizione del programma. Tra “ribelli” ci si intende!

Ci vorrebbe un tecnico per i guai dei tecnici(Marco Travaglio)


L’Espresso 27/04/2012 di Marco Travaglio Tag Attualità
Si diceva che il governo dei
professori doveva riparare i danni
fatti dai politici. Ma agli errori che
accumulano Monti e i suoi ministri chi
porrà rimedio? Eccone un primo,
sommario elenco
Immaginiamo un governo politico, di destra o di centro o di sinistra, che l’8 gennaio promette di mettere mano alla Rai «entro poche settimane» e poi non fa nullaper tre mesi e mezzo, anche dopo che il 28 marzo è scaduto il Cda; si dice «disponibile a un decreto» per tagliare i fondi pubblici ai partiti e poi non muove un dito; annuncia che le province saranno abolite, poi si scopre che restano, ma i consiglieri non li eleggono più i cittadini, bensì li nominano i consiglieri comunali; alza l’età pensionabile a 68 anni mentre ogni anno decine di migliaia di lavoratori vengono rottamati a 50, e poi s’accorge che così centinaia di migliaia di lavoratori restano senza stipendio né pensione; annuncia che gli “esodati” sono 65 mila perché i soldi bastano solo per questi, salvo scoprire che sono 350 mila; ripristina la tassa sulla prima casa (Imu), esentando le fondazioni bancarie, ma non le case di vecchi e invalidi ricoverati in ospizio; divide l’Imu prima in due poi in tre rate e annuncia aliquote più alte ma senza fissarle, gettando i contribuenti nel caos e beccandosi l’accusa di incostituzionalità dai tecnici della Camera.
MA NON È FINITA: ABOLISCE le imposte sulle borse di studio fino a 11.500 euro, ma non per i 25 mila medici specializzandi scippandogli il 20 per cento di quel poco che lo Stato concede loro per finire gli studi; abolisce dall’articolo 18 il reintegro giudiziario per i licenziati ingiustamente con la scusa dei motivi economici, poi annuncia che la riforma è immodificabile, infine fa retromarcia alla prima minaccia di sciopero; lancia il decreto liberalizzazioni e poi lo lascia svuotare in Parlamento dalle solite lobby, mentre la Ragioneria dello Stato segnala la mancanza di copertura finanziaria per alcune norme; dà parere favorevole a un emendamento Pd che cancella le commissioni bancarie, salvo poi accorgersene e cancellarlo con un altro decreto; lascia passare un altro emendamento Pd che tassa gli alcolici per assumere 10 mi-
la precari della scuola, poi lo fa bocciare in extremis; annuncia la ritassazione dei capitali scudati, ma senza spiegare come si paga, così nessuno riesce a pagarla nemmeno se vuole; tassa le ville all’estero, ma si scorda quelle intestate a società, che sono la maggioranza, così non paga quasi nessuno; toglie ai disoccupati l’esenzione dal ticket sanitario e poi la ripristina scusandosi per il “refuso”.
E ANCORA: VARA IL DECRETO “svuotacarceri” per sfollare le celle, col risultato che i detenuti aumentano (66.632 fine febbraio, 66.695 fine marzo); annuncia la tassa di 2 centesimi sugli sms per finanziare la Protezione civile, poi se la rimangia e aumenta le accise sulla benzina; annuncia due volte nella Delega fiscale un “fondo taglia-tasse” per abbassare le aliquote e abolire l’Irap coi proventi della lotta all’evasione, ma due volte lo cancella; depenalizza le condotte «ascrivibili all’elusione fiscale» con «abuso del diritto» che vedono imputati Dolce e Gabbana, indagati dirigenti di Unicredit e Barclays e multati dal fisco Intesa Sanpaolo per 270 milioni e Montepaschi per 260 (lodo salva-banche); inventa una tassa sulle barche di lusso, ma cambia tre volte le regole così pochi la pagano e quasi tutti portano gli yacht all’estero (“lodo Briatore”); nella riforma della Protezione civile scrive che «il soggetto incaricato dell’attività di previsione e prevenzione del rischio è responsabile solo in caso di dolo o colpa grave», rischiando di mandare in fumo il processo in corso a L’Aquila contro la Commissione grandi rischi per omicidio colposo e le indagini sulla mancata prevenzione nel sisma del 2009 (lodo salva-Bertolaso & C.); nel pacchetto anticorruzione Severino cambia il nome e riduce la pena (e la prescrizione: da 15 a 10 anni) alla concussione per induzione, reato contestato a Berlusconi nel processo Ruby (lodo salva-Silvio).
Ecco, in uno a caso di tutti questi casi, che si direbbe di questo governo politico? Che ci vogliono dei tecnici per ripararne tutti i guasti. Ma se questi guasti li fa il governo tecnico, chi li ripara?