Articoli marcati con tag ‘Sono’
La dura legge dell’autogol (3)
E poi ci sono i buontemponi che su Facebook mi linkano queste cose.. ..e dicono pure di averle trova
Un bambino interrompe Monti: “Un bambino su 4 è a rischio povertà”
“Sono Mario, ti ricordi quando eri me? Quante speranze e quanti sogni avevi… lo s
Il Salone e i suoi effetti
Si è da poco conclusa la venticinquesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino con il suo tema portante “primavera digitale”. Io, quest’anno, c’ero. Sono arrivata al Lingotto venerdì mattina, in una Torino accecante di luce, di sole, di ombre e riflessi. Mi sono soffermata nel piazzale d’ingresso e davanti agli orologi che segnano il fuso orario delle principali città del mondo. Ho respirato a lungo e mi sono avviata verso il punto info a ritirare il catalogo e la piantina e poi sono entrata, varcando le porte a vetri, perché è solo in quel momento che sei dentro al mondo Salone. Ho cominciato a muovere alcuni passi tra gli stand, giusto per non intralciare il traffico degli arrivi e poi mi sono fermata. Ecco sono stata colpita dal primo e più invasivo degli effetti del Salone.
Davanti a un’opera d’arte o a un quadro famoso, all’interno di un edificio o di una cattedrale, ci può colpire la sindrome di Stendhal, coi suoi capogiri, vertigini e senso di confusione. I sintomi erano gli stessi, ma io sono stata colpita dalla “sindrome delle lettere fuggenti”. Non so se sia capitato ad altri che hanno visitato il Salone, ma lì, davanti a quel pannello con le lettere dell’alfabeto e quell’immensità di scritti, ho visto le lettere volar via, abbandonarmi, lasciarmi bianca, come la pagina dello scrittore nei suoi giorni di crisi più nera.
Luciana Littizzetto a Quello che (non) ho
Poichè me lo sono perso ieri sera, fino a Rossi, pubblico l’intervento di Luciana Littizzetto che ben si lega con il post precedente, nel senso che le donne sono anche vittime dei loro uomini o ex. Per il senso di possesso, perché condito anche con l’idea che la donna debba essere docile e sensuale, sempre e comunque, molte donne che decidono di lasciare il compagno vengono uccise e NON sono omicidi passionali ma di possesso, tipo i mafiosi che uccidono coloro che vogliono andarsene. Metto il video, perché su queste cose si è detto tanto. Si rischia di essere ripetitivi, come le violenze, purtroppo. La parola di Luciana é DONNA
Pretty Woman, la prostituta felice pioniere del bunga bunga
Scrivo post per denunciare le ingiustizie partorite dai mostri della nostra società. Un tema che mi sta particolarmente a cuore è la prostituzione.
Nessuno ne parla più, ci siamo assuefatti pure alla pietosa vista di giovani ragazze ai margini delle strade in attesa di depravati pronti a pagare per comprare pochi istanti di sesso. Quasi sempre sono fanciulle sfruttate dalla criminalità, ragazze alle quali la vita ha rubato sogni, speranze e dignità. Vivono in condizioni degradate, in ogni momento della giornata sono umiliate dal destino a loro assegnato, in pratica delle schiave moderne.
Di fronte ad uno scenario squallido, crudele, cinico, dove regna la sopraffazione e la donna-vittima è considerata solo merce di scambio – oggetto da usare e maltrattare da parte di ignobili individui – provo ancora maggior schifio (scusate il termine) nel vedere (anzi pensare poiché non sono mai riuscito a guardarlo) Pretty Woman, il film che racconta la favola della prostituta giovane, bella e felice.
Sarebbe ingiusto sperare che il cinema debba essere sempre “impegnato” ma trattare il tema della prostituzione come una fiaba moderna mi provoca l’orticaria.
Julia Roberts, una simpatica prostituta … Richard Gere affascinante uomo d’affari in trasferta a Hollywood lanciano un messaggio radicalmente opposto alla realtà: come può essere felice e sorridente una prostituta? I “clienti” delle lucciole sono esseri affascinanti?
Mettiamo le cose in chiaro: le squillo sono ragazze sfruttate e se potessero sceglierebbero un destino diverso, i frequentatori sono dei mostri abietti privi di ogni umanità.
Se vi piacciono le smancerie di Pretty Woman, poi non vi lamentate di Berlusconi e del Bunga-Bunga.
In fin dei conti, le giovani ed “ingenue” escort con i loro facili costumi ed i finti ammiccamenti, non fanno altro che aggiornare il messaggio lanciato da Julia Roberts nel 1991 a cui, tra l’altro, fu assegnato il premio Oscar come “miglior attrice protagonista”.
A differenza delle prostitute “reali” (intendo le ragazze sfruttate ai bordi delle strade di abbandonate periferie), le escort scelgono di “lavorare” con il loro corpo, compiono azioni premeditate conscie di un sicuro tornaconto, stipulano un patto non scritto con i loro ricchi, potenti (e pervertiti) clienti.
Delle moderne Pretty Woman, non c’è che dire.
MMo
