Error in menu source .

Articoli marcati con tag ‘Vi’

Attori porno, tagliatevi il pisello

Patrizia Maltese

Patrizia Maltese

Mettetevi nei loro panni. Se, per esempio, Sergio Marchionne un giorno avesse convocato gli operai della Fiat e gli avesse detto: “Vi licenzio tutti, da Torino a Termini, non vi pago nemmeno la liquidazione, vi prendo a calci in culo e, siccome sono un signore feudale, un giorno prima di cacciarvi esercito lo ius primae noctis e mi scopo le vostre mogli: siete d’accordo?” E quelli che gli devono rispondere, tzì buana? Ovviamente scioperano, fanno cortei, occupano banche e ferrovie. Facciamo un altro esempio: un giorno arriva uno e comunica ai pesci che ha intenzione di prosciugare l’oceano. Concludendo con la stessa domanda: siete d’accordo? I pesci, che non sanno parlare ma muovono le labbra come se dicessero sempre “a” e raramente anche qualche “i” e qualche “e”, rispondono “a ai a aae”. Che poi, consultando il vocabolario ittico-italico, significa “ma vai a cagare”. Poi: un produttore cinematografico convoca gli attori porno maschi più richiesti e li informa che la taglia extralarge non tira più e che per il prossimo film dovranno ridurre gli strumenti da lavoro di una decina di centimetri. E quelli che fanno, prendono una sega circolare e ridimensionano l’attrezzo? Ma manco po cazz (quello, appunto). Oppure: medici evasori fiscali, notai evasori fiscali, commercianti evasori fiscali, proprietari di Suv (è nelle cose) evasori fiscali, mafiosi evasori fiscali…. un giorno si trovano ad assistere a un comizio dei comunisti che gli dicono: votate per noi perché noi vi faremo pagare le tasse e combatteremo la mafia. Li ritrovano l’indomani stesi per strada a pancia in su come gli scarafaggi in overdose di Baygon perché sono morti dal ridere. Oppure ritrovano i comunisti sterminati da evasori e mafiosi che, anche questo, rientra nell’ordine “naturale” delle cose da almeno un secolo. Ora, mettetevi nei loro panni. Ma che dovrebbero fare quei poveretti di parlamentari del Pdl? Perché dovrebbero votare la legge anticorruzione? 
Patrizia Maltese
…………………..

La redazione di questo blog, si complimenta con la compagna Patrizia. Leggerla è sempre un piacere.

37.489909
14.063289

Un evento da non perdere: la presentazione de “Il colore dell’inferno” di Antonio Del Monaco.

Oggi venerdì 18 maggio, alle ore 19:00, presso la Basilica di San Domenico Maggiore, Antonio Del Monaco presenterà il suo libro “Il colore dell’inferno”. Parteciperanno anche: Caterina Miraglia (Assessore Regionale all’Istruzione e Edilizia Scolastica, Promozione Culturale, Musei e Biblioteche); Antonio Sabino (Procuratore Generale Militare della Repubblica); Giovanni Conzo (Sostituto Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli); Vincenzo Caputo (Presidente dei Giovani Imprenditori dell’Unione Industrial della Provincia di Napoli) e Don Luigi Merola (Fondatore della Fondazione “a Voce d’‘e Creature).

E’ un evento che io mi sono segnato in agenda e volevo condividere con voi lettori che mi seguite. Il colonnello ha trovato una cura all’illegalità, quella che lui stesso definisce “una patologia”. “L’inferno” non esiste solo nell’aldilà, ma si può trovarlo anche nel paese in cui si vive, perchè si sono chiusi gli occhi su questioni importanti che riguardano il nostro futuro e il nostro vivere, perchè si è fatto prevalere l’omertà, l’indifferenza e il menefreghismo alla criticità. Bel altro dovrebbe essere il nostro comportamento in certe situazioni, perchè per dirla con Don Luigi Merola: “ Se ciascuno di noi facesse il suo dovere, tutti i sogni si potrebbero realizzare”.

Del Monaco ha anche associato alle parole i fatti. Infatti, tutti i diritti ricavati dalle vendite del libro saranno interamente devoluti alla fondazione ONLUS “A’ voce d’è creature”, che da sempre si batte per togliere dalla strada bambini e adolescenti, materia prima della criminalità.

Vi invito a partecipare. Sarà un ottima occasione per sentire parole che non tutti i giorni vengono dette, per riflettere su temi importanti, che non tutti i giorni vengono trattati.

A.L.M.

Il testamento di un albero

© Martin Liebermann – http://www.martin-liebermann.de

…. per motivi economici nel Paese si contano 35 .. 36 .. 37.. 38 .. 39.. 40 …. suicidi dall’inizio dell’anno …..

Un uomo di 53 anni, disoccupato da sei mesi e padre di tre figli, si è suicidato impiccandosi a una trave della sua abitazione.
E’ successo ieri a Gravina di Catania, ma la notizia è stata resa nota solo oggi. E’ stata la moglie, al suo risveglio, a scoprire il corpo del suicida.
Secondo quanto riferito ai Carabinieri dalla donna, il 53enne era depresso a causa della mancanza di lavoro. Per una tragica coincidenza, dopo il decesso sarebbe arrivata una chiamata per un lavoro in un cantiere edile.”Perché non lo avete chiamato prima”, avrebbe risposto la moglie tra le lacrime. (fonte televideoRAI)

Vi invito a leggere: La crisi durerà un decennio – di Ferdinando Camon
________________________________________________

Un Albero di un bosco
chiamò gli uccelli e fece testamento:
- Lascio i fiori al mare,
lascio le foglie al vento,
i frutti al sole e poi
tutti i semi a voi.
A voi, poveri uccelli,
perché mi cantavate le canzoni
nella bella stagione.
E voglio che gli sterpi,
quando saranno secchi,
facciano il fuoco per i poverelli.
Però vi avviso che sul mio tronco
c’è un ramo che dev’essere ricordato
alla bontà degli uomini e di Dio.
Perché quel ramo, semplice e modesto,
fu forte e generoso: e lo provò
il giorno che sostenne un uomo onesto
quando ci si impiccò.

Trilussa

In sottofondo: “With My Own Two Hands” – Ben Harper

Lo scandalo della manifestazione contro la 194 – Il Comune di Roma con Forza Nuova e Militia Christi

È vergognoso che il Comune di Roma abbia patrocinato una manifestazione anti-abortista a cui hanno partecipato movimenti  razzisti, xenofobi, omofobi, fascisti, quali Forza Nuova e Militia Christi.

La legge 194 è stata una svolta nel panorama dei diritti civili in Italia. Questa non impone alle donne di abortire. Ha permesso a queste di poter scegliere cosa fare del loro corpo; ha permesso alle donne di non morire sotto i ferri delle mammane. Sotto la dicitura “pro vita” di movimenti che vorrebbero contrapporsi ad un inesistente movimento “pro morte” c’è in realtà l’ignoranza e l’ideologia oscurantista di frange estremiste della destra e movimenti cattolici che provano a farsi religione di Stato, ma che tali, in uno Stato laico, non possono essere.

L’adesione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, va nella direzione delle politiche reazionarie in tema di diritti che ha già provato a mettere in atto la giunta Polverini con la presentazione della c.d. “legge Tarzia” attraverso la quale si vorrebbero di fatto smantellare i Consultori familiari, strutture pubbliche rivolte alle donne a prescindere dalla loro religione. Vi si prevede, infatti, il finanziamento pubblico di consultori privati gestiti da associazioni di orientamento cattolico; introduce figure “mediche” nuove quali l’esperto in bioetica, l’esperto in antropologia della famiglia, l’esperto in metodi naturali di contraccezione e tutti senza un titolo riconosciuto; prevede una nuova procedura per l’IVG stabilendo un eccessivo percorso dissuasivo della donna rispetto alla scelta intrapresa. In questa proposta di legge, che il Partito Democratico regionale ha da subito contrastato, la colpevolizzazione della donna è il metodo per costringerla a cambiare idea rispetto ad una scelta già di per sé dolorosa.

Siamo sconcertati, inoltre, per l’adesione, seppur poi ritirata, della senatrice del Partito Democratico Maria Pia Garavaglia. Scende forse dalle nuvole, la nostra senatrice, quando scopre che sotto una supposta “Marcia nazionale per la vita” si nasconde la strumentalizzazione politica di un becero conservatorismo cattolico che permea la destra estrema? Manifestazioni di questo tipo non hanno alcuno scopo se non quello di mettere in discussione diritti faticosamente acquisiti delle donne e dagli uomini italiani.

Una nuova stagione dei diritti si sta aprendo. Non ci facciamo togliere quelli già faticosamente conquistati.

Ripasso ‘costituzionale’ per Bersani

L’unico articolo della Carta che può direttamente interessare un dibattito costituzionale sul matrimonio gay è l’articolo 29.

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.”

E’ evidente a tutti che non è presente alcun riferimento al genere dei coniugi e che non vi è nemmeno l’ombra di un divieto, o di un ammonimento, nei confronti del matrimonio omosessuale. Qualcuno, colto da un attimo di leggera supponenza e sovrastato da una certa disinformazione, potrebbe obiettare, ed affermare che ‘la chiave di tutto stia nella parola ‘naturale’. Quindi, a scanso di equivoci, diventa necessario aprire due parentesi.

1)L’omosessualità, è naturale. Diffusa in centinaia di specie animali, con utilità etologiche precise e verificate. Non solo l’OMS e le associazioni di psicologia del mondo la considerano ormai da decenni una variante naturale dell’orientamento sessuale umano ma ci sono anche stati studi che hanno provato che, nei meccanismi cerebrali dell’amore, non si riscontra nessuna differenza tra persone etero e gay. Se anche i costituenti avessero voluto limitare il matrimonio alle coppie ‘naturali’ quindi, non sarebbero comunque riusciti ad escludere le coppie gay alla luce delle conoscenze odierne. Ma non ebbero questa intenzione…

2)Il significato della parola ‘naturale’ così come inserita nell’articolo 29 della Costituzione non ha assolutamente significato biologico/etologico. Per dirla in maniera semplice, con quel naturale, i costituenti non pensarono assolutamente di limitare il matrimonio alla famiglia eterosessuale, ritenendo che solo quella fosse ’naturale’. Il significato di ‘naturale’, come ampiamente comprovato dai documenti dell’Assemblea Costituente (tra i quali sono presenti le dichiarazioni e le discussioni dei partecipanti)  è “pregiuridico”. Con naturale si volle sottolineare il fatto che la famiglia non è una entità creata dallo Stato, bensì qualcosa di preesistente, esistente indipendentemente da esso. Qualcosa del quale deve semplicemente essere preso atto. Questo articolo fu così studiato per impedire che un regime autoriatorio potesse  esercitare una ‘dittatura sulla famiglia’ così come era stato fatto dal regime fascista, il quale ne dette una ben precisa definizione, indicando i ruoli di ognuno, le regole da rispettare, gli ideali da inculcare. Ecco come parlava Aldo Moro, durante una seduta dell’Assemblea, della parola ‘naturale’ inserita nell’articolo 29. “La famiglia è una società naturale. Che significa questa espressione? Escluso che qui «naturale» abbia un significato zoologico o animalesco, o accenni ad un legame puramente di fatto, non si vuol dire con questa formula che la famiglia sia una società creata al di fuori di ogni vincolo razionale ed etico. Non è un fatto, la famiglia, ma è appunto un ordinamento giuridico e quindi qui «naturale» sta per «razionale». D’altra parte, non si vuole escludere che la famiglia abbia un suo processo di formazione storica, né si vuole negare che vi sia un sempre più perfetto adeguamento della famiglia a questa razionalità nel corso della storia; ma quando si dice: «società naturale» in questo momento storico si allude a quell’ordinamento che, perfezionato attraverso il processo della storia, costituisce la linea ideale della vita familiare. Quando si afferma che la famiglia è una «società naturale», si intende qualche cosa di più dei diritti della famiglia. Non si tratta soltanto di riconoscere i diritti naturali alla famiglia, ma di riconoscere la famiglia come società naturale, la quale abbia le sue leggi e i suoi diritti di fronte ai quali lo Stato, nella sua attività legislativa, si deve inchinare. Vi è naturalmente un potere legiferante dello Stato che opera anche in materia familiare; ma questo potere ha un limite precisamente in questa natura sociale e naturale della famiglia.” Insomma, pensare che l’omosessualità sia innaturale e ritenere che per questo l’articolo 29 escluda le coppie omosessuali dall’ottenere il diritto di accedere al matrimonio civile, è un errore. Anzi, sembra proprio che nel volere dei Costituenti ci fosse la flessibilità dell’articolo 29 nei confronti dei mutamenti storici della famiglia. Poi, sul fatto che nel 1947 i membri dell’Assemblea Costituente probabilmente non pensassero a tutelare la coppia gay, non c’è dubbio. Eppure “non pensare” non significa “escludere” e la Costituzione, in ogni caso, è nata anche per essere flessibile. Non c’é nessun accenno alla sessualità, quindi nessuno può permettersi di asserire che i Costituenti volessero escludere le coppie gay né che esigessero di includerle.

La ‘patata bollente’ è passata nelle mani degli organi di garanzia (la Corte Costituzionale in questo caso).  Con sentenza 138/2010 la Consulta ha stabilito che: a) alla coppia omosessuale spetta il riconoscimento di diritti-doveri; b) il parlamento non è obbligato ad approvare il  matrimonio egualitario a causa della tradizione legislativa italiana ma se volesse potrebbe farlo, e in ciò non vi sarebbe alcun problema. I politici devono dire quindi se sono d’accordo o meno col matrimonio egualitario e motivare la loro scelta. Scelta che, secondo il principio di laicità qui vigente, non deve essere influenzata da posizioni religiose personali. Quali motivazioni rimangono a Bersani per motivare la sua codardia? Egli pensa forse che i cittadini omosessuali siano inferiori agli altri? Magari pensa che una discriminazione, solo perché radicata in una tradizione legislativa, possa essere mantenuta in vita calpestando il principio d’uguaglianza? Oppure pensa che la relazione omosessuale sia meno degna rispetto ad una eterosessuale di poter essere pienamente riconosciuta? Se il leader del Partito Democratico non invertirà la rotta dichiarando di supportare il matrimonio egualitario, saremo costretti a pensare di aver azzeccato una di queste tre opzioni. Servirebbe molto coraggio, una volta arrivati nella cabina elettorale, per apporre una X sul simbolo del Partito Democratico sapendo che il suo Segretario sostiene l’inferiorità sociale e/o la discriminazione di parte dei cittadini italiani. Atteggiamenti che, questi sì, sono chiaramente condannati dalla Costituzione.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l‘eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Articolo 3: questo non lo cita mai, Bersani. Come mai?