Titoli di stato, spread e una spiegazione per comprendere cosa sta accadendo ai mercati e all’Italia

Spread. Se ne parla e (forse) non si comprende il meccanismo che lo regola. Una spiegazione semplice della nostra Maria Verna per comprendere cosa sta accadendo ai mercati e all’Italia

di Maria Verna

C’è una parola inglese che spesso risuona in questi ultimi tempi: spread.

È da tempo che volevo scrivere un articolo su questo argomento, e vista la frequenza con cui la ascoltiamo ovunque, direi che è giunta l’ora… facendo però una breve premessa: varie volte in contesti dove l’ho sentita pronunciare, ho poi chiesto… “cos’è lo spread?”. Bene, le volte in cui si è fatto finta di non aver ascoltato la mia domanda, le risposte sono state le più varie. Ho poi posto un’altra domanda: “a cosa serve lo spread?” …e qui…

Sullo spread si raccontano le più fantascientifiche teorie complottistiche, ma alle domande di cui sopra, molti silenzi sono più che eloquenti. Altra premessa (post-premessa): ognuno può credere quello che vuole e avere opinioni proprie, qui ci limiteremo a provare a rispondere alla domanda cos’è e a cosa serve lo spread …le mani forti, le varie scuole di pensiero su cosa succederebbe se aumentasse o diminuisse… qui ora non sono oggetto di analisi.

Partiamo dalle fonti, come il Prof. Capotosti (Diritto pubblico a La Sapienza) mi ha abituato a fare durante le sue seguitissime lezioni: per Zanichelli lo spread è “differenziale fra il tasso di rendimento di un’obbligazione emessa da uno stato sovrano e quello di un’obbligazione emessa da un altro stato sovrano preso a riferimento”.

L’obbligazione emessa da uno stato sovrano, non è altro che un titolo di stato, ovvero titoli che lo stato emette per far fronte alle necessità derivanti dal suo funzionamento. Li può acquistare chiunque, e hanno una scadenza, un tasso di interesse e un prezzo. In Italia prendono il nome di Bot (Buoni ordinari del Tesoro), Btp (Buoni del Tesoro poliennali) e così via. Il loro valore nominale è 100 (che è anche quello di scadenza), e la loro quotazione va’ su e giù a seconda di varie condizioni sistematiche e sistemiche. Facciamo un esempio da manuale …per capirci: lo stato effettua un’emissione di Btp decennali al prezzo 100 con tasso d’interesse (lordo) del 3%. Se succede qualcosa nel nostro paese, in qualsiasi ambito per cui chi possiede questo titolo perde la fiducia nel sistema economico e politico italiano, ritenendo non conveniente detenere questo titolo per 10 anni fino alla scadenza, potrebbe decidere così di venderlo… e siccome in tanti potrebbero basarsi su questa decisione, su quel titolo si abbatterebbe un’ondata di vendite tanto da far scendere il prezzo portandolo (ad es.) a 95. A questo prezzo il rendimento non sarà più 3% come il tasso d’interesse facciale, ma di più perché al 3% si affiancherebbe anche il guadagno di 100-95=5 in conto capitale al rimborso 100 a scadenza… pertanto semplifichiamo dicendo che il rendimento sarà 3,30%. Possiamo però dire che il rendimento sale se il prezzo scende (ed è vero anche il contrario).

Qui entra in gioco lo spread.

Si prendono a riferimento dei Btp decennali e si confrontano con i T-Bund tedeschi (titoli similari emessi dalla Germania): questi titoli riferimento si chiamano in gergo titoli benchmark e sono emissioni ben definite che si utilizzano per calcolare lo spread. Il T-Bund tedesco ha un rendimento e quello italiano ne ha un altro…. si confrontano e si calcola il differenziale (su base 100) che mentre scrivo è 303,918. Vuol dire che tra il rendimento dei titoli tedeschi a 10 anni (0,52%) e quelli italiani decennali (3,56%), su base 100 la differenza è 303,98. Ovvero, riportando tutto in punti base: 3,56% cioè 356 meno 0,52% cioè 52, risulta essere 304 che è il nostro spread (con i valori del momento in cui scrivo). Pertanto, quando sentiamo che lo spread aumenta vuol dire che il valore dei nostri titoli sta scendendo, e il rendimento sta aumentando facendo allargare il differenziale (l’ipotesi che il rendimento italiano sia fermo e quello tedesca scenda, allargando lo spread è ritenuto dai mercati inverosimile).

Bene, ora, a cosa serve questo differenziale?

A misurare il grado di fiducia che i mercati finanziari in uno specifico sistema-paese… una specie di termometro. Alla luce di quello che abbiamo detto finora, caliamoci in un mercatino (ad es. in un mercatino natalizio): quale sarà la bancarella che ci attirerà maggiormente? Sicuramente quella più luminosa e scintillante. Bene. Cosa fa un paese che assiste alla discesa dei prezzi dei propri titoli di stato, oggetto di vendite per vari motivi? Siccome si ha sempre la necessità di emetterne di nuovi, li rende più scintillanti e accattivanti, ovvero li emette con tassi d’interesse maggiori per richiamare gli acquirenti.

Bene… siamo a buon punto nel comprendere.

Una delle conseguenze dell’allargamento dello spread (che nel novembre 2011 è arrivato a 528, e il 4/01/2018 era a 173) è che le aste di titoli di stato che avvengono ogni mese ne risentono, nel senso che lo stato italiano è costretto a rendere più luminosa la propria bancarella con tassi via via più alti per riuscire a vendere i propri articoli.

Fin qui ci siamo: ci sfugge però un piccolo particolare, ovvero che il debito pubblico è la somma di tutte le emissioni di titoli di stato in circolazione e che gli interessi su di essi aumentano se aumentano i tassi delle emissioni inerenti. Ergo, cosa succede se si emettono titoli a tassi più alti?

Possiamo anche non scomodare le teorie fantascientifiche per rispondere…

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