Tra forni chiusi e vecchi vizi

di Roberto Avanzi

Che si tenti di riesumare il Partito Democratico, uscito malissimo dalle elezioni nazionali e con un risultato ancora peggiore alle regionali del Molise, assume un sapore decisamente sgradevole, la maggioranza degli elettori è stata chiara con le scelte fatte e solo una legge elettorale strampalata come quella attuale, permette di chiamare in causa un partito ridotto a clan interni che giocano partite con le quali la stragrande maggioranza degli italiani nulla ha da spartire.

Se i 5 Stelle hanno chiuso un forno non si capisce perché il Presidente Mattarella si assuma la responsabilità di fagliene aprire un secondo e magari un terzo.

FornoALegna

La complessità del panorama politico attuale ha un unica soluzione, al di là del paventato governo tecnico, dell’ultima esperienza ne sopportiamo ancora le conseguenze, nuova legge elettorale e subito a nuove elezioni.

La profonda crisi politica derivante dal credito concesso al dimissionario segretario del Partito democratico, si evidenzia in tutta la sua gravità, lasciando un Paese ancora in una fase poco decifrabile e con l’economia che stenta pesantemente a riprendersi.

Non devono essere tanto le crisi internazionali a destare allarme, quanto l’ennesima frenata in arrivo dell’economia nel vecchio continente, i segnali sembrano esserci, ma come sempre lo scopriremo il prossimo autunno.

Siccome nel nostro Paese la capacità di rimandare e attendere non trova riscontri e paragoni altrove, aspettiamo pure gli esiti delle regionali friulane, dopo, qualcosa va deciso, dando un senso alla pronunzia degli elettori.

Se anche in Friuli Venezia Giulia vincerà il centro destra, il Nord Italia in gran parte governato da questa coalizione, dovrà pretendere, essendo il motore del Paese, la Presidenza del Consiglio.

Nella estenuante attesa, , come negli ultimi anni, il valore dell’antifascismo appartiene al popolo italiano non ai rappresentanti dei “soliti” partiti.

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