TTIP: fa paura l’accordo economico tra UE e USA

Il “Transatlantic Trade an Investment Partnership” è un patto commerciale che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da tre anni. L’obiettivo è quello di dar vita ad un mercato unico tra le due potenze, libero da ogni limitazione. 

L’Europa e gli Stati Uniti stanno negoziando dal 2013 il Ttip, un accordo commerciale con il quale si vuole creare un mercato unico tra i due Paesi. Ciò vale a dire: libero scambio di merci, servizi e investimenti, abbattimento dei dazi doganali e omologazione degli standard commerciali e legali. Se l’operazione andrà a buon fine si sommerebbero due economie che, insieme, ammontano al 46% del PIL mondiale. Le trattative internazionali sono, però, circondate da un alone di mistero: tutt’ora non è facile conoscere i termini del patto.

Proprio qualche giorno fa è stato dato l’ok per i parlamentari e funzionari politici italiani alla consultazione del documento più segreto del momento. Come riporta Repubblica, la sala di lettura del Ministero dello Sviluppo Economico è stata adibita per accogliere i consultatori. Le regole sono chiare: niente cellulari, smartphone o altri dispositivi in grado di riprodurre o registrare immagini o parole. Si potranno prendere appunti, ma non comunicare o riprodurre elementi del documento. È bene precisare che il trattato non è ancora ultimato: ciò che è possibile consultare è il frutto di tre anni di negoziazioni, non il risultato finale.

Il sito della Commissione europea propone una panoramica riguardo il TTIP: l’accordo permetterà alle imprese europee di aprirsi agli USA e viceversa, le imprese esportatrici godranno di oneri amministrativi ridotti, verranno definite nuove norme sull’esportazione, sull’importazione e sugli investimenti all’estero. Il risultato di questa politica – stando al sito della commissione e alle ricerche del Center for Economic Policy Research di Londra e dell’Aspen Institute – sarebbe l’incremento dei posti di lavoro, la riduzione dei prezzi per i consumatori, nonché una più ampia scelta di prodotti e benefici economici derivati dalla semplificazione burocratica delle operazioni di scambio.

Non mancano le critiche giunte sia da organizzazioni come Greenpeace ma anche da economisti, come il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. Innanzitutto, in Europa vige il principio di precauzione, ossia l’immissione di un prodotto sul mercato avviene dopo una valutazione dei rischi, mentre negli Stati Uniti per alcuni prodotti la valutazione viene fatta in un secondo momento. Oltre gli OGM, questa critica ricade anche sui pesticidi, sull’obbligo di etichettatura del cibo, la protezione dei brevetti farmaceutici. I negoziati, poi, sono orientati alla privatizzazione dei servizi pubblici: il welfare sarebbe a rischio e settori come l’acqua, l’elettricità, l’educazione e la salute, esposti alla libera concorrenza. L’agricoltura europea, frammentata in tante piccole imprese, entrerebbe in crisi senza più i dazi doganali a proteggerla. Le piccole e medie imprese non reggerebbero la concorrenza con le multinazionali che si contenderanno il mercato.

Infine, la clausola più controversa è l’ ISDS, Investor-State Dispute Settlement. Gli investitori ovvero le aziende, potrebbero intentare causa davanti a tribunali terzi, al governo di uno Stato, qualora con la legislazione interna riducesse la loro azione e i loro futuri profitti.

Ulteriori approfondimenti: I documenti del Ttip diventano pubblici. L’accordo però resta difficile. La Repubblica

Veronica Funari 

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