Un caso di penosa disinformazione dei controrivoluzionari attorno alla sanità cubana: la vicenda dell’ospedale clinico chirurgico “JULIO TRIGO”.

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Di Luca Baldelli

Cuba rivoluzionaria, faro imprescindibile per tutti coloro i quali credono in un mondo più giusto e libero dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, viene da sempre diffamata dalle centrali della disinformazione controrivoluzionaria ed imperialista. Non vi è campo nel quale la calunnia, l’inganno, la falsificazione, non abbiano tentato di macchiare l’immagine di un Paese che, dal 1959, si è liberato dalla tirannia dell’imperialismo americano, del grande capitale, delle usurocrazie mondiali e dagli intrighi delle mafie. L’intossicazione informativa ha viaggiato sulle stesse lunghezze d’onda del bloqueo economico, dell’embargo assassino mediante il quale gli Usa ed i loro servizievoli, zelanti lacchè hanno tentato di giugulare il Paese e di destabilizzarlo, generando malcontento tra la popolazione. Purtroppo per loro, il tentativo non è riuscito e l’Isola della dignità, della vera libertà e della vera indipendenza, ha tenuto alta la bandiera dei suoi imperituri valori, con un popolo cosciente e coraggioso stretto attorno al Comandante Fidel, al Partito Comunista Cubano e agli organi di autogoverno, presidi saldi e sicuri di piena sovranità.

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Quanto più i successi sono stati acquisiti all’attivo della storia patria, e sono stati certificati in sede internazionale, da fori al di sopra di ogni sospetto, tanto più la rabbia malsana degli imperialisti e dei loro burattini si è sfogata in spettacoli indecenti a base di menzogne, isterismi degni del più malfamato postribolo manicomiale, esibizioni di ignoranza sesquipedale.

Così, mentre tutti i dati registrati e sanciti in sede internazionale ci mostrano una Cuba con indicatori sociali paragonabili a quelli dei più avanzati Paesi del Nord-Europa (che, peraltro, non sono stati saccheggiati per secoli delle loro materie prime e non hanno mai patito embarghi…), qualche “gusano” interno ed esterno si cimenta nell’arte nobile di vedere problemi dove non esistono e dove sono in via di risoluzione.

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Guardiamo prima ai dati nudi e crudi, di fonte internazionale, dell’ONU e delle sue agenzie: Cuba ha un’aspettativa di vita pari a 80 anni (79,74 nel 2016) ed un tasso di mortalità infantile pari al 3,9 per mille; dal 2008 in avanti, quest’ultimo tasso è sempre stato sotto il 4 per mille. Negli Usa delle scintillanti vetrine e del “sogno” che si dice sia a portata di mano per tutti, si è tra il 5 ed il 6 per mille, e come puntualizzeremo più avanti, si tratta solo ed esclusivamente di una media statistica, che copre situazioni assai diverse ed enormi diseguaglianze. Nel 1958, prima della vittoria della Rivoluzione castrista, speranza per tutto il mondo oppresso dall’imperialismo e dal fascismo atlantico, l’aspettativa di vita era di 62/63 anni, mentre la mortalità infantile era del 60/70 per mille nelle statistiche più “edulcorate”, del 125 per mille in quelle più realistiche, che tenevano conto delle mancate registrazioni di nascite nelle zone isolate, montuose e nelle campagne, dove viveva la gran parte della popolazione e dove la povertà era più estesa e grave (le città erano ipocrite vetrine di falsissimo, apparente benessere fondato su lotterie e lenocinio). La disoccupazione cronica e la sottoccupazione dei braccianti e dei ceti più umili faceva sì che l’alimentazione della classe lavoratrice fosse largamente deficitaria, dal lato calorico e proteico: migliaia, milioni di persone speravano quotidianamente che dalla tavola dei ricchi epuloni sfruttatori e mafiosi, che ogni giorno spendevano sul tavolo verde l’equivalente di migliaia di stipendi mensili, cadesse qualche provvidenziale briciola a riempire i loro stomaci avvinti da atavica fame.

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Cuba rivoluzionaria ha posto fine a questo stato di cose: con il compagno Fidel in testa, è stato il primo ed unico Paese dell’America Latina e del mondo a sradicare completamente il problema della denutrizione infantile, investendo poi il 14% del bilancio in istruzione, percentuale raggiunta da nessuna Nazione esistente sulla faccia della terra (la Francia, Paese che ha rapinato colonie per secoli e che non subisce alcun embargo, spende il 7% circa). Istruzione e sanità: un binomio indissolubile, che è pietra miliare di ogni indice reale di misurazione della qualità della vita. Andiamo però oltre ed entriamo specificamente e dettagliatamente nel tema che ci siamo proposti di inquadrare. Il livello di assistenza sanitaria che Cuba garantisce fa sì che molte operazioni, impossibili da effettuare negli Usa, se non per un pugno di ricconi insolenti, si possano compiere nell’Isla Grande del tutto gratuitamente e con le migliori tecnologie possibili, nonostante l’embargo che strozza l’economia e rende difficile il reperimento di molte specialità, strumentazioni, tecnologie. Nonostante questo, già dalla fine degli anni ’80, a Cuba esistevano vari microscopi elettronici, acquistati perlopiù in Giappone, Paese leader in determinate tecnologie, che consentivano di ingrandire fino ad oltre un milione di volte le particelle in osservazione. Grazie a questo e ad altri strumenti, importati dal campo socialista, il livello di ricerca medico-scientifica a Cuba si situava ai livelli dei più avanzati Paesi del mondo. Alla fine degli anni ’80, Fidel riassumeva così la situazione a Gianni Minà: “L’indice di mortalità infantile nel 1986 è stato del 13,6 per ogni mille nati vivi. Stiamo lavorando per cercare di ridurlo (da allora è sceso di 4 volte! E nonostante gli anni di crisi provocati dal crollo del socialismo reale e dalla stretta ulteriore all’embargo, ndr). Nei prossimi cinque anni speriamo di far scendere l’indice sotto il dieci. Ormai muoiono solo quelli che hanno poche possibilità di sopravvivere, quelli nati con malformazioni congenite incompatibili con la vita, come dicono i medici (…). Prima della Rivoluzione c’erano seimila medici. Molti di loro esercitavano all’Avana, e molti a dir la verità erano senza lavoro. Iniziammo a costruire ospedali e a sviluppare il servizio medico nelle campagne e nel resto del paese. (…) Adesso abbiamo più di venticinquemila medici; nei prossimi tre anni se ne laureeranno altri tremila e arriveremo quindi a ventotto mila”.

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E ancora: “Un trapianto di cuore negli Stati Uniti costa centoventimila dollari e a volte bisogna ripeterlo. E’ qualcosa che solo i ricchi possono permettersi, anche se talvolta offre il pretesto per ostentare un po’ di filantropia grazie a una colletta. Da noi invece il cittadino – puntualizzava Fidel – riceve l’assistenza medica, costi quel che costi”.
In questo panorama, mai venuto meno nemmeno negli anni più duri del periodo especial (1991-1994), quando al venir meno del supporto dei Paesi socialisti, minati e smantellati nei loro ordinamenti dalla controrivoluzione borghese e filo-imperialista, corrispose l’incremento dell’ostilità statunitense, con nuove misure genocide di blocco economico e boicottaggio dell’Isola, colpevole soltanto di non piegarsi al diktat yankee e di difendere a spada tratta la propria sovranità e libertà. Nel 1995, anno nel quale si cominciavano a cogliere i segnali di una ripresa guadagnata per intero dal popolo col suo sudore, il suo ingegno ed il suo spirito di sacrificio, ma nondimeno si subivano gli strascichi del quadriennio precedente, tutto a base di razionalizzazioni, razionamenti draconiani ed appelli al lavoro volontario per raddrizzare la situazione, il Paese poteva vantare il tasso più basso di mortalità infantile in America Latina: 9 per mille, un dato che assimilava Cuba ai Paesi euro-occidentali e l’avvicinava a quello degli Usa (8 per mille), Paese dove però la media statistica è un’illusione, in quanto negli slums e nelle aree depresse si hanno tassi da Paese dal Terzo Mondo, mentre nelle aree abitate dai ricchi si tocca lo zero per mille. In quello stesso anno, il 1995, l’aspettativa di vita a Cuba era di 75,8 anni (nel 2010 l’aspettativa di vita a Cuba è salita a 79,1 per arrivare nel 2016 a 79,74, mentre gli USA sono a 79,3. Considerate che a Cuba il dato è uniforme mentre negli USA vi sono enormi differenze di aspettative di vita, come detto più sopra, tra chi vive a Beverly Hills e chi vive in uno slum di Detroit), al secondo posto in America Latina dietro al Costa Rica (76,2), Paese verso il quale, però, nessun embargo è mai stato in vigore e nel quale le discrepanze tra ricchi e poveri sono considerevoli e si riflettono sui dati socio-sanitari, esattamente come nel caso degli Usa.

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In questo quadro che qualsiasi parte politica dovrebbe prendere ad esempio, togliendosi il cappello davanti a risultati inequivocabili raggiunti con l’eroico, corale impegno di tutto il popolo, sotto la direzione del Partito e degli organi di autogoverno popolare, si inserisce l’azione di squallidi propagandisti, in gran parte cubani con base a Miami, centrale dell’eversione anti-castrista, legati a doppio filo alle agenzie statunitensi, ai circoli reazionari, a determinati potentati economici, i quali hanno preteso, in maniera squallida ed anche molto poco intelligente, infangare l’immagine di Cuba in campo sanitario. Mentre l’ONU e l’OMS certificano una situazione che ogni Paese in via di sviluppo ed anche moltissimi Paesi evoluti si augurerebbero, ecco che certi blog, organi di disinformazione, centrali di manipolazione delle notizie tirano fuori vari casi, tutti riconducibili alla malafede ed all’occultamento della verità, tra i quali spicca, per maldestrezza, quello relativo all’Ospedale clinico-chirurgico “Julio Trigo”, sito nell’area della provincia de L’Avana, precisamente ad Arroyo Naranjo, Municipio di oltre 180.000 abitanti. Tale presidio sanitario, legato in modo speciale all’Università ed ai suoi laboratori e centri formativi, serve con il suo qualificato personale molteplici esigenze di un bacino di quasi mezzo milione di persone. Nel 2012/2013, tale ospedale è stato sottoposto ad interventi radicali di recupero, risanamento e risistemazione, con contestuale potenziamento di tutto un ventaglio di servizi fondamentali. Ebbene, cosa ti inventano i pennivendoli cullati sotto le palme di Miami, molti dei quali non vedevano quell’ospedale e la zona afferente da decenni? Una serie di articoli volti a dimostrare che la struttura è fatiscente, incapace di fornire cure adeguate, del tutto abbandonata. Immaginate di trovarvi davanti ad un cantiere che sta procedendo ad un recupero importante di un vecchio edificio, per renderlo più bello ed accogliente, e di trovarvi dinanzi ad un cretino che comincia a parlare al microfono denunciando il fatto che lo scheletro delle armature deturpa la visuale, che alcune infiltrazioni interne provocate dai lavori in corso stanno causando allagamenti, che vi sono pareti scrostate e che su dieci bagni se ne trova uno otturato. Come trattereste il tipo, se non indirizzandolo verso una visita psichiatrica specialistica? Eppure, nessuno ha chiesto il conto alle centrali della disinformazione per l’analogo caso relativo all’Ospedale “Julio Trigo”. Così, la disinformazione ha fatto il giro del mondo, proponendo immagini di aree abbandonate da tempo spacciate per punti di ricovero, di piani con infissi malmessi e parapetti degradati rivenduti come elementi di arredo architettonico permanenti, anziché come situazioni in via di risoluzione grazie ai restauri, di bagni smantellati da tempo o in via di risanamento, fatti passare per emblematici del livello dei servizi sanitari a Cuba. Come se, oltretutto, gran parte degli abitanti dei Paesi in via di sviluppo non sognasse anche solo un ospedale con quattro mura ed un paio di strumenti per potersi curare, anche in mezzo a mura scrostate e bagni non proprio eleganti e raffinati; come se nella gran parte degli ospedali di moltissime metropoli del capitalismo sviluppato non vi fossero situazioni ai limiti dell’emergenza igienico-sanitaria, con pantegane scorrazzanti e malattie infettive contratte in massa nei ricoveri! Addirittura, si è fatto fare il giro della rete ad una sedia a rotelle per i ricoverati ingegnosamente messa a punto unendo una sedia di plastica ad un normale telaio, senza pensare che Cuba soddisfa il 90% della domanda di articoli simili con sforzi enormi, mettendone sul mercato di nuovi e funzionali e rimediando al deficit l’inventiva, e che senza embargo non vi sarebbe stato bisogno di mettere in atto l’arte di arrangiarsi, che comunque fa sì che nessuno si debba muovere, a Cuba, su tavole di legno con le rotelle come nei quartieri più poveri delle metropoli del Terzo Mondo, magari chiedendo l’elemosina, visto che il sistema previdenziale cubano in altri luoghi è solo un miraggio. Ad ogni buon conto, la vergognosa campagna di stampa sull’Ospedale “Julio Trigo” è stata tragicomica: coloro i quali mai si erano accorti del degrado parziale e fisiologico di una struttura, lo hanno additato in maniera grottesca come simbolo del livello medio delle strutture sanitarie cubane, proprio mentre il governo ed il popolo di Cuba, coscienti della situazione e delle sue reali proporzioni, stavano risolvendo il problema. Oggi quel centro sanitario si presenta a tutti coloro i quali vogliano visitarlo non solo rinnovato nella veste estetica e nelle pertinenze architettoniche più funzionali alla sua attività, ma anche nel quadro delle prestazioni offerte alla popolazione, sempre più ampie ed efficaci. Nuovi servizi igienici, padiglioni interamente risanati, altri costruiti di sana pianta, letti e armadi nuovi di zecca, fanno pendant con prestazioni migliorate nella qualità e nella quantità: tutto questo, mentre nel pingue occidente si tagliano servizi e posti letto, si rendono a pagamento prestazioni prima gratuite, si obbligano i cittadini a pagare più volte la sanità: con le tasse, con i contributi pubblici o assicurativi, con il ricorso alla sanità privata anche in ambiti prevalentemente pubblici, viste le chilometriche liste d’attesa. Il corredo di immagini fotografiche e videoregistrate, la dice lunga sulla mistificazione che denunciamo:

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Un’ala prima del risanamento, che l’ha resa completamente nuova e sicura. Era, prima, utilizzata solo in parte.

 

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Una visione completa della stessa ala e degli spazi ad essa prossimi: come si può vedere, ad una parte utilizzata ne corrispondeva una già abbandonata, poi ristrutturata e rimessa a nuovo (il trave appoggiato alla finestra era di una pertinenza non più utilizzata dal personale e dai ricoverati se non come magazzino).

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La famosa sedia a rotelle. Esempio rarissimo a Cuba, dove il 90% delle carrozzine sono moderne e funzionali (basta fare un giro sul web, vi sono immagini di disabili e di centri di trattamento per costoro).

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Da “Courtney photo”: come si può ben vedere, la data in sovraimpressione (3.9.2012) è anteriore alla fine dei lavori di risanamento (primavera/estate 2013, con prosieguo e messa a punto generale nel 2014). Ad ogni modo, qui si tratta di locali di passaggio, in parte adibiti a depositi e, forse (da verificare) a camere mortuarie, non a punti di ricovero.

Immagini autentiche che chiariscono come siano andate le cose, dalla viva voce degli operatori sanitari cubani e dei pazienti, sono queste:

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA RAGIONATE:

  • uno degli articoli dai quali è partito tutto (fondato su fonti anonime, il che è tutto dire!):

MISCELANEASDECUBANET

  • la prosecuzione nel 2014 della campagna scandalistica, anche con vecchie fotografie, quando il 99% dei problemi era ormai risolto:

CUBANET.ORG

  • si possono consultare annuari cubani e dati statistici relativi alla situazione socio- sanitaria dell’Isola su:

ONE.CUB

  • in ordine ai dati OMS:

https://www.who.int/gho/countries/cub/en/

  • rispetto ai dati FAO:

FAO.ORG

Gianni Minà: “Fidel Castro” (Sperling e Kupfer Editore, 1996), con particolare attenzione al dodicesimo capitolo, dedicato alla medicina.

Antonio Soda: “Que pasa en Cuba” (Edizioni L’Altritalia, 1996). Utile soprattutto per la panoramica breve ma esaustiva di dati sulla Cuba di Batista.

http://lasa.international.pitt.edu/Lasa2003/McGuireJames.pdf
(fonte anticomunista, ma in alcuni punti oggettiva ed attendibile)

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