UNA GUERRA DI LEGITTIMA DIFESA (Furio Colombo).

GuerraObama e la legittima difesa degli inermi contro i barbari
L’ONU, E ANCHE L’ITALIA, STANNO A GUARDARE. IL NOBEL PER LA PACE SI MUOVE DA SOLO CONTRO DEI JIHADISTI CHE VOGLIONO ANNIENTARE TUTTI I NEMICI E CHE NON TRATTERANNO MAI.
Su ciò che sta accadendo nel cuore del mondo, cioè il Medio Oriente, ci sono due domande rimaste senza risposta. Perché il Califfato ha un interesse così forte e ostinato di mostrare (mostrare, non annunciare) la sua ferocia? Che risposta si deve dare a una minaccia fondata sulla forza, sulla ricchezza e su una capacità di vincere che sembra difficile da fermare? Per rispondere bisogna sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni. No, non è la rivolta dei poveri. Gli uomini in nero controllano gran parte di un Paese prodigiosamente ricco (l’Iraq) e sono in grado di espandersi, nella conquista e nella ricchezza. Sì, è una conseguenza del disastro americano, nei tre pilastri della cieca visione di George Bush (mai dimenticare però Blair): distruzione totale di ogni struttura fisica, dalle caserme alle dighe, messa allo sbando di ogni forma di aggregazione sociale, mano libera ai mercenari, senza regole e senza limiti.

Eppure sarebbe fuorviante dire che c’è un rapporto di causa-effetto. Il Califfato (ci dicono fatti, gesti e tracotanti parole) non è vissuto come il secondo atto, la vendetta. Il Califfato è vissuto come l’inizio di un’epoca che non intende misurarsi con ciò che viene prima neppure come processo di accusa, imputazione, esecuzione. Le teste degli ostaggi vengono tagliate perché devono essere tagliate, con il pretesto di fatti che stanno comunque avvenendo adesso. Si invade e depreda un popolo per provocare una risposta (il bombardamento) e si taglia la testa perché il bombardamento è avvenuto. È bene notare che le impressionanti esecuzioni dei “bianchi” che ci vengono mostrate, sono poca cosa rispetto alle migliaia d’esecuzioni di cui i boia-speaker, con accento inglese o americano, ci parlano ogni giorno, dalle tv o dalle radio. E sono poca cosa rispetto ad alcune realizzazioni, come lo sterminio della popolazione di interi gruppi etnici e religiosi (tutti i cristiani, tutti gli yazidi ) e l’uso, esibito, di fosse comuni.   NON FAREMO FINTA di credere che il Califfato sia, nella caccia a donne e bambini, più crudele di altri. Da decenni le guerre, tutte, sono guerre ai civili. Resta però l’esibizione che diventa un programma di presentazione e di propaganda, una sorta di nuova moralità. Rovescia la scala dei “valori” mettendo al primo posto la morte e lasciando aperta e mobile la definizione di nemico e l’occasione dell’offesa da lavare col sangue. Tutto questo non serve per dirci l’un l’altro come sono cattivi gli uomini e le donne del Califfato. Serve però a dire a noi in modo perentorio: non avvicinatevi per parlare. Qui nessuno vuole parlare. Questo è il quadro di fronte al quale si trova Obama, premio Nobel per la Pace e autore del discorso del Cairo. Se agisce, è l’imperialista americano di sempre, è il “potere bianco” (pensate l’ironia) causa di tutto. Se non agisce è un imbelle che non merita rispetto. Il messaggio ci dice che non merita rispetto soprattutto da parte dei suoi nemici, che dedicheranno presto a lui qualcosa di crudele e clamoroso.   Purtroppo Obama è solo. Dell’Onu non c’è traccia. L’Europa, quella vecchia, quella nuova, e quella del semestre italiano, non fiata. Neppure quando il portavoce del Califfato prevede la presa di Roma, forse l’unica svista di un sistema comunicativo finora molto accurato. Qui molti di noi si fermano sull’orlo di una contraddizione senza fine. Non vuoi la guerra ma la guerra vuole te, si muove come un potente meccanismo impersonale che uccide comunque. La fuga di 140 mila curdi che si presentano alla frontiera turca dice la vastità della paura che sappiamo (anche a cura del protagonista) fondata su fatti. Il vuoto e la cecità politica (aver lasciato l’Iraq distrutto e allo sbando) si pagano. Ma non si può lasciare il pagamento a carico d’intere popolazioni che ormai sono o stanno per esser braccate da una feroce persecuzione.   Bisognerà difenderle adesso e subito. Non siamo di fronte al realizzarsi del sogno degli xenofobi, ma alla reazione tempestiva e necessaria contro un grande potere che cresce. Non è guerra giusta. È legittima difesa in nome di coloro che muoiono da soli perché non possono difendersi da soli. Non è scontro di civiltà, perché la civiltà dei tagliatori di teste non esiste. È scontro inevitabile contro una colonna di barbarie che, pur munita della migliore comunicazione, viene avanti da un oscuro passato pieno di sangue e ha un progetto di deportazione. Impossibile fingere che il destino di tanti non ci riguardi e restare inerti e tranquilli.
Da Il Fatto Quotidiano del 24/09/2014.

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