UNO SMARTPHONE PER AMICO

Every generation blames the one before cantavano Mike + The Mechanics, ma anche il contrario è piuttosto sentito. I giovani, e i giovanissimi in particolare, sono criticati per un ampio ventaglio di comportamenti, ma soprattutto per lo stare attaccati ai telefonini. Le critiche non vengono solo dagli ottuagenari ma anche da quelli che sono appena poco meno giovani, con tutto l’armamentario de ai miei tempi, e così via.

Ora, fingere che le abitudini di bambini e ragazzi non siano cambiate radicalmente, non solo rispetto a quelle dei loro nonni, ma anche rispetto a quelle dei cugini di dieci anni più vecchi, sarebbe ridicolo, ma è pure doveroso fare una riflessione che vada oltre il rimbrotto a “i ragazzini di oggi”.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che lo smartphone sia uno strumento eccezionale, capace di portare internet – l’invenzione che più ha dato forma al nostro presente – al livello successivo, rendendo le meraviglie del world wide network costantemente accessibili in qualunque momento e luogo.

Detto questo, la portata delle conseguenze che comporta il diventare grandi accompagnati da questi stimoli costanti, da quella fine della noia causata dall’avere l’immensità di Internet nel palmo della propria mano, è ancora da comprendere a pieno.

Vagheggiare di un passato senza telefoni, senza computer, dove i bambini correvano per strada e si sbucciavano le ginocchia, è un atteggiamento piuttosto fine a sé stesso. Invocare i bei tempi andati non li riporterà certo indietro (e poi – se succedesse – credo ci mancherebbero troppo i nostri smartphone).

Tutto quello che possiamo fare è attrezzarci per convivere con la tecnologia senza esserne fagocitati. Questi bambini sono spesso i figli di genitori digitalmente maleducati, Whatsapp-dipendenti, apostoli della catena di Sant’Antonio, ripetitori di bufale senza fondamento.

L’educazione digitale dovrebbe partire proprio da loro, ma soprattutto deve entrare nelle scuole prepotentemente, non solo con il laboratorio occasionale. Il mondo è cambiato e i programmi scolastici dovrebbero adeguarsi di conseguenza.

Educare ad un uso consapevole di smartphone, social media e affini dovrebbe essere un impegno prioritario, che andrebbe di pari passo con un’educazione sessuale/sentimentale degna di questo nome, in modo da arginare fenomeni gravosi come il bullismo (cyber e non) e il revenge porn (che colpisce anche le giovanissime).

I genitori preoccupati dell’influenza degli smartphone sui loro figli dovrebbero cominciare per primi a fare un uso responsabile di questo strumento e a spingere per un’educazione digitale capillare.

Chiara Baroni

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