Vigilesse a Napoli – Tra logica e norma

Tra le interviste più belle fatte nel corso di quasi vent’anni per “Il Brigante”, figura certamente quella al prof. Edoardo Mira, all’epoca responsabile dell’Istituto di lingua spagnola Cervantes di Napoli.
Fumatore incallito, e Catalano con la “C” maiuscola, Mira era innamorato di Napoli e dei suoi abitanti, una città ed un popolo che, come accade per molti stranieri, egli aveva compreso meglio di tanti italiani, a cominciare proprio dal non definirli “napoletani” ma “napolitani”.
“I napolitani sono un grande popolo perchè antepongono la logica alla norma”, mi rispose alla domanda circa la sua visione della città.

Vigilessa.jpgIn effetti, uno dei falsi vizi attribuiti a Napoli è quello del traffico, che paradossalmente nella nostra città viene creato più spesso dai Vigili Urbani.
Se siete in coda bloccati ad un incrocio, potete essere certi che a quell’incrocio c’è un Vigile.
A incroci liberi, i napolitani si autoregolamentano secondo logica e smaltiscono automaticamente le code secondo logica, appunto.
Ma oltre i Vigili Urbani c’è di peggio: gli ausiliari e le vigilesse.
I primi, nati come ausiliari  (aiuto alla circolazione) del traffico, grazie ad un’apposita leggina sono invece diventati semplicemente un esercito di multatori per i tagliandi di sosta scaduti (pagare un ticket per lasciare parcheggiata la nostra auto sulla pubblica strada è una follia, degna figlia del concetto di Stato-Impresa).

Le seconde, invece, meriterebbero un intero capitolo e non un semplice articolo, per cui mi limiterò a raccontare un fatto accadutomi di recente per rendere l’idea.
Un lunedì mattina, alla rotatoria di piazza della Borsa, mi ritrovo la vigilessa con la sua bella paletta che mi intima l’alt. Mi fermo e fornisco i documenti richiesti, mentre la seguo cercando di tenere il suo passo marziale, cerco di capire, del tutto ignorato, quale fosse stata la mia infrazione.

vigilessa1-663x400-663x400“Il suo veicolo oggi non può circolare perché non rientra nella norma Euro”,
mi liquida con fare sbrigativo ed arroganza normativa tutta giacobina (in lingua napolitana: mi “arronza”).

Cado dalle nuvole e le faccio notare che si tratta di un veicolo con a bordo due operatori dell’informazione, come si evince dalla targa “Servizio Stampa” (dimensioni cm 50×35, quasi un manifesto!) ben visibile sotto il parabrezza e dal tesserino dell’Ordine. Ma l’inflessibile pronipote di Alberto Sordi (alzi la mano chi non lo ricorda nel mitico film “Il Vigile” del 1960) continua nel suo atteggiamento oltranzista e riduttivo di chi ha di fronte: un semplice cittadino. Cerco con garbo di far notare che si tratta di una inutile perdita di tempo per me e per loro (c’è anche un collega dietro il furgone), e che nell’ordinanza sindacale siamo esonerati dal divieto come accade per i medici, ma lei niente!

58111_vigili_urbani_multa5Ma qualche dubbio affiora, poiché mentre io e lei parliamo, il collega comincia a consultare il telefonino e mi accorgo che sta navigando sul sito del Comune di Napoli. Ed ecco il miracolo. Il Vigile si blocca allibito e annuisce a labbra serrate verso la collega: ho ragione io.
La Vigilessa mi restituisce i documenti e mi “arronza” per la seconda volta con un secco: “Vada!”, quasi mi avesse fatto un favore. Non ci sto!

Faccio notare che l’atteggiamento prevenuto e persecutorio “a prescindere” verso di noi è contrario alla missione di chi lavora “per il pubblico”, per i contribuenti. Il collega uomo cerca di giustificarsi, farfugliando che non ci si può ricordare tutto, ma soprattutto dimostrando una elasticità verso sé stesso palesemente contrastante con l’inflessibilità attuata solo pochi  minuti prima. Ma la vigilessa la butta sul conflitto professionale, un piatto tipico che ho già più volte assaggiato: “E va bene, se lei vuole dire che ce l’abbiamo contro i giornalisti, allora le dico che noi siamo qui a fare il nostro dovere”.

Glisso su tutta la discussione che ne è seguita riguardo l’insopportabile atteggiamento vessatorio verso il cittadino e non verso la sola categoria dei giornalisti, per non annoiare il lettore, ma in chiusura mi ritornano le considerazioni del prof. Mira.

Secondo “la norma”, penso, quei Vigili stavano facendo il proprio lavoro.
Secondo “la logica”, invece, stavano ostacolando un cittadino nello svolgimento della propria attività.
Secondo me, infine, esercitavano un abuso psicologico contro una persona, considerandola colpevole a prescindere, con un’arroganza insopportabile, tutta basata solamente su una divisa, e sulla profonda inadeguatezza al proprio ruolo ed alle proprie competenze.

Gino Giammarino

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