Vita Nello Spazio? Sempre Più Probabile!

Durante una conferenza tenuta per l’occasione, la NASA ha annunciato la scoperta di 7 nuovi esopianeti con caratteristiche simili alla Terra. I corpi celesti orbitano Trappist-1, stella nana rossa situata a meno di 40 anni luce dal puntino blu che Armstrong coprì con il pollice qualche decennio fa.

 Il team di scienziati che ha lavorato a questo progetto, capitanato dall’astronomo belga Michael Gillon, spera che la scoperta possa aiutare a confermare l’esistenza di vita oltre il sistema solare. Posizione e caratteristiche della stella Trappist-1, infatti, sembrano essere particolarmente favorevoli allo studio dei pianeti che la orbitano.

Dei sette astri scoperti, tre potrebbero avere la capacità di ospitare la vita. Trappist-1 E, F e G distano abbastanza dalla nana rossa perché le loro temperature siano prossime a quelle terrestri. Il fatto che la stella si trovi alle battute finali della propria esistenza, inoltre, rende le tempeste di radiazioni molto meno frequenti del solito.

Dubbi e Speculazioni

Pochi sono i dettagli trapelati dalla conferenza. L’evento, durato meno di un’ora, ha visto un team di rappresentanti discutere le proprie scoperte prima di passare la parola al pubblico per le domande. Per quanto alcune di esse fossero particolarmente mirate ed incalzanti, risposte vaghe e frequente uso dell’avverbio forse hanno dimostrato come lo studio di Trappist-1 sia ancora in stadio larvale.

Gli scienziati, però, si sono comunque prodigati per saziare le richieste della folla. Un dettagliato piano per il futuro è stato illustrato, spiegando come nuove tecnologie e risorse verranno utilizzate per aumentare le capacità del progetto di ricerca. Al momento, qualsiasi telescopio con prestazioni abbastanza elevate da essere utile è stato riorientato per osservare Trappist-1 ed i suoi sette pianeti.

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Una Rappresentazione del James Webb Space Telescope.

Il lancio del James Webb Space Telescope, previsto per il 2018, contribuirà enormemente al progetto. Mentre la presenza di acqua, l’esistenza di satelliti vari e la composizione dell’atmosfera di questi corpi celesti non è ancora stata confermata, si spera che questo nuovo strumento possa portare a risposte concrete entro i prossimi 5 anni.

Il JWST potrà essere utilizzato, inoltre, per analizzare i gas presenti nella zona. La speranza è quella di trovarne alcuni che possano essere stati prodotti da altre forme di vita o processi industriali. La loro scoperta confermerebbe in modo quasi inequivocabile l’esistenza di altre forme di vita intelligenti.

Piccoli Alieni Verdi?

Per quanto Trappist-1 possa essere adatto ad ospitare la vita, alcune analisi preliminari sembrerebbero mostrare chance minime di trovare una civiltà in questo sistema planetario.

La maggior parte dei corpi celesti al suo interno, infatti, parrebbero essere in rotazione sincrona. Questo porterebbe ad avere la stessa faccia del pianeta sempre rivolta verso la stella, con condizioni di notte e giorno perenne. Su questi pianeti, la vita sarebbe possibile solo in condizioni speciali e su zone molto limitate della superficie. In aggiunta a questo, mentre oggi la stella è particolarmente inattiva, le radiazioni emanate nei suoi stadi precedenti potrebbero aver corroso o danneggiato l’atmosfera.

Il progetto SETI, inoltre, ha già effettuato una scansione dell’area che ospita Trappist-1. Il gruppo per la ricerca d’intelligenza extraterrestre utilizza speciali radiotelescopi per catturare ed analizzare segnali che potrebbero evidenziare la presenza di società tecnologicamente avanzate. Il risultato della scansione, però, è stato negativo.

Questi sviluppi diminuiscono ulteriormente le possibilità che vi sia qualcuno all’altro capo del telefono, anche se non le annulla totalmente. Alcune forme di vita potrebbero essersi adattate per sopravvivere in condizioni che per il genere umano vengono considerate letali.

In Conclusione

Trappist-1 potrebbe non essere un’alternativa alla Terra o la culla di una nuova civiltà, ma rimane comunque un’importante possibilità scientifica per il genere umano. La continua evoluzione tecnologica ed il maggiore sforzo dei ricercatori potranno, presto, fornire più informazioni su questo sistema.

Pur distando relativamente poco rispetto ad altri copri celesti, il gruppo di astri è al momento irraggiungibile. L’impiego di motori convenzionali richiederebbe circa 40 milioni di anni per coprire la distanza che separa la stella dalla Terra. L’insaziabile bisogno umano di conoscenza potrebbe, però, incoraggiare la ricerca di nuove soluzioni. Queste renderebbero, un giorno, Trappist-1 ed i suoi pianeti esplorabili direttamente.

Alessandro Cossidente

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